
Wegovy orale debutta nell’Unione europea con il lancio in Germania. La pillola a base di semaglutide promette efficacia simile alle iniezioni, ma cresce l’allarme per l’uso improprio a fini estetici
Dopo le “punturine” arriva la pillola. Wegovy orale, la nuova versione in compresse del farmaco dimagrante a base di semaglutide di Novo Nordisk, si prepara al debutto nell’Unione europea. Il primo appuntamento è in Germania, dove l’azienda ha fissato per il 2 settembre 2026 il lancio della nuova formulazione. Sul proprio portale tedesco dedicato ai professionisti sanitari Novo Nordisk pubblicizza infatti per quella data un “Wegovy Pill Launch Event”.
L’arrivo sul mercato segue l’autorizzazione concessa il 15 luglio 2026 dalla Commissione europea. Si tratta del primo agonista del recettore GLP-1 in compresse autorizzato nell’Unione europea per la gestione del peso, una novità destinata ad allargare ulteriormente un mercato che negli ultimi anni è cresciuto a ritmi vertiginosi.
Quando Bruxelles ha dato il via libera, Wegovy orale era già disponibile nel Regno Unito, oltre che negli Stati Uniti e negli Emirati Arabi Uniti. Quello tedesco sarà quindi il debutto nell’Unione europea, non in Europa in senso geografico. Novo Nordisk ha annunciato altri lanci internazionali nella seconda metà del 2026.
Una compressa al giorno al posto dell’iniezione settimanale
Il principio attivo resta lo stesso del Wegovy iniettabile: semaglutide, un agonista del recettore GLP-1 che agisce sui meccanismi coinvolti nella regolazione dell’appetito e dell’assunzione di cibo.
La differenza principale è nella modalità di somministrazione. Al posto dell’iniezione sottocutanea settimanale, il nuovo Wegovy viene assunto una volta al giorno per bocca. L’Ema ha approvato compresse da 1,5, 4, 9 e 25 mg, che consentono di aumentare progressivamente il dosaggio fino alla dose di mantenimento.
L’indicazione, però, non cambia: il medicinale non è autorizzato per chi vuole semplicemente perdere qualche chilo. Può essere utilizzato, insieme a una dieta ipocalorica e all’attività fisica, negli adulti con indice di massa corporea pari o superiore a 30, dunque con obesità, oppure con un Bmi compreso fra 27 e 30 in presenza di almeno una patologia correlata al peso, come prediabete o diabete di tipo 2, ipertensione, dislipidemia, apnea ostruttiva del sonno o malattie cardiovascolari.
Negli studi una perdita di peso intorno al 17%
A sostenere l’autorizzazione europea è stato soprattutto il programma di studi Oasis. Nel trial Oasis 4, condotto su adulti con obesità oppure sovrappeso associato ad almeno una comorbidità, la dose orale da 25 mg di semaglutide ha prodotto una riduzione media del peso vicina al 17%, contro circa il 3% nel gruppo placebo, quando il trattamento veniva seguito insieme agli interventi sullo stile di vita. Circa un partecipante su tre ha perso almeno il 20% del proprio peso.
Un’efficacia molto vicina a quella ottenuta con le formulazioni iniettabili rende la pillola particolarmente interessante per chi non vuole o non riesce a utilizzare le penne. Ed è proprio la maggiore semplicità apparente della compressa a poter ampliare enormemente la platea potenziale.
Con un rischio: trasformare ancora di più un medicinale destinato alla cura dell’obesità, una malattia cronica, in una scorciatoia per il dimagrimento estetico.
Il rischio della pillola “per perdere qualche chilo”
È un fenomeno sul quale il Salvagente ha richiamato più volte l’attenzione. Nella nostra inchiesta “Mettiamo a dieta i miracoli” abbiamo raccontato la diffusione dell’uso improprio dei farmaci GLP-1 da parte di persone che non sono né obese né diabetiche e che cercano semplicemente di perdere pochi chili. In Italia, secondo i dati Osmed da noi riportati, nel 2024 le vendite di questa categoria di medicinali con ricetta non rimborsata erano aumentate di oltre il 78%, con una spesa vicina ai 100 milioni di euro.
