Sanità, liste d’attesa sempre più lunghe: per una mammografia si arriva ad aspettare 480 giorni

LISTE DI ATTESA

Il Rapporto PIT Salute 2026 di Cittadinanzattiva fotografa un sistema sempre più difficile da raggiungere. Nel 2025 oltre 14mila segnalazioni: quasi la metà riguarda l’accesso a visite ed esami. Crescono anche i problemi per protesi e ausili

Le liste d’attesa restano il principale ostacolo all’accesso alle cure nel Servizio sanitario nazionale. A denunciarlo sono i cittadini che si sono rivolti ai punti di tutela di Cittadinanzattiva nel corso del 2025: su 14.176 segnalazioni raccolte, quasi una su due (48,2%) riguarda infatti difficoltà nell’ottenere visite specialistiche ed esami diagnostici. È quanto emerge dal Rapporto PIT Salute 2026, presentato oggi a Roma in occasione dei 30 anni dell’attività di tutela svolta dall’associazione.

Secondo il dossier, nel 62,2% dei casi i cittadini lamentano tempi di attesa superiori a quelli previsti dai codici di priorità indicati nelle prescrizioni mediche. Nel restante 37,2% il problema riguarda invece prenotazioni impossibili a causa di agende chiuse o bloccate e difficoltà nel contattare i Cup.

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Esami urgenti, attese di settimane anziché ore

I dati raccolti mostrano ritardi particolarmente gravi per esami che dovrebbero essere garantiti in tempi molto rapidi. Per una colonscopia o una gastroscopia con priorità urgente, da effettuare teoricamente entro 72 ore, l’attesa può arrivare tra i 23 e i 31 giorni. Ancora peggiore la situazione per una mammografia con codice breve, prevista entro dieci giorni: in alcuni casi l’attesa raggiunge i 102 giorni.

Le prestazioni più colpite dai ritardi sono Tac, risonanze magnetiche ed ecografie. Oltre la metà dei cittadini che hanno segnalato problemi riferisce che i tempi di attesa per gli esami diagnostici superano quelli indicati dalla classe di priorità assegnata dal medico.

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Prevenzione penalizzata

Particolarmente critico il quadro della prevenzione. Per una mammografia programmata, che dovrebbe essere eseguita entro 120 giorni, si registrano attese fino a 480 giorni. Per una colonscopia programmata si arriva a 420 giorni, mentre per una risonanza magnetica all’encefalo in classe P è stato segnalato un caso limite di 540 giorni.

Anche le visite specialistiche non sono immuni dai ritardi. Una visita cardiologica con priorità breve può richiedere fino a 42 giorni anziché 10. Per una visita oculistica programmata si arriva addirittura a 483 giorni di attesa. Preoccupano inoltre i tempi per le visite oncologiche differibili, che in alcuni casi raggiungono i sei mesi.

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Il problema delle visite di controllo

Il rapporto evidenzia come le difficoltà non si fermino al primo accesso. Molti cittadini segnalano tempi eccessivi anche per le visite di controllo, fondamentali per il monitoraggio delle patologie. Per una visita ortopedica urgente di controllo si attendono fino a 46 giorni, mentre il caso più estremo riguarda una visita ginecologica programmata, per la quale sono stati segnalati tempi di attesa fino a 660 giorni, quasi due anni.

Assistenza territoriale sotto pressione

Dopo l’accesso alle prestazioni, il secondo ambito più critico è quello dell’assistenza territoriale, che rappresenta il 19,7% delle segnalazioni. Oltre il 60% dei casi riguarda il rapporto con medici di famiglia e pediatri: difficoltà nel contattarli, appuntamenti difficili da ottenere e mancata sostituzione dei professionisti andati in pensione.

Numerose anche le segnalazioni relative alla salute mentale, dove molti cittadini denunciano l’impossibilità di accedere a percorsi psicoterapeutici nel sistema pubblico e la conseguente necessità di rivolgersi al privato o di rinunciare alle cure. Criticità emergono inoltre nelle Rsa e nell’assistenza domiciliare integrata, dove le famiglie lamentano costi elevati, scarsa trasparenza e servizi spesso frammentati.

Ausili e protesi: segnalazioni in forte aumento

Tra i fenomeni più evidenti del 2025 c’è l’aumento delle difficoltà nell’accesso a protesi e ausili. Le segnalazioni in questo settore sono passate dallo 0,9% al 7% del totale in un solo anno. Secondo Cittadinanzattiva, le criticità sono legate soprattutto all’entrata in vigore del nuovo Decreto Tariffe, che ha modificato i rimborsi riconosciuti dal Servizio sanitario nazionale.

Le conseguenze denunciate dai cittadini sono molteplici: alcune aziende avrebbero interrotto le forniture convenzionate, mentre diverse Asl incontrerebbero difficoltà nell’autorizzare dispositivi di qualità senza richiedere integrazioni economiche agli utenti. A ciò si aggiunge la crescente standardizzazione degli ausili, che secondo le segnalazioni rischia di penalizzare la personalizzazione delle cure e l’adattamento alle esigenze specifiche delle persone con disabilità.

Trent’anni di tutela dei diritti

Nel presentare il rapporto, Cittadinanzattiva ha ricordato i risultati ottenuti in tre decenni di attività, dal riconoscimento degli indennizzi per il sangue infetto all’approvazione della legge sulla terapia del dolore, fino all’abolizione del superticket. Restano però aperti numerosi fronti, a partire proprio dalle liste d’attesa, dalla piena attuazione della riforma per gli anziani non autosufficienti e dal riconoscimento giuridico del caregiver familiare.

In occasione della Giornata nazionale per i diritti del malato, il 14 giugno, l’associazione organizzerà inoltre circa 60 iniziative in tutta Italia per fornire informazioni e assistenza ai cittadini sui principali problemi legati all’accesso alle cure.