Liste d’attesa, senza soldi non si cantano messe

Novità in arrivo (entro dicembre) per chi deve prenotare una visita medica, un esame di controllo o un intervento. Il nuovo Piano nazionale 2026-2028 prevede che il paziente non debba più inseguire il Cup alla ricerca di un posto ma sarà il Cup a richiamare l’utente dopo averlo inserito in “preliste”. E chi non si presenta senza disdire rischia di pagare il ticket anche se esente. Ma c’è il nodo delle risorse

Per prenotare una visita medica non sarà più il cittadino a dover chiamare ripetutamente il Cup nella speranza che si liberi un posto. Almeno sulla carta, è questa una delle principali novità prevista dal nuovo Piano nazionale di Governo delle liste d’attesa (PNGLA) 2026-2028, adottato con decreto del ministro della Salute del 26 giugno e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 agosto.
Il Piano ridisegna le regole per l’accesso alle prestazioni specialistiche ambulatoriali e ai ricoveri programmati e introduce una serie di strumenti destinati a cambiare il rapporto tra cittadini e sistema di prenotazione. Tra le novità più importanti ci sono le preliste o liste di tutela, l’integrazione nel Cup dell’offerta pubblica e privata accreditata, i sistemi di promemoria e disdetta a distanza e nuove garanzie per chi è in attesa di un intervento.
Le Regioni e le Province autonome avranno 120 giorni dalla pubblicazione del provvedimento per adeguare i propri Piani regionali.

Se non c’è posto, sarà il servizio sanitario a cercarlo

È probabilmente la novità più importante per chi combatte quotidianamente con le liste d’attesa. Oggi può accadere che il cittadino, dopo aver ricevuto una prescrizione, chiami il Cup e si senta rispondere che non ci sono disponibilità nei tempi indicati dal medico. Il risultato è spesso un nuovo tentativo qualche giorno dopo, poi un altro ancora, alla ricerca di un posto che nel frattempo potrebbe essersi liberato.
Il nuovo Piano cerca di cambiare questa dinamica. Quando al primo contatto non è possibile assegnare una prestazione compatibile con la classe di priorità indicata nella prescrizione, la richiesta potrà essere inserita in una prelista o lista di tutela. In altre parole, la domanda del cittadino viene formalmente presa in carico e sarà il sistema a verificare la disponibilità e a ricontattarlo.
L’obiettivo è chiaro: non deve essere il paziente a inseguire il Cup. Il Piano stabilisce anche dei tempi entro i quali dovrà essere formulata una proposta di appuntamento:

  • 5 giorni per le prestazioni in classe di priorità B;
  • 10 giorni per le visite in classe D;
  • 15 giorni per gli esami diagnostici in classe D;
  • 30 giorni per le prestazioni in classe P.

Le preliste non sono previste per le prestazioni urgenti.

Si tratta di un cambio di prospettiva significativo: la mancanza di un posto disponibile non dovrebbe più tradursi in un problema che ricade interamente sul cittadino, ma in una richiesta che il servizio sanitario deve gestire.

Nel Cup dovrà comparire anche il privato accreditato

Il secondo grande cambiamento riguarda il Cup, che dovrebbe diventare una vera porta di accesso all’intera offerta del Servizio sanitario nazionale. Il sistema dovrà mettere in relazione le disponibilità delle strutture pubbliche con quelle delle strutture private accreditate, consentendo al cittadino di cercare la prestazione sull’intero ventaglio dell’offerta disponibile. L’obiettivo è superare la frammentazione delle agende: non dovrebbe più accadere, almeno in linea teorica, che il cittadino trovi un posto in una struttura ma non ne abbia visibilità attraverso il sistema regionale di prenotazione. Gli erogatori pubblici e privati accreditati dovranno afferire al Cup regionale o infraregionale.

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Il Piano ribadisce inoltre il divieto di chiudere o rendere indisponibili le agende di prenotazione. Le agende saranno sottoposte anche ai controlli di Agenas.
Nei sistemi Cup dovrà inoltre essere possibile avere visibilità delle agende relative all’attività istituzionale pubblica, al privato accreditato e alla libera professione intramuraria (intramoenia).

