
Un test su 16 extravergine rivela contaminanti anche in marchi noti venduti in Italia. Plastificanti, pesticidi e residui di oli minerali emergono, con criticità soprattutto per alcuni prodotti Lidl, Aldi, Monini, Bertolli e Filippo Berio
Pesticidi, plastificanti e residui di oli minerali: anche alcuni tra gli oli extravergine più diffusi sul mercato italiano presentano tracce di contaminanti. È quanto emerge da un’analisi condotta dalla rivista svizzera Saldo su 16 oli, i cui risultati – incrociati con i dati della tabella allegata – mostrano criticità proprio tra marchi ben noti ai consumatori italiani, come Lidl, Aldi, Monini, Bertolli e Filippo Berio.
Plastificanti e pesticidi: i risultati nei prodotti più diffusi
Tra i prodotti esaminati, l’olio Bellasan di Aldi (origine Spagna) è tra quelli con i livelli più elevati di plastificanti: 0,81 mg/kg. Nello stesso campione sono state rilevate anche tracce di pesticidi (0,07 mg/kg) e una presenza significativa di idrocarburi saturi (MOSH) pari a 7,6 mg/kg, oltre a MOAH (idrocarburi aromatici) a 1,5 mg/kg.
Anche l’olio Primadonna di Lidl mostra la presenza di plastificanti (0,26 mg/kg) e MOAH a 1,3 mg/kg, mentre i MOSH raggiungono i 6,6 mg/kg. Ancora più critica la situazione per un altro prodotto venduto da Lidl, il Sabo Olio Extravergine Mediterraneo, che presenta il valore di MOSH più alto dell’intero test: ben 170 mg/kg, oltre a plastificanti (0,64 mg/kg), pesticidi (0,08 mg/kg) e MOAH a 3 mg/kg.
Marchi storici: valori sotto i limiti ma non trascurabili
I marchi più noti non sono esenti da rilievi. L’olio Monini Classico contiene pesticidi (0,05 mg/kg) e tra questi il fungicida difenoconazolo, sospettato dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche di poter causare il cancro, plastificanti (0,24 mg/kg) e MOSH a 12 mg/kg, con MOAH a 2,5 mg/kg.
Il Bertolli Extravergine evidenzia pesticidi (0,03 mg/kg), plastificanti (0,37 mg/kg) e la presenza di IPA (idrocarburi policiclici aromatici) pari a 1,1 µg/kg. I MOSH si attestano a 11 mg/kg e i MOAH a 2,1 mg/kg.
Per quanto riguarda Filippo Berio, il test rileva plastificanti a 0,58 mg/kg, IPA (0,64 µg/kg), MOSH a 18 mg/kg e MOAH a 2,9 mg/kg, uno dei valori più alti tra i prodotti analizzati.
Il nodo degli oli minerali
Particolarmente rilevante è la presenza di MOSH e MOAH, contaminanti derivati dagli oli minerali. Secondo le indicazioni europee, i MOAH non dovrebbero superare i 2 mg/kg: diversi dei prodotti citati si avvicinano o superano questa soglia.
I MOSH, invece, tendono ad accumularsi nei tessuti umani e, sebbene non esista ancora un limite vincolante uniforme, valori superiori ai 13 mg/kg sono considerati critici da alcune linee guida. In questo quadro, spiccano i dati di Filippo Berio (18 mg/kg) e soprattutto Sabo (170 mg/kg).
Un “effetto cocktail” ancora poco chiaro
Tutti i valori rilevati rientrano nei limiti di legge presi singolarmente. Tuttavia, la presenza contemporanea di più contaminanti – pesticidi, plastificanti, IPA e idrocarburi minerali – solleva interrogativi sugli effetti combinati a lungo termine.
È proprio questo “effetto cocktail” a preoccupare gli esperti: le sostanze possono provenire da fonti diverse (ambiente, lavorazione, imballaggi) e accumularsi nell’organismo, senza che sia ancora chiaro come interagiscano tra loro.









