Troppo piombo nei Tampax, in California ammessa class action contro Procter & Gamble

Un giudice federale della California ha ammesso una class action contro Procter & Gamble per non aver informato i consumatori della presenza di quantità pericolose di piombo nei suoi tamponi, i Tampax Pearl e Radiant. In un’altra causa, i test citati avrebbero rilevato livelli di piombo fino a 40 volte superiori allo standard EPA per l’acqua potabile

Procter & Gamble è al centro negli Stati Uniti di una serie di azioni collettive che contestano la sicurezza e la comunicazione commerciale dei tamponi Tampax Pearl e Tampax Radiant. Al centro delle cause c’è la presunta presenza di piombo, un metallo pesante tossico, che secondo i consumatori non sarebbe stato adeguatamente indicato sulle confezioni.
La causa principale è stata avviata in California nel 2024 da consumatrici che accusano P&G di aver commercializzato i prodotti attraverso messaggi capaci di farli apparire sicuri e privi di sostanze potenzialmente nocive, senza informare della presunta presenza di piombo. Il tribunale federale del Southern District of California ha respinto in larga parte la richiesta di P&G di chiudere il procedimento, consentendo alle principali contestazioni relative alla tutela dei consumatori di proseguire. Nel maggio 2026 le ricorrenti hanno presentato una richiesta per ottenere la certificazione della classe, cioè il riconoscimento della possibilità di procedere come azione collettiva per un gruppo di consumatori. La richiesta, contestata da P&G, è stata ammessa dal Tribunale federale della California.
Nella causa californiana viene citato anche il limite previsto dalla Proposition 65 della California per l’esposizione al piombo, pari a 0,5 microgrammi al giorno per la tossicità riproduttiva. Secondo la denuncia, l’utilizzo quotidiano dei prodotti potrebbe determinare un’esposizione superiore a questo valore.

Fino a 40,8 volte lo standard EPA

Un’altra class action, depositata presso il tribunale federale dell’Illinois, ha presentato analisi effettuate sui Tampax che avrebbero rilevato concentrazioni di piombo comprese tra 12,6 e 40,8 volte il livello di intervento dell’Environmental Protection Agency (EPA) per il piombo nell’acqua potabile (utilizzato come termine di confronto). La denuncia sostiene inoltre che P&G avrebbe continuato a vendere i prodotti senza modificare adeguatamente le informazioni al consumatore, nonostante fosse a conoscenza delle precedenti contestazioni e degli studi sul tema. I consumatori sostengono che, se avessero conosciuto la presunta contaminazione da piombo, non avrebbero acquistato i prodotti o non avrebbero pagato il prezzo richiesto.

Lo studio dell’Università di Berkeley

La vicenda nasce anche dal dibattito scientifico sulla presenza di metalli pesanti nei prodotti mestruali. Uno studio pubblicato dall’Università di Berkeley nel 2024 aveva analizzato 30 tamponi di 14 marche, rilevando la presenza di diversi metalli in alcuni prodotti. Le concentrazioni di metalli variavano a seconda del luogo in cui sono stati acquistati gli assorbenti interni (Stati Uniti o Ue/Regno Unito), prodotti biologici e non biologici, private lable e prodotti di marca. Tuttavia, hanno scoperto che i metalli erano presenti in tutti i tipi di tamponi; nessuna categoria presentava concentrazioni costantemente inferiori di tutti o della maggior parte dei metalli. Le concentrazioni di piombo erano più elevate nei tamponi non organici, ma l’arsenico era più elevato nei tamponi organici (bio). La ricerca aveva però sottolineato la necessità di ulteriori studi per capire quanto di queste sostanze possa effettivamente essere rilasciato e assorbito dall’organismo.