
Dal 12 giugno sono operative le due restrizioni che il governo aveva prorogato di sei mesi: soglia a 20 ng/lt per le quattro molecole più pericolose, Pfoa, Pfos, Pfna e Pfhxs, e sei nuove sostanze Adv nel paniere dei controlli
Dal 12 giugno entrano in vigore in Italia due nuove restrizioni sui Pfas nelle acque potabili, che erano state rinviate di sei mesi con la legge di bilancio di dicembre 2025. Per le quattro molecole considerate più pericolose per la salute — Pfoa, Pfos, Pfna e Pfhxs — la somma non potrà superare i 20 ng/lt. Inoltre, alle sostanze già monitorate se ne aggiungono sei della categoria Adv, prodotte dall’ex stabilimento Solvay di Spinetta Marengo (Alessandria): il totale delle molecole sotto controllo sale così a 30.
Il caso Veneto: anni di falde avvelenate dagli scarichi Miteni
Il tema dei Pfas nell’acqua è drammaticamente noto in Italia soprattutto per la contaminazione che ha interessato il Veneto, dove per anni le falde acquifere di un’area densamente popolata tra le province di Vicenza, Verona e Padova sono state avvelenate dagli scarichi dell’azienda chimica Miteni di Trissino.
Il quadro normativo: dall’Europa all’Italia, oltre i minimi obbligatori
Il quadro normativo si era già mosso a gennaio, quando era entrata in vigore la direttiva europea sulle acque potabili (2020/2184), che fissa un limite di 100 ng/lt per la somma di 20 molecole Pfas. L’Italia aveva scelto di andare oltre il minimo obbligatorio: con due decreti legislativi del 2023 e del 2025 (n. 18 e 102) erano state incluse altre quattro sostanze — GenX, Adona, C6O4 e 6:2 Fts — nella stessa soglia dei 100 ng/lt. Queste restrizioni sono operative dal 12 gennaio scorso.
Il prossimo appuntamento: nel 2027 il limite sul Tfa
Le due misure che scattano il 12 giugno erano state sospese con una deroga semestrale. Il prossimo appuntamento è fissato al 2027, quando entrerà in vigore un limite specifico per il Tfa (acido trifluoroacetico), fissato a 10.000 ng/lt. Si tratta di un Pfas particolare: non viene prodotto direttamente dall’industria come contaminante primario, ma è un sottoprodotto della degradazione di pesticidi, gas refrigeranti e altri composti fluorurati. La sua altissima solubilità lo rende capace di raggiungere falde e sorgenti anche lontano dai punti di emissione, e la sua diffusione è capillare: ricerche dell’Ong Pesticide Action Network Europe lo hanno rilevato nel 94% dei campioni di acque del rubinetto prelevati in 11 paesi europei. In Italia, il Salvagente lo ha trovato in quantità massicce in 15 bottiglie di prosecco analizzate in laboratorio.








