Dopo l’Olanda anche in Danimarca allevamenti di visone infetti da Covid

visoni COVID

Prima l’Olanda ora la Danimarca. Un allevamento di visoni è stato colpito dal coronavirus e gli animali verranno abbattuti per il pericolo della trasmissione del virus tra animale-uomo. Si tratta di circa 11mila esemplari risultati positivi al Covid-19.  Secondo quanto riferito dalla Reuters, una persona legata alla fattoria danese in precedenza era risultata positiva. Il Paese scandinavo è il primo al mondo nella produzione di pellicce di visone.

Lo “spillover”, dunque, non avviene solo nei wet-market cinesi dove animali di qualunque specie, vivi e morti, vengono ammassati, scuoiati, dissanguati, spellati, mangiati. Le zoonosi (le malattie infettive che possono essere trasmesse dagli altri animali all’uomo) interessano anche le produzioni animali da cui si approvvigiona l’industria della moda.

IL PRECEDENTE DEL COVID NEI VISONI IN OLANDA

Il 3 giugno il governo olandese ha disposto l’immediato abbattimento di migliaia di visoni nei primi 9 allevamenti (su 128 presenti in Olanda) identificati come nuovi focolai di SARS-CoV-2. Gli accertamenti condotti dalle autorità sanitarie hanno rilevato la presenza di numerosi visoni positivi al nuovo coronavirus con un significativo incremento della mortalità in allevamento, presenza del virus anche nell’aria e sul terreno in queste strutture e alcuni operatori che si sono malati di Covid-19.

Per almeno due dei lavoratori, il ceppo del virus è lo stesso isolato nei visoni e ciò rende probabile che l’animale sia stato la fonte dell’infezione.[1]

Si tratta del primo episodio noto del passaggio del virus SARS-CoV-2 da animale a uomo nei Paesi Bassi e in Europa e, nel caso specifico, da visoni in allevamento!
In letteratura scientifica sono già note infezioni dal virus della SARS, verificatesi in Cina, per le specie più allevate nella produzione di pellicce: visoni[i], volpi[ii] e cani-procione[iii].

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E IN ITALIA ABBIAMO 13 ALLEVAMENTI

Ma gli allevamenti “di pellicce”, europei e “ben” regolamentati (in Italia ne abbiamo ancora 13), non sono molto diversi dai wet-market o dagli allevamenti cinesi. Anche in Europa visoni, volpi e cani-procione sono ammassati a migliaia in allevamenti intensivi, rinchiusi in minuscole gabbie di rete metallica, anche sovrapposte. Oltre a tutte le problematiche di benessere animale che ne conseguono (come gravi stereotipie comportamentali dovute all’impossibilità di esprimere comportamenti naturali, situazioni di competizione – tra animali che sono predatori e che non vivono in branco – ed inevitabili aggressioni, mutilazioni, cannibalismo), le condizioni di restrizione espongono questi animali ad una più facile diffusione di malattie.

CERTIFICAZIONI “RESPONSABILI”

Le produzioni animali nell’industria della moda comportano lo sfruttamento di numerose specie di selvatici (oltre a visoni, volpi e cani-procione, in Italia e in Europa s’importano anche pelli di altri animali selvatici, catturati in natura o comunque allevati, come: rettili – serpenti, coccodrilli; canguri; cervi), e praticamente tutte le specie domestiche (dai bovini ai suini, ovicaprini, avicoli, conigli, ma anche camelidi), già sfruttate in altre filiere come quella alimentare (per le produzioni di pelli, piume, filati).

Tutte queste filiere sono quasi sempre “garantite” da certificazioni cosiddette “responsabili” ma che, nel peggiore dei casi sono state ideate, scritte e poi implementate dagli stessi produttori/allevatori. Ossia il controllore è anche il controllato. In tutti gli altri casi, comunque, le “Certificazioni Responsabili” hanno due principali limiti:

  • consentono (e dunque accettano) pratiche che implicano privazioni e sofferenze per gli animali e che, in base alla specie, possono consistere in: castrazione e inseminazione artificiale; mutilazioni (taglio della coda, delle corna); confinamenti; separazioni madri e cuccioli; uccisioni anche lente e con una prolungata agonia; impossibilità di cure individuali e immediate; impossibilità di espletare le necessarie esigenze etologiche (correre, scavare, arrampicarsi, esplorare il proprio ambiente, avere libero accesso all’acqua per nuotare – nessuna certificazione sulle piume prevede questa possibilità per le oche per esempio);
  • non potranno mai garantire che al singolo animale coinvolto nella produzione sia concessa una vita naturale (per qualità – implicazioni di cui sopra- e durata la vita zootecnica è sempre più breve della vita naturale-).

A queste criticità si aggiunge il problema dell’impatto ambientale, perché le produzioni animali hanno un effetto devastante sul pianeta.
Un prodotto moda di origine animale non sarà mai “green” soprattutto se, a monte della filiera, il fatto stesso della presenza di quel dato animale (in un allevamento intensivo o estensivo) comporta elevati livelli di emissione di CO2, eutrofizzazione delle acque, erosione del suolo e desertificazione, competizione con altre specie (selvatiche) nell’accesso alle risorse, oltre a tutto lo spreco di risorse vegetali destinate alla sua alimentazione invece che a quella umana. Oltre che non rispettare l’animale.

Le “Certificazioni Responsabili” seppur utili laddove possono migliorare le condizioni di vita degli animali rispetto a quanto disposto dalle norme vigenti, peraltro spesso anche inesistenti in alcuni paesi, poi però non devono essere un traguardo bensì un obiettivo intermedio lungo un trasparente percorso di progressiva e definitiva riduzione e sostituzione.

