Pesce fresco: le 4 frodi più frequenti

Sostituzione di specie con una meno pregiata, colorazione artificiale per farlo sembrare appena pescato, aggiunta di additivi non dichiarati… È facile abboccare all’esca dei frodatori

Spesso non basta saper riconoscere il pesce fresco perché le aggiunte e i trattamenti, più o meno fraudolenti fanno sembrare appena pescato un prodotto scongelato da alcuni giorni oppure si rischia di acquistare a caro prezzo una specie per un’altra magari meno pregiata.

In base ai test effettuati e agli esperti che in questi anni abbiamo intervistato ecco le 4 principali frodi nel settore del pesce fresco:

La frode principale e più diffusa nel settore ittico è la cosiddetta sostituzione di specie (nota anche come mislabelling), che consiste nel vendere un pesce di scarso valore commerciale facendolo passare per una specie molto più pregiata e costosa. Questa pratica causa un notevole danno economico al consumatore, che si ritrova a pagare a caro prezzo un prodotto che vale in realtà molto meno. Tra le sostituzioni più frequenti individuate dai test sul Dna si annoverano il pangasio del Mekong o la brotula venduti al posto della cernia, il filetto di halibut spacciato per sogliola, e squaloidi come la verdesca o lo smeriglio venduti come tranci di pesce spada. Anche il pregiato gambero rosso di Mazara del Vallo è spesso oggetto di truffa, venendo sostituito con gamberi viola, bianchi o provenienti da mari lontani come Mozambico o Argentina. A livello globale, le indagini hanno rivelato che circa un terzo del pesce consumato nel mondo non corrisponde a quanto dichiarato in etichetta, con picchi di contraffazione in Italia che per specie come cernia, pesce spada e persico hanno superato l’80% dei campioni.

Un’altra frode molto comune riguarda l’alterazione visiva del pesce (il cosiddetto “maquillage“) per nasconderne la scarsa freschezza o per renderlo più appetibile. Nel caso del tonno a tranci, i frodatori utilizzano talvolta il succo di rapa rossa come colorante legale per mascherare l’impiego illecito di monossido di carbonio, un gas usato per mantenere il colore rosso vivo della carne e farla sembrare falsamente freschissima. Per il salmone e il tonno da allevamento, invece, si ricorre spesso all’aggiunta di pigmenti e additivi coloranti (come l’astaxantina) nei mangimi per conferire alle carni la tipica colorazione rossastra o arancione che in natura acquisirebbero nutrendosi di crostacei
 
Spesso si ricorre alla chimica anche per vendere come “fresco” un prodotto che in realtà è stato precedentemente congelato. È il caso dell’uso illecito di antiossidanti, come l’acido ascorbico (E 300) e i suoi derivati, che vengono impiegati in dosi elevate per evitare l’ossidazione e l’imbrunimento dei filetti di tonno decongelati, spacciandoli per freschi e aumentando così il rischio di grave intossicazione da istamina per i consumatori. Altre pratiche fraudolente includono l’uso di perossido di idrogeno (acqua ossigenata) nei cefalopodi (polpi, seppie, calamari e totani) per alterare lo stato di freschezza, mascherare difetti e aumentare artificialmente il peso del pescato, oppure la vendita nei ristoranti (specialmente nei format “All you can eat”) di pesce congelato o mal conservato fatto passare per fresco
 
Infine le frodi non risparmiano nemmeno il tonno in scatola. Indagini internazionali sulle scatolette di tonno hanno portato alla luce la pratica illegale di mescolare all’interno della stessa confezione specie diverse di tonno (ad esempio, tonno pinna gialla e tonno obeso per abbattere i costi), oppure di utilizzare una specie di minor pregio commerciale rispetto a quella esplicitamente dichiarata nell’etichetta.