Come la lobby agricola europea (con Coldiretti) ha smontato la riforma verde dell’Ue

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Un’inchiesta di Grilled e The Guardian, basata su documenti interni riservati, ricostruisce anno per anno la strategia con cui Copa Cogeca, la lobby agricola Ue di cui fa parte anche Coldiretti, ha ritardato, svuotato e infine affossato alcune delle riforme più ambiziose della politica agricola comunitaria

Documenti interni riservati di Copa Cogeca, la più potente lobby agricola d’Europa, di cui fa parte anche Coldiretti, rivelano come l’organizzazione abbia ritardato, svuotato e infine ribaltato alcune delle riforme più ambiziose mai proposte in materia agricola nell’Unione europea, incluso il piano per dimezzare l’uso dei pesticidi. È quanto emerge da un’inchiesta di Grilled, progetto giornalistico d’inchiesta sui sistemi alimentari, e The Guardian, che ha potuto visionare decine di verbali di riunioni interne dell’organizzazione.

Pesticidi: vincere aspettando le elezioni

Il piano che avrebbe dovuto dimezzare l’uso dei pesticidi in Europa per proteggere la biodiversità è stato uno dei bersagli principali della lobby. I documenti mostrano come la strategia sia consistita nel guadagnare tempo mentre si intensificava la pressione politica, puntando esplicitamente a “costringere la Commissione ad abbandonare i suoi obiettivi” in vista delle elezioni europee del 2024. Copa Cogeca ottenne prima una nuova valutazione d’impatto, che rallentò l’iter di mesi, poi bocciò come inaccettabile un rapporto del Parlamento europeo, presentando agli ambasciatori Ue proprie ricerche sui costi economici della riforma. Gli Stati membri, secondo i verbali, si sarebbero mostrati recettivi. La norma è stata effettivamente ritirata nel febbraio 2024, a ridosso del voto europeo. Parallelamente, l’organizzazione ha lavorato anche per difendere pesticidi nocivi per le api e il glifosato, sostanza classificata come probabile cancerogena dall’agenzia Oms sul cancro, chiedendo ai propri membri di esercitare pressioni dirette sui governi nazionali per il rinnovo della licenza. L’eurodeputato austriaco dei Verdi Thomas Waitz ha commentato che la lobby avrebbe agito per sabotare e affossare la normativa, tutelando gli interessi delle multinazionali agrochimiche a scapito dei piccoli agricoltori.

Carne rossa: la promozione pubblica come terreno di scontro

Un secondo fronte ha riguardato i fondi europei destinati a promuovere il consumo di prodotti agricoli, tra cui una discussa campagna pubblicitaria pro-carne del 2020. Quando la Commissione ha proposto di escludere carne rossa e lavorata da questi finanziamenti nell’ambito della strategia contro il cancro, l’organizzazione l’ha considerata una minaccia da respingere con ogni mezzo, temendo che il precedente potesse estendersi anche ad altri ambiti normativi. Ha quindi coordinato l’azione di alcuni commissari europei, si è alleata con le lobby di vino e alcolici, e ha spinto i propri membri a far pressione sui governi nazionali. Il risultato, secondo i documenti interni, è stato un progressivo indebolimento delle misure, fino all’eliminazione silenziosa dei criteri sanitari, un esito che l’organizzazione stessa avrebbe definito un successo della propria attività di pressione.

Allevamenti industriali: soglie alzate prima ancora della proposta pubblica

Sul fronte degli allevamenti intensivi, la lobby si è mossa ancora prima che la proposta di riforma diventasse pubblica: lettere private ai vertici della Commissione avrebbero ottenuto un innalzamento del 50% della soglia numerica che definisce un allevamento “industriale”, con un costo stimato per la collettività di 1,8 miliardi di euro l’anno in termini di benefici sanitari perduti. È seguita una campagna pluriennale fatta di visite guidate per parlamentari, iniziative mediatiche e lettere agli ambasciatori Ue prima dei voti chiave, culminata il giorno del voto finale con trattori ed eurodeputati radunati fuori dal Parlamento a Strasburgo. La normativa approvata è risultata molto più permissiva del previsto, con soglie alzate per pollame e suini e con il bestiame bovino escluso quasi del tutto — secondo Marco Contiero di Greenpeace Ue, una scelta che avrebbe protetto pochi grandi operatori industriali a scapito della maggioranza degli allevatori europei.

Benessere animale

Sul tema delle gabbie negli allevamenti emerge un divario tra quanto ammesso internamente e quanto sostenuto pubblicamente: mentre in una riunione interna un funzionario avrebbe riconosciuto che il settore potrebbe abbandonare rapidamente gli allevamenti in gabbia con adeguati sostegni economici, la posizione ufficiale della lobby ha chiesto un periodo di transizione fino a 15 anni. La Commissione europea dovrebbe annunciare lo stop alle gabbie per le galline ovaiole solo entro fine 2026, anni dopo l’impegno iniziale.

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Lupi: “una battaglia vinta”

Anche sulla tutela dei lupi la lobby ha lavorato a lungo per rimuoverne lo status di specie protetta, pur consapevole — secondo quanto trapela dai documenti — che l’obiettivo fosse tutt’altro che scontato, vista la stabilità trentennale della norma europea di riferimento. A settembre 2024 la dirigenza dell’organizzazione ha comunque rivendicato “una grande vittoria di lobbying”, salutando la battaglia come conclusa. La direttiva Habitat è stata effettivamente modificata nel giugno 2025, e secondo i documenti l’organizzazione avrebbe già iniziato a individuare altre specie animali da inserire nella prossima agenda di pressione politica.

Interpellata più volte dal Guardian, Copa Cogeca ha preferito non rispondere. Un portavoce della Commissione europea ha dichiarato che le decisioni vengono prese “alle condizioni dell’Europa, secondo le regole europee, e nell’interesse europeo”.