
Il tribunale di Alessandria ha rinviato a giudizio due ex direttori di stabilimento di Syensqo ex Solvay di Spinetta Marengo con l’accusa di disastro ambientale colposo per l’inquinamento da Pfas
Il tribunale di Alessandria ha rinviato a giudizio due ex direttori di stabilimento di Syensqo Solvay di Spinetta Marengo con l’accusa di disastro ambientale colposo per l’inquinamento da Pfas.
Il secondo procedimento per la contaminazione provocata nell’alessandrino dallo stabilimento ex Solvay si aprirà il prossimo 16 novembre. Intanto, la giudice per l’udienza preliminare Arianna Ciavattini ha mandato a processo Stefano Bigini e Andrea Diotto, due ex direttori dell’impianto.
Risarcimenti già avviati: oltre 2,5 milioni alle parti civili
La Solvay Specialty Polymers spa finirà a processo come presunta responsabile civile, e pertanto in caso di condanna dovrà risarcire le parti civili. Syensqo Solvay ha già risarcito, per oltre 2,5 milioni di euro, alcune tra le circa 300 parti civili costituitesi nel procedimento al suo avvio nel 2024. Tra chi ha accettato di uscire dal processo in cambio del risarcimento, Medicina democratica (50mila euro), i comuni di Alessandria e Montecastello (100mila euro a ognuno), oltre a decine di abitanti con risarcimenti tra i 3.500 e gli 8mila euro.
“Ce l’ho nel sangue” e Stop Solvay rifiutano il risarcimento
A respingere la proposta di risarcimento invece l’associazione “Ce l’ho nel sangue”, così come il comitato “Stop Solvay”, che commenta: “La richiesta di verità e giustizia che portiamo avanti da anni continua il suo percorso. Significa che non è più possibile nascondere o ignorare la realtà di quello che è successo e di quello che ancora oggi accade a Spinetta Marengo”.
Le responsabilità politiche: bonifica prima di tutto
Per il comitato, è anche il momento delle responsabilità politiche: “Mentre il processo va avanti, la Regione Piemonte e il Ministero dell’Ambiente continuano a rimandare quella che dovrebbe essere la scelta più coraggiosa e necessaria: stare dalla parte della salute pubblica, respingere ogni logica di monetizzazione del danno e mettere al primo posto la bonifica del territorio. I soldi non ripuliranno il territorio, non cancelleranno i Pfas dal nostro sangue e non restituiranno tranquillità alle famiglie della Fraschetta. Se la salute viene prima del profitto, allora bisogna agire di conseguenza: stop alle produzioni e agli utilizzi di sostanze nocive, vecchie e nuove, bonifica integrale del territorio, tutela reale delle persone esposte”.
Le domande senza risposta: biomonitoraggio e protocollo sanitario
Stop Solvay si chiede a che punto sia la terza fase del biomonitoraggio finanziato dal Comune di Alessandria, fondamentale per approfondire il rapporto tra esposizione ai Pfas e conseguenze sulla salute, e quando verrà definito un protocollo sanitario di presa in carico per le persone esposte e per chi ha scoperto di avere Pfas nel sangue.









