La deforestazione in Amazzonia continua ad aumentare, nel silenzio generale

DEFORESTAZIONE IN AMAZZONIA

Appena due anni fa tutto il mondo si indignava per gli enormi incendi che devastavano l’Amazzonia, mettendo in pericolo il polmone del pianeta. Oggi il tema sembra sparito dall’agenda mediatica ma non è di certo sparita la deforestazione in Amazzonia, un vero ecocidio aggravato dal genocidio delle popolazioni indigene cacciate anche violentemente dalle proprie terre.

I dati parlano chiaro: la deforestazione dell’Amazzonia brasiliana ha raggiunto il livello annuale più alto in un decennio.

Tra agosto 2020 e luglio 2021, la foresta pluviale ha perso 10.476 chilometri quadrati, un’area quasi sette volte più grande di Londra e 13 volte più grande di New York City, raccontano i dati diffusi da Imazon, un istituto di ricerca brasiliano che sta monitorando l’Amazzonia. Il 57% in più rispetto all’anno precedente e il dato peggiore dal 2012.

“La deforestazione è ancora fuori controllo”, ha detto Carlos Souza, ricercatore di Imazon. “Il Brasile sta andando contro l’agenda globale per il clima che sta cercando di ridurre urgentemente le emissioni di gas serra”.

“Avevamo già seguito questo aumento della deforestazione ogni mese, con record negativi. A marzo, aprile e maggio le aree disboscate sono state le più estese degli ultimi dieci anni per ogni mese”, ha aggiunto un altro ricercatore di Imazon, Antonio Fonseca.

I motivi di quella che continua a essere una programmata devastazione del territorio sono ben chiari: incendi per ottenere aree da destinare ad agricoltura (campi di soia Ogm), allevamenti e ricerca mineraria.

Anche di fronte alle accuse di smantellamento sistematico delle protezioni ambientali, il presidente Jair Bolsonaro ha schierato migliaia di soldati per combattere la deforestazione illegale e gli incendi. Una mossa di pura propaganda, vista la sua totale mancanza di efficacia, testimoniata anche da Marcio Astrini, segretario esecutivo dell’organizzazione Osservatorio sul clima.

“I dati mostrano che non ha funzionato”, ha detto Astrini al Guardian. “Nessuna operazione dell’esercito sarà in grado di mascherare o invertire gli attacchi del governo federale contro la foresta”.

Solo lo scorso giugno si era dimesso il ministro dell’Ambiente Ricardo Salles, nel corso di un’indagine penale sulle accuse di blocco di un’indagine della polizia sul disboscamento illegale dell’Amazzonia.

“Le misure a favore dell’esportazione di legname illegale, motivo per cui Salles ha dovuto lasciare l’incarico, sono ancora in vigore”, ha affermato Astrini.

Tace, esattamente come ha fatto in questi anni, l’Europa e l’Italia che pure hanno qualche responsabilità in questo eco-genocidio. La deforestazione da questa parte dell’oceano viene percepita come un fenomeno remoto, ma c’è un legame solido tra l’Europa e l’Italia delle eccellenze con questi fenomeni. Questo legame viene raccontato e per certi versi svelato da un documentario come Deforestazione made in Italy di Francesco De Augustinis, autore anche di un lungo reportage da quelle terre per il nostro giornale. Conoscere e ammettere queste responsabilità è un passaggio importante, per capire cosa non va del nostro modo di produrre e consumare, e iniziare a progettare un futuro che si basi su presupposti diversi.

E chiedere alla Ue risposte concrete su trattati che considerano solo le merci e non i diritti di chi vive in un ambiente a rischio. Tornano alla mente, per esempio, le parole che Nilto Tatto, deputato federale e segretario per l’ambiente e lo sviluppo del Partito dei lavoratori brasiliano e  fondatore dell’Instituto Socioambiental, una delle più importanti ONG brasiliane aveva rivolto ai consumatori italiani da queste colonne. Le ragioni di chi non vuole accettare un accordo Ue-Mercosul che difenda le merci e ignori l’ecocidio in Amazzonia e il genocidio dei popoli indigeni.