Coca-cola lancia la versione “Zero zuccheri zero caffeina”. Quello che non dice sugli altri ingredienti

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Non c’è da stupirsi della capacità di fare marketing di Coca-cola. Così la notizia che il colosso Usa lancia la versione “Zero zuccheri zero caffeina” ha fatto il giro dei media e del web. Ma siamo sicuri che comprarla possa garantire sogni tranquilli agli amanti del cibo salutista? Non proprio a giudicare da tre ingredienti poco pubblicizzati.

 

Non c’è da stupirsi della capacità di fare marketing di Coca-cola. Così la notizia che il colosso Usa lancia la versione “Zero zuccheri zero caffeina” ha fatto il giro dei media e del web. Ma siamo sicuri che comprarla possa garantire sogni tranquilli agli amanti del cibo salutista? Non proprio a giudicare da tre di ingredienti poco pubblicizzati.

Ma prima di entrare nel merito, vediamo cosa promette Coca-cola con il suo nuovo prodotto. “Sappiamo che troppo zucchero non fa bene a nessuno e sappiamo anche che è importante poter scegliere”, racconta Cristina Camilli, direttore comunicazione e relazioni istituzionali Coca-Cola Italia. L’impegno del gruppo “si concretizza in azioni tangibili riducendo il contenuto di zucchero nelle bevande, innovando con nuovi prodotti a basso o nullo contenuto calorico – si legge in un comunicato – offrendo confezioni più piccole, per aiutare le persone a scegliere la giusta porzione, e incoraggiando le persone a scegliere i prodotti senza zucchero attraverso le campagne di marketing”.

L’impegno di Coca-cola

Sempre secondo i numeri diffusi da Coca-cola, oggi, in Italia il 71% del portafoglio è a ridotto, basso o nullo contenuto calorico, con un incremento del 9% rispetto al 2020. Per ognuno dei suoi brand, l’azienda cerca di offrire una o più alternative con zero zuccheri, oltre a rivedere le ricette per diminuirne il quantitativo: dal 2016, ad esempio, Fanta e Sprite hanno visto una riduzione dello zucchero rispettivamente del 65% e del 79%. Va detto che secondo i dati Nielsen, nel 2021, il 73,4% delle vendite a volume di Coca-Cola e il 93,8% di Fanta riguardavano la versione classica, quella con più zucchero. “Negli ultimi 10 anni, insieme alle aziende della categoria, Coca-Cola ha contribuito all’obiettivo di Assobibe (Associazione Italiana Industria Bevande Analcoliche) di ridurre del 37% lo zucchero immesso sul mercato entro la fine del 2022” conclude Coca-cola.

Cosa c’è dentro

Abbiamo dunque ben chiaro cosa non c’è dentro la nuova Coca-cola “Zero zuccheri zero caffeina”, ma adesso passiamo agli ingredienti che ci sono. Basta andare sul sito di Coca-cola e, seppur tutt’altro che in evidenza, troviamo la lista completa. Eccola: acqua, anidride carbonica, colorante E 150d, acidificante acido fosforico, edulcoranti ciclammato di sodio, acesulfame K e aspartame, correttore di acidità citrato trisodico, aromi naturali. Contiene una fonte di fenilalanina. Quello che ci salta agli occhi è la presenza di alcuni ingredienti problematici.

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Gli studi sui rischi di acesulfame K e aspartame

Come non bastassero le evidenze prodotte dall’Istituto Ramazzini –  finora mai ritenuti sufficienti, per lo meno dall’Efsa, per prendere provvedimenti – nel 2018, uno studio condotto da un pool di scienziati messicani, guidati da Anayelly Solis-Medina ad agitare le acque dei sostituti dello zucchero più consumati al mondo.  “In questo studio – spiegano gli autori – abbiamo analizzato se il consumo cronico di aspartame o acesulfame potassico in tenera età, produce alterazioni istologiche, astrogliosi e ridotta vitalità neuronale, nell’ippocampo, nella corteccia prefrontale, nell’amigdala e nell’ipotalamo dei ratti Wistar maschi”.

Un’analisi istologica è stata eseguita sui ratti che hanno consumato aspartame o acesulfame di potassio durante 90 giorni, iniziando il consumo di edulcoranti subito dopo lo svezzamento. E quello che hanno trovato i ricercatori è che il consumo di aspartame o di acesulfame di potassio ha favorito i cambiamenti morfologici dei neuroni incluso l’aumento dei nuclei picnotici e la vacuolizzazione in tutte le aree del cervello studiate. In sostanza, il consumo cronico di questi edulcoranti dai primi stadi di sviluppo e durante lunghi periodi, può promuovere modificazioni neurali, astrogliosi (aumento del numero di astrociti nel sistema nervoso ) e diminuire la vitalità neuronale.

Nel 2021, una rianalisi dello studio condotto dall’Istituto Ramazzini di Bologna nel 2006-2007, fortemente osteggiato dall’industria chimica e alimentare, effettuata dal dottor Philip Landrigan (pubblicata sulla rivista scientifica Bmc Environmental Health) ha confermato i risultati raggiunti dal dottor Morando Soffriti e dalla dottoressa Fiorella Belpoggi: L’assunzione di aspartame, il dolcificante usato in più di 5mila prodotti alimentari al mondo, aumenta il rischio di contrarre tumori. La rianalisi ha confermato le diagnosi originali di cancro in 72 (92,3%) dei 78 casi di topi e ratti osservati e ha confermato che altre 3 lesioni (3,8%) erano precancerose.

Il colorante E 150d

Due parole anche sul colorante E 150d. Questo additivo fa parte del gruppo dei coloranti chiamati caramello due (E 150c ed E 150d)  fortemente sospettati di nuocere alla salute, secondo gli studi dell’Università di Davos in California, che nel 2011 ha associato il loro uso all’insorgenza del cancro. Il pericolo sarebbe legato al 4-MEI, un residuo della produzione dei caramelli a base di ammoniaca, classificato dalla Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) come potenzialmente cancerogeno per l’uomo.