Falsi medici creati con l’IA: milioni di utenti esposti a cure fasulle su YouTube e Instagram

FALSI MEDICI

Medici che non esistono, guaritori creati dall’intelligenza artificiale, promesse di curare tumori, Alzheimer, diabete o ipertensione e, dietro molti di questi contenuti, un sistema per guadagnare con abbonamenti, donazioni e vendita di integratori. L’inchiesta di Maldita

“Il cancro può scomparire in 24 ore”. “Mangia questo frutto e dì addio all’Alzheimer”. Oppure: una miscela di acqua di cocco, limone e olio d’oliva sarebbe in grado di eliminare i calcoli renali in tre giorni.

A pronunciare queste frasi, nei video che circolano sui social, spesso sembrano essere medici in carne e ossa: camice, stetoscopio, studio alle spalle e anni di esperienza vantati nella descrizione del profilo. Il problema è che molti di quei medici non sono mai esistiti. Sono avatar costruiti con l’intelligenza artificiale.

A documentare la portata del fenomeno è Maldita.es, progetto giornalistico spagnolo della Fundación Maldita.es, organizzazione senza scopo di lucro con sede in Spagna che si occupa di contrasto alla disinformazione, fact-checking, educazione ai media e inchieste sull’integrità dell’informazione.

Più di mille falsi medici su YouTube

La prima inchiesta di Maldita ha individuato 1.046 canali YouTube che utilizzano l’intelligenza artificiale per diffondere contenuti sanitari ingannevoli. Insieme totalizzano oltre 23,7 milioni di iscritti e quasi 1,84 miliardi di visualizzazioni. Più del 77% di questi profili è comparso sulla piattaforma tra gennaio 2025 e luglio 2026.
In appena un anno e mezzo, 809 di questi falsi professionisti sanitari hanno accumulato più di 13 milioni di iscritti e pubblicato oltre 62mila video.

Gli esempi raccolti dai giornalisti spagnoli rendono bene l’idea. Un falso “dottor Richard Ben”, che si definisce “oncologo numero 1”, ha promosso un video con una miniatura secondo la quale sarebbe possibile far “scomparire il 100% del cancro” in 24 ore. Un altro profilo sostiene che sette frutti – tra cui melograno, mirtilli, kiwi e uva – possano “prevenire e uccidere le cellule tumorali”.

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Altri avatar promettono di dire “addio all’Alzheimer” grazie all’alimentazione o di far regredire il diabete.

Affermazioni prive di fondamento scientifico, ma rese più credibili dall’aspetto del personaggio che le pronuncia.

Nel grafico di Maldita.Es i paesi in cui pubblicano i contenuti i 715 canali di falsi medici. Dopo Spagna, Brasile, Usa, Messico e Spagna viene l’Italia con 37 canali.

Camice, stetoscopio e uno studio che non esiste

La strategia ricorre quasi identica in molti profili. Gli avatar indossano camici o divise sanitarie, portano uno stetoscopio e vengono collocati in scenari che simulano uno studio medico. Nei nomi e nelle descrizioni compaiono parole come “dr”, “doctor”, “salute” e “rimedi”.

Alcuni dichiarano di avere “25 anni di esperienza medica” o di lavorare da un decennio in pronto soccorso. È un modo per appropriarsi dell’autorevolezza dei professionisti sanitari e abbassare le difese di chi guarda.

Il rischio non è soltanto quello di credere a una sciocchezza. La disinformazione sanitaria può diventare pericolosa se porta una persona a ritardare una diagnosi, abbandonare una terapia prescritta o sostituirla con rimedi senza efficacia dimostrata.

Ed è proprio questo uno degli aspetti sottolineati da Maldita: un utente potrebbe fermarsi alla miniatura sensazionalistica di un video senza neppure guardarlo, convincendosi che esista una cura facile laddove non c’è.

Alcune delle pagine scoperte dall’inchiesta di Maldita.es

Non solo click: dietro c’è anche un business

La seconda parte del fenomeno riguarda il denaro.

Alcuni canali YouTube chiedono agli utenti di pagare un abbonamento mensile per accedere a contenuti riservati. Un canale analizzato dall’inchiesta, con oltre 1,6 milioni di iscritti, propone quote comprese tra 1,99 e 24,99 euro al mese. Altri sollecitano donazioni oppure vendono libri e guide con presunti consigli di salute.

Ma è su Instagram che l’inchiesta successiva di Maldita ha individuato un meccanismo ancora più sorprendente.

I falsi guaritori con il bollino blu di Meta

I giornalisti spagnoli hanno trovato 25 account Instagram verificati con il bollino blu di Meta Verified che presentavano personaggi generati con l’intelligenza artificiale come medici, esperti o guaritori.

Non persone che utilizzano l’IA come supporto: personaggi che non esistono affatto.

Tra questi c’è “Baba Matryona”, presunta guaritrice siberiana che promette un metodo “naturale e scientificamente provato” per far regredire definitivamente la pressione alta. Nei suoi video ha raccolto più di sei milioni di visualizzazioni.

