
Tavneos, un farmaco ospedaliero rimborsato in Italia, è stato ritirato in Europa dopo la scoperta che i dati dello studio decisivo erano stati manipolati. Uno scandalo che investe autorizzazioni, sicurezza dei pazienti e controlli delle autorità regolatorie mondiali coinvolte
Un farmaco autorizzato per due rare e gravi forme di vasculite è stato ritirato dal mercato europeo dopo la scoperta di manipolazioni nei dati dello studio clinico utilizzato per dimostrarne l’efficacia. Si tratta di Tavneos (avacopan), medicinale che anche in Italia era rimborsato dal Servizio sanitario nazionale e sottoposto a un apposito registro di monitoraggio Aifa.
La revoca dell’autorizzazione all’immissione in commercio è diventata definitiva il 4 agosto 2026, con una decisione della Commissione europea valida in tutti i paesi dell’Unione. Una settimana dopo, l’11 agosto, Aifa ha chiuso il registro italiano di monitoraggio di Tavneos, con effetto retroattivo proprio dal 4 agosto.
Il farmaco era indicato, insieme a rituximab o ciclofosfamide, negli adulti affetti da granulomatosi con poliangioite (GPA) o poliangioite microscopica (MPA) in fase attiva e severa. Sono due malattie rare autoimmuni nelle quali l’infiammazione colpisce i piccoli e medi vasi sanguigni e può danneggiare organi importanti, in particolare i reni e i polmoni.
In Italia era rimborsato dal 2024
Tavneos era stato autorizzato nell’Unione europea nel gennaio 2022. In Italia la rimborsabilità a carico del Ssn è arrivata successivamente: dal 9 giugno 2024 il farmaco poteva essere prescritto attraverso un registro Aifa nei centri individuati dalle Regioni. Era classificato in fascia H, dunque destinato all’impiego ospedaliero.
Le prime misure di sicurezza italiane sono arrivate prima della revoca definitiva. Il 12 giugno 2026 Aifa aveva riferito le indicazioni del Comitato europeo di farmacovigilanza, che chiedeva di rafforzare il controllo della funzionalità del fegato. Il 30 giugno l’Agenzia italiana ha poi comunicato la raccomandazione dell’Ema di revocare l’autorizzazione.
Il passaggio decisivo è arrivato il 16 luglio, quando Aifa ha diffuso una Nota informativa importante di sicurezza indirizzata agli operatori sanitari: non iniziare nuovi trattamenti con Tavneos e contattare i pazienti già in terapia, per valutare la sospensione del medicinale e il passaggio a un’alternativa terapeutica appropriata. Fino alla cessazione del trattamento doveva inoltre essere mantenuto un attento monitoraggio della funzionalità epatica.
Che cosa è successo allo studio
La vicenda è particolarmente grave perché non riguarda soltanto la comparsa di nuovi effetti indesiderati, ma l’affidabilità stessa delle prove utilizzate per autorizzare il farmaco.
Tavneos era stato approvato principalmente sulla base dello studio di fase 3 ADVOCATE, condotto su 331 pazienti con granulomatosi con poliangioite o poliangioite microscopica. I risultati avevano fatto ritenere che avacopan fosse almeno non inferiore alla terapia di confronto nella remissione a 26 settimane e superiore nel mantenimento della remissione a 52 settimane.
Ma un’indagine della Food and Drug Administration statunitense ha ricostruito ciò che sarebbe avvenuto dopo la prima chiusura del database dello studio, nel novembre 2019.
Secondo la Fda, dopo aver visto i risultati senza più il “cieco” che nascondeva l’assegnazione dei trattamenti, personale di ChemoCentryx, la società che aveva sviluppato il farmaco, selezionò nove pazienti affinché il loro esito fosse rivalutato. Per cinque pazienti che avevano ricevuto avacopan, la classificazione passò da “non in remissione sostenuta” a “remissione sostenuta”.