Il Cup ricorderà l’appuntamento e permetterà di disdirlo

Un’altra novità destinata a incidere sulla gestione delle liste d’attesa riguarda il cosiddetto recall. Il sistema di prenotazione dovrà ricordare al cittadino l’appuntamento e permettergli di confermarlo oppure cancellarlo da remoto, almeno due giorni lavorativi prima della prestazione. L’obiettivo è ridurre il fenomeno dei cosiddetti no show, cioè delle persone che prenotano una visita o un esame e poi non si presentano, lasciando inutilizzato uno slot che avrebbe potuto essere assegnato a un altro paziente.

Ma il Piano introduce anche una conseguenza economica. Chi non si presenta all’appuntamento senza averlo disdetto e senza una giustificazione riconducibile a forza maggiore o a un’impossibilità sopravvenuta sarà tenuto a pagare la quota ordinaria di partecipazione alla spesa prevista per quella prestazione. E c’è un dettaglio importante: la regola vale anche per chi è esente dal ticket.

Più telemedicina per le visite di controllo

Il nuovo Piano punta anche sulla telemedicina come strumento per ridurre gli accessi non necessari e, di conseguenza, contribuire alla gestione delle liste d’attesa. La televisita e il teleconsulto potranno essere utilizzati, in particolare, per alcune visite di controllo, evitando lo spostamento del paziente quando non è necessario un esame in presenza. Una possibilità particolarmente rilevante per le persone con difficoltà di mobilità, per chi vive lontano dalle strutture sanitarie e per i pazienti che devono effettuare controlli frequenti. La televisita potrà essere utilizzata anche nell’ambito del follow-up dopo una dimissione ospedaliera.

Cronici e malati oncologici: percorsi più coordinati

Il Piano interviene anche sulla gestione delle persone affette da patologie croniche e oncologiche. Sono previste agende dedicate ai Percorsi diagnostico terapeutici assistenziali (Pdta), che potranno essere gestite direttamente dallo specialista o dalla struttura individuata dall’azienda sanitaria. L’obiettivo è evitare che il paziente debba ottenere separatamente una lunga serie di prescrizioni e poi prenotare ogni singola visita o esame.
Viene rafforzato anche il modello del Day Service, attraverso il quale visite, accertamenti e altri interventi necessari possono essere organizzati all’interno di un percorso coordinato.
Per il cittadino significa, almeno nelle intenzioni del Piano, meno frammentazione e meno appuntamenti da gestire singolarmente.

Se l’ospedale non rispetta i tempi, dovrà cercare un’alternativa

Il principio della presa in carico viene esteso anche ai ricoveri programmati e agli interventi chirurgici. Se la struttura nella quale il paziente è in lista non è in grado di garantire il ricovero entro il tempo massimo previsto dalla classe di priorità, dovrà essere individuata e proposta, nell’ambito del sistema di garanzia definito dalla Regione, un’altra struttura con livelli assistenziali equivalenti. La scelta dovrà tenere conto anche della prossimità e della raggiungibilità della struttura.

E c’è un altro aspetto fondamentale: il paziente non dovrà perdere il tempo di attesa già maturato. Il trasferimento in un’altra struttura dovrà infatti preservare la data di ingresso nella lista. In sostanza, il paziente potrà essere spostato da una lista all’altra senza dover ricominciare da zero.
Prima dell’inserimento nella lista, inoltre, il paziente dovrà essere informato sui tempi previsti nei diversi centri e sull’eventuale possibilità di trasferimento per rispettare il limite massimo.

Il Piano rafforza anche il diritto all’informazione. Al momento dell’inserimento nella lista per un ricovero programmato, al paziente dovrà essere consegnato un documento con le informazioni relative al ricovero, la classe di priorità assegnata e il corrispondente tempo massimo di attesa. Dovranno essere indicati anche i riferimenti attraverso i quali ottenere ulteriori informazioni.
Le informazioni dovrebbero essere disponibili anche attraverso il Fascicolo sanitario elettronico. È un passaggio importante perché consente al cittadino di conoscere con maggiore precisione quale sia il livello di priorità riconosciuto e qual è il tempo massimo entro il quale il Servizio sanitario dovrebbe garantire il ricovero.