Per chi rientra nelle indicazioni terapeutiche, il rapporto fra benefici e rischi può essere nettamente favorevole. Lo stesso ragionamento non può essere automaticamente trasferito a una persona normopeso che assume semaglutide per motivi puramente estetici.
Gli effetti indesiderati più conosciuti dei farmaci a base di semaglutide riguardano innanzitutto l’apparato gastrointestinale, con nausea, vomito, diarrea e altri disturbi digestivi. Il Salvagente aveva ricordato questi effetti già raccontando l’esplosione dell’uso di Ozempic come farmaco dimagrante spinta dai social network.
Nella nostra inchiesta di gennaio abbiamo evidenziato anche un altro problema: quando una persona dispone di poche riserve di grasso, un dimagrimento farmacologicamente indotto può tradursi anche in una perdita di massa magra, rendendo ancora meno giustificato il ricorso al trattamento per eliminare pochi chili.
A questo si aggiunge il nodo della durata della terapia. Uno studio dell’Università di Oxford, raccontato dal Salvagente, ha mostrato che dopo l’interruzione dei farmaci per il controllo del peso una parte consistente dei chili persi può essere recuperata rapidamente. Nell’intervista che accompagnava il nostro articolo, Silvio Garattini, fondatore dell’Istituto Mario Negri, sottolineava come questi medicinali riducano la fame ma non sostituiscano l’educazione alimentare e il cambiamento dello stile di vita.
È proprio questo uno degli aspetti che rischia di diventare ancora più delicato con la versione orale. Una compressa quotidiana può apparire psicologicamente più “innocua” di un’iniezione, ma Wegovy resta un farmaco soggetto a prescrizione, con precise indicazioni e possibili effetti avversi, non un integratore dimagrante.
Oltre 150 decessi segnalati nel Regno Unito
A ricordare che i farmaci GLP-1 non sono privi di rischi arrivano anche i dati della britannica Medicines and Healthcare products Regulatory Agency (MHRA). Attraverso il sistema di farmacovigilanza Yellow Card sono state raccolte circa 150mila segnalazioni di possibili reazioni avverse associate ai principali medicinali utilizzati per il controllo del peso.
Per il semaglutide, principio attivo di Wegovy ma anche di Ozempic e Rybelsus, risultano 48.089 segnalazioni di sospette reazioni avverse e 59 decessi. Per la tirzepatide, principio attivo di Mounjaro, le segnalazioni sono 106.189, con 120 decessi sospetti, mentre per liraglutide sono state registrate 4.491 reazioni avverse e 37 decessi.
I problemi segnalati riguardano soprattutto l’apparato gastrointestinale, ma compaiono anche disturbi del sistema nervoso e, in alcuni casi, patologie più serie.
I numeri, però, vanno interpretati con cautela: come sottolinea la stessa MHRA, una segnalazione Yellow Card non dimostra che sia stato il farmaco a provocare l’effetto avverso o il decesso, ma indica soltanto che chi ha segnalato il caso ha ritenuto possibile un collegamento. L’agenzia britannica continua comunque a monitorare questi medicinali e ribadisce che, quando utilizzati nelle indicazioni autorizzate, i benefici degli agonisti GLP-1 superano i rischi potenziali.
Dalla Germania al resto dell’Europa
L’autorizzazione della Commissione vale per tutti i paesi dell’Unione, ma l’effettiva commercializzazione dipende dalle strategie di lancio, dai prezzi e dai sistemi sanitari dei singoli Stati.
La Germania è al momento il mercato dell’Ue per il quale il debutto appare più vicino: Novo Nordisk ha già annunciato ufficialmente che Wegovy in compresse sarà disponibile nel paese e ha programmato l’evento di lancio per il 2 settembre.
Per l’Italia, invece, non è stata ancora comunicata una data ufficiale di commercializzazione.
La corsa alla pillola, in ogni caso, è appena cominciata. E se l’eliminazione dell’ago potrà rappresentare un vantaggio importante per i pazienti che hanno realmente bisogno di queste terapie, potrebbe contemporaneamente rendere ancora più sottile il confine tra cura dell’obesità e consumo di farmaci per dimagrire. Un confine che, come abbiamo documentato negli ultimi anni, social network, mercato e ricerca del dimagrimento rapido hanno già contribuito ad assottigliare pericolosamente.









