Fragole, il test di Greenpeace e Pan Europe: Pfas in 4 campioni italiani su 5

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Un’indagine condotta da Greenpeace Italia e Pan Europe su 41 campioni provenienti da 11 Paesi dell’Unione Europea rivela che la maggior parte delle fragole contiene un mix di pesticidi Pfas, interferenti endocrini e sostanze neurotossiche. In Italia 4 su 5 sono contaminati da sostanze perfluoroalchiliche e non adatti ai neonati.  Si salva solo il bio

Un’indagine condotta da Greenpeace Italia e Pan Europe su 41 campioni provenienti da 11 Paesi dell’Unione Europea rivela che la maggior parte delle fragole contiene un mix di pesticidi Pfas, interferenti endocrini e sostanze neurotossiche. In Italia 4 su 5 sono contaminati da sostanze perfluoroalchiliche e non adatti ai neonati. Si salva solo il bio.

I risultati del monitoraggio

I livelli di contaminazione riscontrati nelle fragole provenienti da agricoltura convenzionale sono altamente preoccupanti: in media, le fragole europee contengono residui di 3,5 diversi principi attivi pesticidi, e i pesticidi rilevati più frequentemente appartengono alle categorie più tossiche autorizzate nell’UE: interferenti endocrini, Pfas e sostanze neurotossiche. Le fragole più contaminate sono risultate quelle provenienti da Slovenia, Belgio e Irlanda, con una media rispettivamente di 7, 6 e 5 residui di pesticidi per campione. Il numero massimo di residui riscontrati in un singolo campione è stato registrato in Belgio (9 residui), Ungheria (8) e Irlanda (8). Solo il 22% delle fragole convenzionali e tutti e cinque i campioni biologici o etichettati come privi di pesticidi non contenevano residui di pesticidi quantificabili. Rispetto ai campioni italiani, la media è di 2,4 residui per campione, con il campione italiano più contaminato che contiene 6 residui di pesticidi. Una quota significativa delle fragole analizzate conteneva residui di due pesticidi con proprietà di interferenza endocrina, fludioxonil (39%) e cyprodinil (33%), che, secondo la normativa europea, avrebbero dovuto essere ritirati dal mercato già da uno o due anni. Tuttavia, l’Unione Europea e gli Stati membri continuano a non applicare correttamente la legislazione vigente.

Pfas e criticità nei campioni italiani

Pesticidi appartenenti alla famiglia dei Pfas sono stati rilevati nel 58% dei campioni, mentre il 56% delle fragole analizzate conteneva pesticidi classificati come “Candidati alla sostituzione” (Candidates for Substitution), ossia sostanze considerate particolarmente pericolose che gli Stati membri avrebbero dovuto eliminare progressivamente già dal 2011. Infine, quasi un campione su cinque (17%) conteneva pesticidi neurotossici, un dato particolarmente allarmante considerando le quantità significative di fragole che possono essere consumate dai bambini.

I dati relativi ai 5 campioni italiani analizzati evidenziano criticità specifiche che pongono il nostro Paese al centro del dibattito sulla sicurezza alimentare. In Italia, ben 4 campioni su 5 contengono almeno un pesticida appartenente alla famiglia dei Pfas. Si tratta di “sostanze eterne” estremamente persistenti, associate alla formazione di acido trifluoroacetico (TFA), recentemente classificato come tossico per la riproduzione. Sostanze che alterano il sistema ormonale, come il Fludioxonil (trovato in 3 campioni italiani) e il Cyprodinil (in 1 campione), sono state rilevate nonostante la normativa europea ne prevedesse il ritiro già da tempo. La media italiana è di 2,4 residui per campione, ma il caso più grave ha registrato la presenza contemporanea di 6 diversi pesticidi in un solo frutto. Solo un campione italiano è risultato privo di pesticidi. Di particolare gravità è il fatto che 4 campioni su 5 non rispetterebbero gli standard di sicurezza previsti per gli alimenti destinati ai neonati, che impongono limiti molto più severi (0,01 mg/kg).

Le minacce invisibili: l’effetto “cocktail” e i rischi per la salute

Il rapporto denuncia una grave lacuna normativa: dal 2005 l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) non ha ancora presentato una metodologia per valutare l’esposizione cumulativa a più pesticidi contemporaneamente. Questo significa che i limiti di legge attuali non tengono conto degli effetti sinergici di queste miscele sulla salute umana. L’esposizione cronica a questi residui è correlata a patologie gravi, tra cui infertilità, disturbi dello sviluppo cerebrale nei bambini e un aumento del rischio di alcuni tipi di tumore.

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Le raccomandazioni per i consumatori

Data l’impossibilità di sbucciare o lavare efficacemente le fragole per eliminare i residui chimici, Greenpeace e Pan Europe consigliano di scegliere il biologico, fare attenzione in gravidanza e infanzia e preferire prodotti locali con metodi più sostenibili.

Le richieste alle istituzioni

Le organizzazioni chiedono ora ai decisori politici di applicare con rigore le norme esistenti, vietando immediatamente le sostanze più tossiche e sostenendo gli agricoltori nella transizione verso sistemi di controllo dei parassiti non chimici.

Il test del Salvagente del 2025

Nell’aprile del 2025, un test del Salvagente ha analizzato 15 vaschette acquistate nelle principali catene della grande distribuzione italiana. Sebbene nessun campione abbia superato i limiti di legge e non siano state trovate sostanze vietate in quantità tali da configurare un’irregolarità, il quadro resta preoccupante: sono stati rilevati 24 diversi pesticidi e fino a 7 residui nello stesso campione.

Tra le sostanze individuate figurano principi attivi sospettati di essere cancerogeni, interferenti endocrini, tossici per la riproduzione o dannosi per lo sviluppo fetale. In cinque campioni è stato inoltre trovato un metabolita dello spirotetramat, un pesticida destinato a essere vietato per i rischi legati alla salute.

I risultati migliori sono stati ottenuti da due prodotti biologici, quelli di NaturaSì e Carrefour, mentre tra le fragole convenzionali ha spiccato Conad Percorso Qualità, con un solo residuo in quantità molto ridotte. All’estremo opposto si collocano La Favetta e Regina della Basilicata, risultate le peggiori per numero e tipologia di residui.

Il test conferma quindi che, pur nel rispetto dei limiti di legge, le fragole restano uno dei prodotti agricoli con il più elevato livello di contaminazione da pesticidi, riaccendendo il dibattito sui possibili effetti del cosiddetto “effetto cocktail”, cioè dell’esposizione contemporanea a più sostanze chimiche.

Fragole e chimica: il nostro test su 15 vaschette