Regioni e Asl dovranno rendere più trasparenti le liste

Il nuovo Piano dedica particolare attenzione anche alla trasparenza. I siti internet delle Regioni e delle aziende sanitarie dovranno avere sezioni facilmente accessibili dedicate alle liste d’attesa, con informazioni sulle prestazioni monitorate, sulle disponibilità e sui tempi. Saranno verificati anche l’accessibilità delle informazioni e la possibilità di effettuare prenotazioni online. I risultati del monitoraggio saranno diffusi attraverso il portale del ministero della Salute. Per i cittadini dovrebbe quindi diventare più semplice capire quanto si aspetta per una determinata prestazione e come si comporta il proprio servizio sanitario regionale. Il Piano prevede inoltre un Glossario per il cittadino, separato dal glossario tecnico, con un linguaggio più comprensibile e informazioni dedicate anche ai diritti e ai doveri degli assistiti.

Ora spetta alle Regioni e alle Province autonome trasformare le nuove regole in procedure operative. Il termine previsto è di 120 giorni per l’adozione dei Piani regionali, che dovranno poi essere aggiornati annualmente. Ed è proprio qui che si giocherà la partita decisiva. Perché il Piano introduce strumenti potenzialmente molto importanti per il cittadino, ma la loro efficacia dipenderà dalla capacità dei sistemi regionali di integrarli davvero.

Il nodo delle risorse

L’elemento da non trascurare è quello delle risorse: il provvedimento stabilisce che le misure dovranno essere attuate utilizzando le risorse umane, finanziarie e strumentali già disponibili, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Il nuovo Piano promette quindi un cambio di passo a favore del cittadino, ma il rischio è che questo resti soltanto sulla carta, in mancanza di risorse da investire.

A sottolineare questa criticità la Cisl Medici, secondo cui ridurre le liste d’attesa non può significare semplicemente chiedere a medici e professionisti sanitari di lavorare di più. “Non possiamo pensare di risolvere un problema strutturale attraverso il ricorso sistematico alle prestazioni aggiuntive o aumentando ulteriormente i carichi di lavoro – commenta Luciana Cois, segretaria generale della Cisl Medici – Occorre intervenire sulle carenze di organico, rendere nuovamente attrattivo il Servizio Sanitario Nazionale, anche attraverso accorgimenti contrattuali, e costruire una reale integrazione tra ospedale e territorio”.

Cittadinanzattiva esprime apprezzamento per le novità inserite nel testo del nuovo Piano, che sono un avanzamento dal punto i vista della trasparenza e della tutela del paziente. “Di primo impatto non possiamo che essere felici perché ci sono delle misure che rafforzano la trasparenza e vanno nella direzione delle nostre richieste – ha commentato Isabella Mori, responsabile del servizio tutela ed informazione di Cittadinanzattiva – Lo scorso giugno abbiamo presentato il nostro Rapporto annuale Pit Salute e il tema delle liste d’attesa la faceva da padrone con il 50% delle segnalazioni. Per questo abbiamo chiesto di rafforzare le misure di trasparenza e che si controllasse e sanzionasse maggiormente la pratica delle agende chiuse. Il nuovo Piano interviene in questa direzione ed introduce la novità che non deve essere più il cittadino a girare come una trottola se il Cup non trova posto nelle tempistiche previste. L’altra importante novità riguarda i ricoveri, dove oggi il cittadino si trova di fronte una giungla perché non gli viene rilasciato nulla dalla struttura, né una priorità né una stima dei tempi. Positiva anche l’apertura delle agende del privato accreditato che dovrebbe aumentare le disponibilità di posti e strutture”.

“Ma veniamo alle noti dolenti che riguardano le risorse – ha aggiunto Mori – Saranno le Regioni a doversi adeguare aggiornando i piani sanitari regionali, ma senza l’aggiunta di risorse che invece dovrebbero servire per andare a rafforzare i Cup e per fare investimenti in questo senso. Dovremo monitorare i vari piani regionali per vedere anche come verrà gestito il sistema di recall che ancora non abbiamo capito se sarà unico e centralizzato o se ce ne sarà uno per ogni Regione. Nei prossimi giorni noi intanto punteremo ad informare i cittadini sui nuovi diritti in modo che possano essere loro stessi a pretendere che vengano rispettati”