
Continuano, secondo i dati raccolti dall’Osservatorio nazionale di Federconsumatori, i rincari dei centri estivi per bambini. Una spesa oramai difficile da affrontare per molte famiglie. Ma, per chi ha la possibilità, come scegliere? Lo abbiamo chiesto a diversi esperti
L’anno scolastico volge al termine e per molte famiglie si ripresenta la necessità di organizzare le giornate dei figli durante i mesi lavorativi. I centri estivi rappresentano da sempre una delle soluzioni più gettonate, offrendo attività educative e formative che spaziano dai corsi di lingua allo sport, fino alle esperienze nella natura. Tuttavia, secondo i nuovi dati dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, i costi di queste strutture stanno diventando proibitivi.
Dalla rilevazione emerge un quadro in forte crescita: il costo mensile per un centro estivo privato a tempo pieno ha raggiunto i 744 euro (186 euro a settimana), segnando un +5,7% rispetto al 2025. Per la mezza giornata nel privato si spendono invece 496 euro al mese (+3,3%). Anche nelle strutture pubbliche si registrano rincari, seppur più lievi: la tariffa mensile per la mezza giornata sale a 320 euro (+1,3%), mentre il tempo pieno si stabilizza a 396 euro mensili. Aumentano inoltre del 2,3% i centri tematici (inglese, laboratori artistici, ecc.). Di fronte a queste cifre insostenibili, molte famiglie si stanno riorganizzando con soluzioni alternative: dalle “tate condivise” (che accudiscono fino a 4 bambini), alle turnazioni di ferie tra genitori per curare figli e amichetti, fino all’insostituibile aiuto dei nonni.
Non un semplice parcheggio
Nonostante il peso economico, chi decide di affrontare la spesa deve prestare molta attenzione a cosa sta acquistando. La pedagogista Maria Angela Grassi sottolineava al Salvagente che il centro estivo non deve mai essere considerato alla stregua di un “parcheggio” o un “baby parking” per i mesi estivi. Al contrario, si tratta di campus che non hanno solo uno scopo ludico, ma anche e soprattutto educativo.
Per orientarsi nella giungla delle offerte ed evitare di sprecare denaro, Francesca Valla (scrittrice e personaggio televisivo, nota anche come tata del programma tv “Sos Tata”) suggerisce di valutare attentamente quattro aspetti fondamentali prima di iscrivere i propri figli.
La struttura e gli spazi all’aperto
Dopo un intero anno trascorso per lo più tra le mura scolastiche, i bambini hanno bisogno di vivere momenti destrutturati in ampi spazi all’esterno. È fondamentale visitare il luogo per assicurarsi che i requisiti di sicurezza siano rispettati, che gli impianti siano a norma, i giochi sicuri e che vi siano adeguate zone d’ombra per offrire riparo dal caldo.
Le attività e i “momenti vuoti”
L’estate richiede ritmi più lenti: è bene scartare i centri con un’organizzazione troppo rigida e piena di attività. I momenti “vuoti”, che agli adulti possono sembrare noia, sono in realtà preziosi spazi di decantazione necessari ai ragazzi per ricaricarsi. La regola d’oro è lasciare che sia il bambino a scegliere l’attività a cui dedicarsi, prospettandogli delle alternative ma lasciando a lui l’ultima parola.
Gli operatori e le competenze pedagogiche
La preparazione del personale è l’aspetto più importante per evitare l’effetto baby-parking. Grassi consiglia di diffidare dalle strutture che si fanno forti di istruttori o allenatori sportivi blasonati ma che risultano impreparati sotto il profilo pedagogico. Il fine ultimo del centro resta la socializzazione, per cui servono coordinatori educativi. Anche il rapporto numerico è cruciale: per i laboratori strutturati è sufficiente un educatore ogni 15 bambini, ma in piscina il rapporto deve scendere a 1 a 5.
Amici e pernotto
È meglio iscriverli con i compagni di classe o in un ambiente del tutto nuovo? Dipende dal bambino: alcuni hanno bisogno di un punto di riferimento conosciuto per integrarsi, altri preferiscono allargare i propri orizzonti. In ogni caso, la scelta va condivisa con il figlio. Per quanto riguarda i campus che prevedono il pernotto fuori casa, tutto dipende dall’autonomia raggiunta, ma in linea di massima le esperte sconsigliano di farli dormire fuori prima dei 5 anni di età.








