Metilmercurio nel pesce, l’allarme tedesco: rischi per gravidanza e infanzia

TONNO MERCURIO

Il BfR lancia l’allarme sul metilmercurio nel pesce: rischi per gravidanza e infanzia, soprattutto con specie come tonno e pesce spada. Ma il pesce resta utile: serve scegliere varietà meno contaminate e limitarne il consumo

Il metilmercurio presente nel pesce può rappresentare un rischio per lo sviluppo neurologico dei bambini, soprattutto durante la gravidanza e l’allattamento. A ribadirlo è l’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi (BfR), che in una nuova guida aggiornata invita a prestare attenzione alla scelta delle specie ittiche, senza però rinunciare ai benefici nutrizionali del pesce.

Cos’è il metilmercurio e i rischi per la salute

Il metilmercurio è una forma organica del mercurio che si forma naturalmente nell’ambiente acquatico: alcuni batteri trasformano il mercurio inorganico in questa sostanza, che entra nella catena alimentare marina.

Il fenomeno dell’accumulo è progressivo: dal fitoplancton allo zooplancton, fino ai pesci e ai grandi predatori, la concentrazione aumenta a ogni passaggio. Per questo motivo i livelli più elevati si trovano nelle specie di grandi dimensioni e longeve.

Una volta ingerito, il metilmercurio viene facilmente assorbito dall’organismo umano e si distribuisce in diversi organi, in particolare cervello, fegato e reni. È stato rilevato anche nel sangue del cordone ombelicale, nella placenta e nel latte materno.

Secondo il BfR, il sistema nervoso in fase di sviluppo è particolarmente sensibile al metilmercurio. L’esposizione durante la gravidanza può quindi avere effetti sul feto, mentre nei lattanti può interferire con lo sviluppo neurologico.

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Livelli molto elevati e prolungati nel tempo possono provocare danni ai nervi, con disturbi motori, alterazioni della percezione sensoriale e debolezza muscolare. Tuttavia, sottolinea l’istituto tedesco, tali livelli difficilmente si raggiungono con una dieta normale.

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha fissato una dose settimanale tollerabile pari a 1,3 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo.

I dati raccolti dal BfR indicano che, nella popolazione generale, l’assunzione media resta al di sotto di questa soglia. Tuttavia, nei forti consumatori – in particolare tra adolescenti e giovani adulti – si possono registrare valori vicini o superiori al limite, soprattutto in chi consuma frequentemente tonno.

Le specie più a rischio

Non tutti i pesci presentano lo stesso livello di contaminazione. Le concentrazioni più elevate si riscontrano nei grandi predatori marini, come:

  • squalo
  • pesce spada
  • halibut
  • tonno

Anche prodotti molto diffusi, come il merluzzo dell’Alaska (spesso utilizzato nei bastoncini di pesce), pur contenendo quantità inferiori, contribuiscono in modo significativo all’esposizione complessiva proprio per l’elevato consumo.

Un capitolo a parte riguarda il tonno, di gran lunga il più consumato tra le specie a rischio.  Nel 2024 l’Ong francese Bloom ha testato 148 scatolette di tonno acquistate in cinque Paesi europei, di cui 28 in Italia, rilevando la presenza di mercurio in tutti i campioni. In cinque prodotti venduti nel nostro Paese i livelli hanno addirittura superato il limite di legge di 1 mg/kg. L’indagine ha inoltre evidenziato una criticità normativa: proprio il tonno, tra le specie più esposte all’accumulo di metilmercurio, è anche quella per cui la legislazione europea consente i limiti più elevati, tre volte superiori rispetto ad altri pesci come il merluzzo. Una discrepanza che, secondo Bloom, non ha basi sanitarie ma risponde piuttosto a esigenze di mercato, motivo per cui l’associazione chiede un abbassamento delle soglie attualmente consentite.

Le analisi sui prodotti italiani realizzate nel 2024 dall’Ong Bloom

Le raccomandazioni del Bfr

Il BfR invita in particolare le donne in gravidanza e in allattamento a limitare il consumo di pesci con alti livelli di metilmercurio. La sostanza, infatti, attraversa la placenta e può essere trasferita anche attraverso il latte materno.

Il rischio riguarda quindi direttamente il feto e il neonato, le categorie più vulnerabili agli effetti neurotossici.

Nonostante i rischi legati al metilmercurio, spiega l’ente di ricerca pubblica tedesco, il pesce resta un alimento importante. È una fonte preziosa di proteine, vitamine, iodio, selenio e soprattutto acidi grassi omega-3, associati a benefici per il sistema cardiovascolare.

Per questo motivo, anche l’Efsa e la Società tedesca di nutrizione raccomandano di consumare pesce una o due volte a settimana, privilegiando però specie a basso contenuto di metilmercurio.

La strategia indicata dagli esperti è chiara: non eliminare il pesce dalla dieta, ma evitare o limitare le specie più contaminate, soprattutto nelle fasi più delicate della vita.