Pfas, Veneto: il 3% dei campioni alimentari è fuorilegge

MAIALE OGM

Pubblicati i primi dati del monitoraggio dei prodotti di origine animale della Regione e Iss sulla contaminazione da Pfoa e Pfos: le positività sopra i limiti di legge riguardano bovini e suini allevati nella zona più contaminata. Nel mirino l’acqua di abbeveraggio

In Veneto la contaminazione da Pfas negli alimenti di origine animale in concentrazioni superiore al consentito riguarda solo il 3% dei campioni analizzati, soprattuto di suini e bovini allevati in 8 aziende zootecniche sulle 156 monitorate. La fonte della contaminazione è molto probabilmnete l’acqua di abbeveraggio degli allevamenti, captata da pozzi senza filtraggio. Le uova non sono mai risultate contaminate.

Numeri che emergono dal nuovo Rapporto sulla presenza di Pfas nei prodotti di origine animale condotto dalla Regione Veneto e l’Iss, l’Istituto superiore di sanità, con la collaborazione dell’Istituto zooprofilattico delle Venezie, di Arpa Veneto e delle Usl locali.

Veniamo ai numeri. Su un totale di 156 aziende analizzate, classificate, relativamente alla contaminazione da Pfas, in zone ad alta, media e bassa intensità, 148 (93%) presentano valori al di sotto dei limiti di legge, mentre 8 aziende (5%) superano tali limiti per Pfoa o Pfos in muscolo bovino, fegato bovino o fegato suino; sono aziende distribuite in massima parte nelle zone ad alta e media intensità. In queste aziende, si legge nel rapporto regionale, “sono state adottate tempestive misure di intervento al fine di evitare la messa in commercio dei prodotti, ed è stato avviato un monitoraggio costante atto a garantire il progressivo rientro nei limiti di legge”.

Sono stati prelevati nelle aziende coinvolte nello screening 703 campioni elementari analizzati, 680 (97%) sono risultati entro i limiti di legge, dove esistenti, mentre 18 (3%) hanno mostrato valori superiori ai tenori massimi. In 5 campioni (0,7%), prelevati da 3 diverse aziende (2%), sono stati rilevati livelli di Pfose Pfoa che superavano i livelli indicativi al di sopra dei quali è necessario condurre ulteriori indagini per individuare le cause della contaminazione.

“Permane – prosegue il Raporto – come già individuato nel precedente piano (condotto tra il 2016 e il 2017, ndr), la correlazione fra contaminazione degli alimenti e contaminazione dell’acqua di abbeveraggio, in particolare per quanto riguarda la presenza di Pfos legata all’impiego di acqua di pozzo non filtrata“.

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il Piano di monitoraggio si completerà con la prossima pubblicazione dei dati sulla contaminazione nelle filiere vegetali.