Pesticidi dai droni, Consiglio Ue approva il via libera

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Agriculture drone fly to sprayed fertilizer on the sweet corn fields

Il Consiglio Ue ha raggiunto un accordo sulle parti del pacchetto di semplificazione ‘Omnibus X’ che contengono lo sdoganamento dell’uso dei droni per lo spargimento di pesticidi dall’alto. Una pratica ad oggi vietata per i rischi per la salute e per l’ambiente

Il Consiglio Ue ha raggiunto un accordo sulle parti del pacchetto di semplificazione ‘Omnibus X’ che contengono lo sdoganamento dell’uso dei droni per lo spargimento di pesticidi dall’alto. Una pratica ad oggi vietata per i rischi per la salute e per l’ambiente. Il mandato politico, una volta ultimato, servirà ai Paesi Ue per negoziare con il Parlamento europeo.

La proposta di revisione

Per far ciò, viene proposta la revisione della direttiva sull’uso sostenibile dei pesticidi. Il Consiglio dei ministri europei, dunque, approva la deroga esistente al divieto di irrorazione aerea in casi speciali e introduce una deroga aggiuntiva per consentire l’uso di determinati tipi di droni, anche se le condizioni per i casi speciali non sono soddisfatte. I paesi Ue fissano a 30 mesi il periodo per l’adozione dell’atto delegato che identificherà quali tipi di droni possono essere utilizzati per l’irrorazione di prodotti fitosanitari. Il mandato prevede inoltre misure transitorie per dare modo di di usare i droni fino all’adozione dell’atto delegato, comunicandolo alla Commissione europea.

Intanto l’Italia ha già aperto ai droni

Intanto, in Italia, come raccontato recentemente dal Salvagente, la decisione di consentire in deroga lo spargimento via drone di pesticidi, sta passando sotto silenzio. Si attendono a breve i decreti attuativi, ma secondo esperti e ambientalisti, si rischia una dispersione non controllabile su popolazione e campi bio. Il 18 novembre 2025 è entrato in vigore il Ddl Semplificazioni 182/2025. Nell’articolo 6, per la prima volta è prevista, in deroga al divieto generale di irrorazione aerea, la possibilità di sperimentare trattamenti fitosanitari tramite sistemi aeromobili a pilotaggio remoto, in altre parole: i droni. Mancano solo i decreti attuativi, ma sono già cominciate le sperimentazioni in campo aperto.

L’esperto Ispra: “La deriva è sempre presente, il divieto era giusto”

Secondo Pietro Paris, ingegnere tecnologo e ideatore e per anni responsabile del Rapporto nazionale pesticidi nelle acque dell’Ispra, “La dispersione di pesticidi tramite le correnti aeree è un fenomeno certo e documentato. Oggi si usano macchinari che spruzzano quantità precise di sostanze direttamente sulla pianta, con tecniche di agricoltura di precisione. E nonostante ciò, anche così la deriva è sempre presente, anche in condizioni di ventosità molto bassa. E si consideri che una situazione di vento nullo è quasi impossibile, rarissima”.

Paris spiega: “L’irroramento aereo è stato vietato proprio perché la dispersione dei pesticidi gettati dall’alto era maggiore. E stiamo parlando comunque di aerei che sorvolavano a bassa quota. Quando facevo parte della commissione consultiva per i prodotti fitosanitari del ministero della Salute che doveva valutare le decisioni in materia di autorizzazione dei pesticidi, ogni anno puntualmente ci arrivavano richieste di deroghe per l’irrorazione aerea. Le ragioni addotte erano varie, spesso si sosteneva che i campi erano scoscesi e difficili da raggiungere. Ma se erano raggiungibili per la coltivazione e per la raccolta, non si capisce perché avrebbero avuto bisogno di deroghe per i pesticidi. La richiesta di deroghe è sempre di natura economica: fa risparmiare le aziende. Ma per quanto mi riguarda, è stato giusto vietare le irrorazioni dall’alto”. L’esperto fa riferimento a studi che dimostrano come per qualsiasi sostanza rilasciata in aria, la maggior parte delle particelle tendono a salire verso l’alto per effetto del calore, e che continuano ad alzarsi e abbassarsi fino a che arrivano a delle temperature abbastanza basse da depositarsi. “Non a caso pesticidi e sostanze chimiche sono stati trovati nel circolo polare. Dunque io rimango contrario a deroghe e aperture riguardo utilizzo di droni per spargere pesticidi” aggiunge Paris.

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Uno studio del 2024 dell’Università di Vienna ha dimostrato che i pesticidi utilizzati nei meleti della Val Venosta sono stati ritrovati sulle vette delle Alpi in zone remote, rilevando residui di fitofarmaci fino a 2.300 metri di altitudine.

Il Wwf: servono rigore e principio di precauzione

Anche il Wwf Italia esprime preoccupazione per le deroghe in arrivo riguardo i droni. Come scrive nelle osservazioni apposite curate da Johanna Hartan per conto dell’associazione ambientalista: il divieto generale di applicazione aerea dei prodotti fitosanitari, infatti, è stato posto dall’Ue “in ragione dei rischi di dispersione nell’ambiente e di esposizione involontaria di popolazioni ed ecosistemi. Le deroghe sono ammesse solo in circostanze eccezionali e previa dimostrazione dell’assenza di effetti nocivi o impatti inaccettabili sulla salute umana e sull’ambiente”. Secondo il Wwf Italia, “Le conoscenze scientifiche disponibili sull’impiego dei sistemi di irrorazione tramite droni risultano inoltre ancora limitate”.

Una revisione della letteratura scientifica realizzata nell’ambito dell’Ocse evidenzia che il numero di studi utilizzabili a fini regolatori è ancora relativamente ridotto e caratterizzato da significativa eterogeneità metodologica, “sottolineando la necessità di ulteriori dati per valutare adeguatamente aspetti quali la deriva dei trattamenti, l’esposizione di operatori e soggetti terzi e l’efficacia delle applicazioni“. Alla luce di tali elementi, il Wwf Italia ritiene che il ricorso ai droni per l’applicazione dei prodotti fitosanitari non debba determinare un indebolimento del divieto di irrorazione aerea previsto dalla direttiva 2009/128/CE. “L’eventuale utilizzo di tali tecnologie dovrebbe essere consentito esclusivamente in presenza di rigorose condizioni di valutazione del rischio e nel pieno rispetto del principio di precauzione. Di conseguenza, il ricorso ai droni dovrebbe essere contemplato esclusivamente per interventi mirati con prodotti fitosanitari di origine naturale o a basso rischio, configurandosi come extrema ratio. Eventuali deroghe a tale principio dovrebbero essere oggetto di adeguata registrazione e controllo da parte degli Stati membri e accompagnate da obblighi di informazione preventiva del pubblico e delle persone potenzialmente esposte, in conformità con le disposizioni della direttiva” chiude il Wwf.

L’Italia apre ai pesticidi dai droni