Il profilo, nonostante sia interamente artificiale, porta accanto al nome il bollino blu di Meta, un segno che normalmente dovrebbe aiutare gli utenti a identificare l’autenticità di un account.

Complessivamente, le 25 identità artificiali individuate da Maldita superano 5 milioni di follower e 389 milioni di visualizzazioni.

Il reel di Baba Matryona, la guaritrice tibetana il cui approccio è “Cpsa non vogliono che tu sappia sulla pressione alta”

Il paradosso del bollino “verificato”

Qui emerge uno degli aspetti più delicati.

Per ottenere Meta Verified normalmente occorre pagare un abbonamento e presentare un documento ufficiale con fotografia; il nome deve corrispondere a quello legale e la foto del profilo dovrebbe mostrare il volto dell’abbonato.

Eppure i profili individuati dall’inchiesta rappresentavano persone che non esistono.

Maldita segnala una possibile falla nel sistema: in alcuni casi Meta ammette forme di verifica basate anche sull’attività pregressa dell’account, sull’anzianità del nome utente e sull’integrità del profilo. Un personaggio generato con l’IA ma presente da tempo su Facebook, Threads e Instagram potrebbe quindi riuscire a entrare in una sorta di zona grigia della verifica.

Con una conseguenza evidente: un bollino nato per aumentare la fiducia può finire per rendere più credibile una fonte falsa.

Da Instagram ad Amazon, passando per gli integratori

Molti di questi profili non si limitano a dispensare consigli. Nella bio inseriscono link a prodotti venduti su Amazon, soprattutto integratori, e utilizzano codici del programma di affiliazione.

Il funzionamento è semplice: quando un utente clicca sul collegamento e acquista il prodotto, il gestore del profilo riceve una commissione.

Le 25 pagine analizzate mostrano diversi elementi comuni: immagini create con l’IA, biografie simili, promesse di rimedi naturali e link commerciali. Secondo Maldita, ci sono indizi di una strategia coordinata.

Una delle persone contattate dai giornalisti ha raccontato di realizzare campagne per prodotti differenti attraverso più profili e ha spiegato che alcuni account raggiungono milioni di visualizzazioni. Per venderne uno, ha dichiarato, chiederebbe almeno 26mila euro.

Rimedi impossibili, prodotti reali

Il cortocircuito è evidente. Amazon vieta teoricamente l’accesso al proprio programma di affiliazione a creator che promuovono contenuti falsi o ingannevoli.

Eppure alcuni degli account scoperti da Maldita pubblicizzavano affermazioni secondo cui un tè di limone, zenzero e aglio potrebbe prevenire gli attacchi cardiaci oppure una miscela di acqua di cocco, limone e olio d’oliva sarebbe capace di eliminare i calcoli renali in tre giorni.

Nel frattempo, i prodotti vendono davvero. Uno degli integratori promossi, Soursop Bitters, avrebbe raggiunto 70mila bottiglie vendute nel solo mese di giugno.

Amazon sulle proprie pagine inserisce il consueto avvertimento secondo cui gli integratori non sono destinati a diagnosticare, trattare, curare o prevenire malattie. Ma attraverso il programma di affiliazione paga commissioni a profili che, secondo l’inchiesta, veicolano proprio quel tipo di messaggi su Instagram.

Dopo la pubblicazione dell’inchiesta, Amazon ha comunicato a Maldita di avere aperto un’indagine interna.

Il precedente della multa a X

La vicenda pone anche un problema europeo.

In base al Digital Services Act, Instagram e Amazon sono considerate piattaforme online di dimensioni molto grandi e devono valutare e ridurre i rischi sistemici connessi ai loro servizi, compresi quelli che possono incidere sulla salute pubblica.

Non è un tema soltanto teorico. Nel 2025 la Commissione europea ha multato X per 120 milioni di euro e tra le contestazioni figurava proprio il carattere ingannevole del bollino blu: chiunque poteva acquistare lo status di “verificato” senza che la piattaforma accertasse efficacemente l’identità dietro l’account, rendendo più difficile per gli utenti giudicarne l’autenticità.

Il parallelo con gli avatar di Instagram è inevitabile.

Quando l’IA trasforma la disinformazione in una fabbrica

Le due inchieste di Maldita mostrano che il problema va molto oltre il singolo video fasullo.

L’intelligenza artificiale consente oggi di creare rapidamente un medico credibile, fargli produrre decine o centinaia di video, tradurli in numerose lingue e distribuirli contemporaneamente su più piattaforme. A questo si aggiungono sistemi di monetizzazione capaci di trasformare ogni visualizzazione in un potenziale guadagno.

Il rischio è che la disinformazione sanitaria non sia più soltanto opera di qualche improvvisato, ma diventi un’attività industriale: scalabile, automatizzata e redditizia.

E quando al volto artificiale si aggiunge persino un bollino blu che suggerisce autenticità, per il consumatore distinguere un professionista reale da un personaggio inventato può diventare sempre più difficile.