Perchè l’olio di cocco è peggio del burro

Parliamo di due grassi con una componente satura molto elevata, quindi non adatti per chi ha il colesterolo alto ed è esposto al rischio cardiovascolare. Tuttavia l’olio di cocco, molto amato dall’industria perché meno caro, presenta più criticità

Caro Salvagente,
uso in cucina regolarmente l’olio di cocco biologico al posto del burro. Pensavo che fosse migliore ma nell’articolo di questo mese sui gelati lo segnalate come ingrediente sgradito.
Mi potete dare qualche informazione in più?
Grazie mille in anticipo
Lettera firmata
Il quesito della nostra lettrice ci consente di chiarire alcune cose. Partiamo dalla specifico: nei gelati abbiamo penalizzato l’uso dell’olio di cocco anche perché nel tipico dolce estivo ci si aspetta l’uso di panna e burro.
Dal punto di vista più generale, le differenze nutrizionali sono evidenti. Con una avvertenza: stiamo parlando di due grassi con una componente di saturi molto elevata rispetto a grassi come ad esempio l’olio extravergine (14%). I grassi saturi in particolare sono collegati all’insorgenza delle malattie cardiovascolari e dell’aumento del colesterolo.
L’olio di cocco ha una componente di grassi saturi del 90% e solo un 4% di polinsaturi e il 6% di monoinsaturi. Il burro pur essendo un grasso da evitare per chi soffre di ipercolesterolemia o per chi è esposto al rischio cardiovascolare, ha una componente più bassa di grassi saturi (68%) e più alta di grassi “meno cattivi” come i monoinsaturi (28%).
Perché l’olio di cocco è spesso presente nella lista degli ingredienti dei cibi confezionati? La risposta è economica: costa poco. L‘industria alimentare utilizza sempre più spesso l’olio di cocco come sostituto dell’olio di palma per poter esibire in etichetta la dicitura “senza olio di palma”, impiegandolo in gelati, biscotti, merendine, burger vegani, bevande vegetali e preparati per l’infanzia. Tecnologicamente, questo grasso è molto stabile, insapore, aiuta a intrappolare i composti aromatici e conferisce ai prodotti industriali quella cremosità che si perde, ad esempio, scremando il latte. Tuttavia, dal punto di vista nutrizionale, come abbiamo visto, è considerato uno dei grassi peggiori in assoluto.