
L’Unione europea dà il via libera alla deregolamentazione dei nuovi Ogm. Solo una piccola parte degli Ngt dovrà essere indicata in etichetta. Le associazioni del biologico e del biodinamico chiamano alla mobilitazione in vista dell’approvazione finale all’europarlamento a metà maggio
Via libera dei Paesi Ue al nuovo quadro normativo sulle nuove tecniche genomiche (Ngt), i cosiddetti nuovi Ogm, che riscrive le regole per una parte consistente degli organismi geneticamente modificati. L’accordo politico raggiunto a dicembre con il Parlamento europeo è stato sostenuto da 18 Stati membri; Belgio, Bulgaria e Germania si sono astenuti, mentre Croazia, Ungheria, Austria, Romania, Slovenia e Slovacchia hanno votato contro.
Cosa cambia
Il punto chiave è la distinzione tra due categorie: le piante Ngt di categoria 1, considerate equivalenti a quelle convenzionali, e le piante di categoria 2, con modifiche più complesse. Le prime verrebbero esentate dalle norme sugli OGM: niente etichetta sul prodotto finale, ma obbligo di indicazione per i semi, consentendo agli operatori di mantenere catene di approvvigionamento prive di Ngt, se lo si desidera. Alcuni tratti, tra cui la tolleranza agli erbicidi e la produzione di sostanze insetticide note, sono esclusi da questa categoria. Le seconde resterebbero invece soggette alle regole attuali, inclusa l’etichettatura.
Prima dell’entrata in vigore serve il voto definitivo del Parlamento europeo. Secondo Bruxelles, il nuovo sistema potrebbe diventare operativo dalla metà del 2028.
Trasparenza a rischio secondo il biologico
Proprio mentre i governi europei si muovono verso la nuova disciplina, si alza la protesta di 52 organizzazioni del biologico e del biodinamico, che denunciano un rischio concreto: meno trasparenza per i consumatori. Al centro delle critiche c’è l’idea che la maggior parte dei nuovi Ogm – quelli classificati come categoria 1 – finisca fuori da obblighi di etichettatura e tracciabilità. In pratica, prodotti ottenuti da sementi modificate in laboratorio potrebbero arrivare sugli scaffali senza alcuna indicazione visibile. Per questo è nata la campagna internazionale “Blacked-out Ingredients”, con un’immagine simbolo eloquente: un’etichetta alimentare con gli ingredienti coperti da righe nere. Il messaggio è diretto: “I consumatori hanno il diritto di sapere cosa contiene il loro cibo”.
Due categorie, due regimi (ma quasi tutti senza regole)
Il nodo tecnico è nella classificazione. Le Ngt di categoria 1, che rappresenterebbero – secondo le stime delle associazioni – circa il 94% dei nuovi Ogm, includono piante con modifiche limitate del Dna e verrebbero trattate come equivalenti a quelle naturali. Per queste: niente valutazione del rischio obbligatoria; niente tracciabilità; niente etichettatura sul prodotto finale.
Diverso il discorso per la categoria 2, che resterebbe nel perimetro della normativa Ogm. Ma, nei fatti, la gran parte delle nuove varietà ricadrebbe nel primo gruppo, quello deregolamentato. Secondo le organizzazioni critiche, senza etichetta non può esserci tracciabilità, e senza tracciabilità l’intera filiera perde la capacità di controllo.
Consumatori contrari, ma la norma va avanti
Le associazioni ricordano che da oltre vent’anni i cittadini europei mostrano una posizione chiara: più dell’85% chiede l’etichettatura degli Ogm. La nuova normativa, sostengono, rischia di ignorare questo orientamento consolidato. Il timore è duplice: da un lato la perdita di un diritto informativo, dall’altro uno spostamento di potere verso i grandi gruppi dell’agroindustria, che detengono i brevetti sulle modifiche genetiche.
Agricoltura e mercato, la posta in gioco
La questione non riguarda solo le etichette. In gioco c’è il modello agricolo: da una parte, l’innovazione genetica e le opportunità di mercato, dall’altra, la biodiversità, l’autonomia degli agricoltori e la trasparenza per i consumatori; il mondo biodinamico parla apertamente di “deregolamentazione” che potrebbe compromettere pratiche basate sull’integrità delle sementi e sulla diversità biologica.
Come partecipare alla mobilitazione contro la deregolamentazione
Basta andare sul sito della campagna e unirsi a uno dei canali di messaggistica disponibili – WhatsApp, Telegram o Messenger – per ricevere aggiornamenti e scoprire come agire. C’è la community WhatsApp anche in italiano. Oppure scrivere direttamente agli europarlamentari da questo link.
Prossime tappe
Dopo il voto dei ministri del 21 aprile, il testo passerà al Parlamento europeo per il voto finale previsto nella settimana del 18 maggio. Sarà quello il passaggio decisivo: mantenere l’obbligo di etichettatura oppure aprire definitivamente alla nuova impostazione. La partita, dunque, è ancora aperta. Ma la direzione è chiara: l’Europa si prepara a cambiare profondamente le regole sugli Ogm. E il punto più controverso resta uno solo: quanto il consumatore continuerà a sapere di ciò che mangia.








