
Pubbliredazionale a cura di Studio MG
Quando un infortunio sul lavoro causa la morte di una persona, il danno non riguarda solo la vittima. Colpisce anche chi resta: coniuge, figli, familiari conviventi e persone che avevano con il lavoratore un legame affettivo stabile.
Ma come si può dare un valore economico a una perdita di questo tipo? È una domanda difficile, anche scomoda, ma necessaria. Perché il risarcimento non cancella il dolore, però può rappresentare una forma di tutela per la famiglia e di riconoscimento del danno subito.
Che cosa si intende per danno da perdita del rapporto parentale?
Il danno da perdita del rapporto parentale è il pregiudizio sofferto dai familiari per la morte di una persona cara. Non riguarda soltanto l’aspetto economico, ma soprattutto la perdita del legame affettivo, della presenza quotidiana e della vita condivisa.
Per orientare la quantificazione di questo danno, si usano le tabelle pretorie e in particolare quelle di Milano, pubblicate dall’Osservatorio sulla Giustizia civile del Tribunale di Milano e quelle del Tribunale di Roma, aggiornate anche per la liquidazione del danno non patrimoniale da perdita del rapporto parentale.
Un caso simulato: quanto può emergere dal calcolo?
Immaginiamo questo scenario.
Una donna di 52 anni perde il marito, di 55 anni, in un incidente sul lavoro avvenuto in Lombardia. I due erano sposati e convivevano stabilmente. Nel nucleo familiare ci sono anche due figli.
L’uomo stava lavorando in officina quando un sostegno del soppalco ha ceduto. È caduto a terra e, insieme a lui, sono precipitate anche pile di pneumatici che lo hanno travolto. Il fatto è avvenuto dieci mesi fa.
Inserendo questi dati nel calcolatore, la stima orientativa del risarcimento per la moglie risulta pari a 367.634 euro
Attenzione: questa cifra non deve essere letta come un importo automatico o garantito. È una simulazione basata senza approfondire i dati complessi che questi casi richiedono, come la dinamica e la responsabilità reale dell’accaduto, o la situazione finanziaria della vittima. È un calcolo indicativo basato su alcuni dati essenziali che sono: età della vittima, età del familiare superstite, rapporto con la vittima, convivenza e composizione del nucleo familiare.
In caso di trattativa con il liquidatore della compagnia assicurativa, i documenti e i dati da presentare infatti sono molto più precisi e specifici.
Perché la convivenza incide sul valore del risarcimento?
La convivenza è uno degli elementi più importanti, perché aiuta a misurare la concretezza del rapporto quotidiano.
Perdere un coniuge con cui si viveva significa perdere una presenza costante: abitudini, supporto, organizzazione familiare, progetti, assistenza reciproca. Non è solo una perdita affettiva astratta, ma una frattura nella vita di tutti i giorni.
Per questo, nella valutazione del danno, il rapporto tra vittima e superstite non viene considerato solo in base al grado di parentela, ma anche alla qualità e intensità del legame.
Perché anche l’età conta?
L’età della vittima e quella del familiare superstite incidono perché aiutano a stimare la durata presumibile del rapporto che non può più essere vissuto.
Nel caso simulato, la vittima aveva 55 anni e la moglie 52. Si tratta quindi di una coppia ancora in una fase di vita familiare attiva, con una prospettiva di molti anni di relazione, sostegno e presenza reciproca.
Anche questo elemento contribuisce alla valutazione complessiva.
Che ruolo hanno i figli nel nucleo familiare?
La presenza di figli nel nucleo familiare può rafforzare la rappresentazione della vita familiare interrotta. Nel caso simulato, oltre alla moglie, ci sono due figli.
Questa simulazione si concentra sulla posizione della moglie, ma in un caso reale anche i figli hanno una propria posizione risarcitoria autonoma, da valutare in base all’età, alla convivenza, al rapporto con il genitore deceduto e alle conseguenze subite. Ovvero: anche loro possono richiedere un risarcimento in maniera “separata” dall’esito di quello della moglie.
In caso di infortunio sul lavoro l’indennizzo dell’INAIL e il risarcimento si sovrappongono e l’uno esclude l’altro?
No. Questo è un punto molto importante.
In caso di morte causata da infortunio sul lavoro, l’INAIL può riconoscere alcune prestazioni ai familiari superstiti. La rendita ai superstiti è una prestazione economica non soggetta a Irpef, destinata ai familiari del lavoratore deceduto per infortunio o malattia professionale; tra i destinatari ci sono coniuge/unito civilmente e figli.
L’INAIL indica anche percentuali di riferimento per la rendita: per esempio, il 50% al coniuge e il 20% a ciascun figlio, entro i limiti previsti.
Il risarcimento civilistico, però, può seguire un percorso diverso. Serve a valutare il danno complessivo subito dai familiari e può comprendere voci che non coincidono necessariamente con le prestazioni INAIL.
Perché una stima non basta per chiudere il caso?
Una stima è utile per orientarsi, ma non sostituisce l’analisi del caso concreto.
In un infortunio mortale sul lavoro bisogna valutare molti elementi: dinamica dell’incidente, eventuali responsabilità, condizioni di sicurezza, documenti aziendali, verbali, indagini, testimonianze, rapporti tecnici e prestazioni già riconosciute.
Nel caso simulato, il cedimento di un sostegno del soppalco e la caduta di materiali dall’alto sarebbero elementi da approfondire con attenzione, perché potrebbero essere collegati a profili di sicurezza dell’ambiente di lavoro.
Cosa dovrebbe fare una famiglia dopo un infortunio mortale?
La prima cosa è raccogliere tutti i documenti possibili per rivolgersi ad un professionista. Servono certificati, verbali, comunicazioni INAIL, eventuali atti dell’autorità, documenti sul rapporto di lavoro, informazioni sui familiari superstiti e ogni elemento utile a ricostruire la vita familiare e le conseguenze della perdita.
È importante anche evitare di valutare una proposta economica senza aver capito quali voci siano state considerate e quali, invece, siano rimaste escluse.
Perché conoscere questi dati è utile anche prima di averne bisogno?
Nessuno pensa di dover affrontare una situazione simile. Ma sapere che esistono criteri, documenti e diritti aiuta le famiglie a non muoversi alla cieca nel momento più difficile.
Il risarcimento non restituisce una persona cara. Però può aiutare a riconoscere la gravità della perdita e a proteggere chi resta.
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