Peste suina africana, primo caso in Germania: ora gli allevatori hanno paura

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Il ministro tedesco dell’agricoltura Julia Klöckner ha confermato che il primo caso tedesco di peste suina africana (Psa) è stato rilevato in un cinghiale trovato nel Brandeburgo, vicino al confine polacco. La notizia crea grande preoccupazione tra gli allevatori europei, visto che proprio la Psa ha messo in ginocchio il reparto produttivo di carni suine in Cina, con i capi decimati dalla malattia. Tanto che il gigante orientale sta cercando di aprire nuovi enormi allevamenti in Argentina. Nessuna cura o vaccino è attualmente disponibile, e secondo la Fao la malattia ha “un tasso di mortalità fino al 100%” negli animali che si ammalano. Secondo Rabobank, l’attuale epidemia dovrebbe ridurre la produzione di carne suina in Cina del 25-35%.

Il primo caso tedesco

Come riporta FoodNavigator, poiché i test sono stati eseguiti su campioni di un animale già morto, esiste la possibilità di un falso positivo, il che significa che sono in corso ulteriori test. Tuttavia, sembra probabile che la peste suina africana sia arrivata sul suolo tedesco. La Psa, una malattia che viene trasmessa a suini e cinghiali ma non colpisce l’uomo, è stata un problema crescente per la vicina Polonia, dove si è diffusa in tutto il paese da quando è stata rilevata per la prima volta nel 2014. L’attenzione delle autorità tedesche è ora rivolta al contenimento.

La preoccupazione Ue

Pekka Pesonen, segretario generale del Copa e della Cogeca, organizzazioni sindacali degli agricoltori europei, ha affermato che la risposta delle autorità e l’individuazione precoce danno motivo di essere ottimista sul fatto che la mandria di suini domestici tedeschi sarà protetta dal contagio: “L’identificazione dei cinghiali infetti oggi in Germania è ovviamente fonte di preoccupazione per l’intero settore della carne suina europea. Tuttavia, dovremmo essere rassicurati. La Germania ha dimostrato la sua capacità di risposta rapida e azioni efficaci, mentre la regione del Brandeburgo ha una bassa produzione di suini”.

L’alta contagiosità è un problema per l’export

La Psa, scrive FoodNavigator, “è anche altamente contagioso. Può diffondersi attraverso il contatto diretto con suini infetti, feci o fluidi corporei e contatto indiretto su oggetti come attrezzature, veicoli o persone che lavorano con i suini. Può anche essere trasmesso ai suini tramite carne infetta”. Per questo motivo, ai paesi in cui viene rilevata la Psa vengono generalmente applicate forti restrizioni al commercio internazionale. È dunque comprensibile la preoccupazione, anche tra gli allevatori italiani, visti gli effetti potenzialmente disastrosi sull’economia.