Il mondo del biologico contro la svolta pro-Ogm di Crea, Coldiretti e Federchimica

NUOVI OGM TEA

La proposta di sperimentare in campo e investire nei nuovi Ogm (i Tea) preoccupa anche il mondo del biologico che la vede come una minaccia per chi fa agricoltura pulita in Italia, nell’interesse esclusivo di una parte dell’industria. Le posizioni di Federbio e Assobio. E l’allarme degli scienziati.

 

“Ogm e metodo biologico sono da sempre alternative inconciliabili. Il consumatore vede nel prodotto biologico anche una garanzia di assenza di Ogm e consentire l’impiego delle NGT in ambito biologico confonderebbe il consumatore, destabilizzandolo nelle sue scelte di acquisto”.

La bocciatura della sperimentazione in campo dei nuovi Ogm, tecnicamente chiamati Nuove tecniche genomiche ovvero Tea, è netta nelle paroledi Roberto Zanoni, presidente di AssoBio. Tanto più perché dietro una posizione da sempre sposata da Federchimica che da qualche tempo ha visto anche l’entusiasmo pubblico di Coldiretti, ora c’è il Crea, l’ente pubblico vigilato dal ministero per le Politiche agricole che ha lanciato la proposta.

Un’idea che non va giù a molti (ieri avevamo pubblicato le critiche di Stefano Mori, coordinatore del Centro internazionale Crocevia, Ong che da anni difende i diritti degli agricoltori sulle sementi in tutto il mondo) ma che trova anche la ferma opposizione del mondo del biologico.

Perché mettere a rischio il bio?

Continua Zanoni: “L’Italia, da oltre 20 anni, ha preso la decisione di restare un paese libero da coltivazioni Ogm, e questo è uno dei fattori distintivi del Made in Italy agroalimentare. La deregolamentazione dei nuovi Ogm metterebbe a rischio l’intero comparto rendendo impossibile tracciare gli Ogm lungo la catena alimentare. Per AssoBio sono indispensabili regole chiari che scongiurino i casi di contaminazioni anche accidentali.”

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Uno dei problemi a cui si riferisce il presidente di Assobio, infatti, è la possibilità (assai reale) che i nuovi Ogm finiscano per contaminare campi di bio vicini, costringendo i produttori a non commercializzare il proprio raccolto come biologico o addirittura a subire conseguenze legali.

Ma anche l’idea di investire nella ricerca sui Tea, facendolo in campo aperto, è tutt’altro che esente da perplessità nel mondo del biologico.

Interessi di una parte dell’industria

Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, spiega: “Investire in ricerca pubblica per la transizione agroecologica è strategico per il nostro paese. È fondamentale che venga finanziata e portata avanti in maniera trasparente, ponendo attenzione a distinguere tra gli interessi comuni e quelli di una parte dell’industria. In Italia, la ricerca pubblica deve essere in linea con l’obiettivo già fissato di raggiungere entro i prossimi anni il 25% di terreni coltivati a biologico per rispondere a quello che i cittadini chiedono in misura crescente, ovvero un’agricoltura veramente sostenibile e agroecologica, che tuteli la biodiversità, le risorse naturali e fornisca cibo sano e di buona qualità. I produttori biologici e biodinamici stanno già operando in questa direzione in un sistema certificato che necessita di trasparenza e tracciabilità delle filiere”.

Nulla a che vedere coi vecchi Ogm?

È questa una delle posizioni di chi ha sposato i Tea e spiega che al contrario della precedente generazione biotech, in questo caso non vengono inseriti “pezzi di Dna” esterni. Nessun problema, dunque, come sembrerebbe dimostrare anche la recente posizione della Corte di Giustizia europea che ha aperto la strada a questi nuovi Ogm?

Non concorda Gianni Tamino, membro dei Comitati Scientifici dell’Associazione medici per l’ambiente-ISDE, e in passato membro del Comitato Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie, che in una recente intervista al Salvagente dichiarava: “Non c’è nessuna differenza tra il genoma editing e gli Ogm, da questo punto di vista. In entrambi i casi, si tratta di inserire una determinata sequenza genetica all’interno di sequenze preesistenti.”

L’esperto, da sempre studioso del biotech, aveva aggiunto i motivi scientifici alla base di una preoccupazione che ritiene fondata: “Come ha scritto il premio Nobel per la fisica, Renato Dulbecco in una discussione con il sottoscritto pubblicata da Repubblica il 21 novembre del 2002, introducendo un nuovo gene in una sequenza, la funzione del nuovo gene e degli altri viene alterata in una maniera del tutto imprevedibile”.