La conseguenza non era marginale: prima di queste modifiche l’analisi non mostrava il risultato statisticamente significativo desiderato; dopo la rivalutazione dei nove casi, il risultato diventò statisticamente significativo. Fu questa seconda analisi a essere presentata alla Fda come prova dell’efficacia del farmaco. L’Agenzia americana ha inoltre rilevato che le rivalutazioni dopo lo sblocco del database non erano consentite dalle regole prestabilite per lo studio.
La Fda è arrivata perciò a parlare esplicitamente di manipolazione dei risultati e ha affermato che la domanda sulla quale era stata concessa l’autorizzazione conteneva dichiarazioni sostanziali non veritiere. Nell’aprile scorso il suo Center for Drug Evaluation and Research ha proposto il ritiro dell’approvazione americana di Tavneos.
Lo studio sul New England Journal of Medicine è stato ritirato
ADVOCATE non era uno studio rimasto confinato negli archivi delle autorità regolatorie. Era stato pubblicato nel 2021 sul prestigioso New England Journal of Medicine.
Il 29 giugno 2026 la rivista ha ritirato l’articolo. Due degli autori accademici hanno chiesto la ritrattazione dopo aver appreso dall’indagine Fda che le valutazioni dell’endpoint primario relative a nove pazienti erano state modificate dopo la chiusura e lo sblocco del database, senza che questo fosse stato dichiarato nell’articolo e, secondo quanto riferito dalla rivista, senza che i due ricercatori ne fossero a conoscenza.
Anche l’Ema, dopo aver riesaminato l’intera documentazione, è arrivata a conclusioni molto dure: lo studio ADVOCATE è stato condotto in violazione dei principi di Good clinical practice e i dati originariamente presentati sono risultati “incorrect and misleading”, scorretti e fuorvianti. Le analisi successive e i dati raccolti dopo l’immissione sul mercato non sono stati ritenuti sufficienti per dimostrare l’efficacia di Tavneos.
I rischi per il fegato
A rendere ancora più delicato il caso è il profilo di sicurezza del medicinale.
La Fda aveva già segnalato gravi danni epatici associati ad avacopan, compresi casi mortali e casi di sindrome da scomparsa dei dotti biliari (VBDS), una rara condizione nella quale i piccoli dotti che trasportano la bile all’interno del fegato vengono progressivamente distrutti, con il rischio di un danno epatico permanente.
Sulla base dei dati di farmacovigilanza disponibili fino all’ottobre 2024, la Fda aveva identificato 76 casi di danno epatico indotto dal farmaco con elementi sufficienti a ipotizzare un rapporto causale: 74 avevano avuto conseguenze gravi, 54 avevano richiesto il ricovero e 8 erano terminati con il decesso. Ben 66 delle 76 segnalazioni provenivano dal Giappone.
Di fronte a un’efficacia che non poteva più essere considerata dimostrata e a rischi epatici potenzialmente molto gravi, per l’Ema il rapporto tra benefici e rischi non poteva più essere giudicato favorevole. Da qui la revoca europea.
Quanti pazienti sono coinvolti in Italia?
È la domanda alla quale, almeno per ora, manca una risposta pubblica precisa.
In Francia le autorità hanno indicato circa 600 pazienti trattati con Tavneos al momento del ritiro. In Italia, invece, Aifa non indica nelle comunicazioni sul ritiro quanti pazienti fossero in terapia.
Il dato dovrebbe in teoria essere conoscibile con notevole precisione: dal giugno 2024 le prescrizioni rimborsate dal Ssn dovevano infatti passare attraverso lo specifico registro di monitoraggio Aifa, che raccoglie le informazioni sui trattamenti. Ma tra i dati pubblicati finora dall’Agenzia non risulta ancora un report di chiusura di Tavneos con il numero degli assistiti registrati. Aifa spiega che le informazioni aggregate dei registri possono essere pubblicate in report specifici dopo la loro chiusura.