L’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (OIE)[2] definisce il Benessere Animale come “lo stato fisico e mentale di un animale in relazione alle condizioni in cui vive e muore” e fa riferimento alle cosiddette Cinque Libertà che descrivono le aspettative della società per le condizioni che gli animali dovrebbero sperimentare sotto il controllo umano, in termini di:

  1. libertà dalla fame, dalla malnutrizione e dalla sete;
  2. libertà dalla paura e dall’angoscia;
  3. libertà da stress termico o disagio fisico;
  4. libertà da dolore, lesioni e malattie; e
  5. libertà di esprimere normali schemi di comportamento.

Tuttavia per ogni individuo, a prescindere dalla specie, sarebbe sufficiente una sola libertà, quella di vivere libero secondo la propria natura.

Le aziende della moda devono comprendere e prendere atto che il concetto di Benessere Animale codificato nelle norme e regolamentazioni delle produzioni industriali, altro non è che una forma di sfruttamento legalizzato di esseri senzienti.

Per questo non è possibile considerare una qualsiasi produzione animale come sostenibile o rispettosa degli animali semplicemente perché normata e certificata. Occorre invece verificare le condizioni di vita, per qualità e durata, di ogni singolo animale sfruttato nella filiera.

“Responsabilità sociale” è avere il coraggio di mettere in discussione il proprio modello di business per diventare innovativi anche facendo leva sulla propria heritage, che non deve diventare una sorta di gabbia, un vicolo cieco lontano dal moderno contesto sociale. 

LE ALTERNATIVE ETICHE

Tutte le più grandi aziende moda nel mondo sono diversamente impegnate al perseguimento degli obiettivi dell’Agenda 2030. Ormai da anni la parola “Sostenibilità” è diventata la stella polare nella definizione delle strategie di business ma, spesso, anche solo delle strategie di marketing.

Solo una moda Animal Free può realmente contribuire al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile 2030 tanto valorizzati nell’industria della moda, come: Consumo e produzioni responsabili (12); Agire per il clima (13); La vita sott’acqua (14); La vita sulla Terra (15).

I brand devono abbandonare le produzioni animali (di qualunque specie) in favore di materiali più sostenibili: dalle fibre naturali vegetali (biologiche), ai materiali man-made artificiali (biopolimeri) o sintetici (da riciclo).

Se le imprese della moda non intraprenderanno il giusto percorso, da subito, saranno allora i consumatori a compiere le scelte responsabili che determineranno il futuro di queste stesse imprese perché oggi, più che mai, c’è maggiore consapevolezza che anche l’acquisto di un prodotto moda è un gesto che, inesorabilmente, ha dirette conseguenze sulla nostra vita.

#NONCOMEPRIMA

“Le aziende, a partire da quelle dell’alimentazione e dell’abbigliamento, devono essere rifondate sulla base di criteri di reale sostenibilità e Responsabilità Sociale. E lo Stato sia d’aiuto in questa trasformazione, con una diversa fiscalità.”

“Fermiamo i mercati, le fiere, l’uso e l’uccisione degli animali selvatici ed esotici. Basta caccia, catture e riproduzione di animali per farne cibo, spettacolo, pelli e pellicce a partire dall’Italia e nel resto del mondo”.

Questi sono due dei 6 punti contenuti nel Manifesto della LAV “Non torniamo come prima”[3] e che richiama il celebre insegnamento del Mahatma Gandhi “sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”: la via d’uscita dall’emergenza Covid19 passa da nuovi modelli di comportamento, sia individuali che collettivi e da interventi legislativi in grado di prevenire future catastrofi di tipo sanitario ed economico.

Non lasciamo che i dolorosi insegnamenti di questi mesi rimangano inascoltati, il momento per cambiare è ora, #noncomeprima.

 

[1] https://www.rijksoverheid.nl/binaries/rijksoverheid/documenten/kamerstukken/2020/06/03/kamerbrief-over-aanvullende-maatregelen-voor-nertsenbedrijven/kamerbrief-over-aanvullende-maatregelen-voor-nertsenbedrijven.pdf

[2] https://www.oie.int/en/animal-welfare/animal-welfare-at-a-glance/

[3] https://www.lav.it/chi-siamo/manifesto-lav

[i] Zhu, H., Guo, Q., Li, M., Wang, C., Fang, Z., Wang, P., Wu, S., Tan, J., Xiao, Y. (2020). Host and infectivity prediction of Wuhan 2019 novel coronavirus using deep learning algorithm. BioRxiv. https://www.biorxiv.org/content/biorxiv/early/2020/01/24/2020.01.21.914044.full.pdf
Heller, L. K., Gillim-Ross, L., Olivieri, E. R., & Wentworth, D. E. (2006). Mustela vison ACE2 functions as a receptor for SARS-coronavirus. In The Nidoviruses (pp. 507-510). Springer, Boston, MA. https://cloudflare-ipfs.com/ipfs/bafykbzaced4xstofs4tc5q4irede6uzaz3qzcdvcb2eedxgfakzwdyjnxgohq/pdfs/2006%20%5BAdvances%20in%20Experimental%20Medicine%20and%20Biology%5D%20The%20Nidoviruses%20Volume%20581%20__%20Mustela%20Vison%20ACE2%20Functions%20as%20a%20Rec.pdf

[ii] Wang, M., Jing, H. Q., Xu, H. F., Jiang, X. G., Kan, B., Liu, Q. Y., … & Yan, M. Y. (2005). Surveillance on severe acute respiratory syndrome associated coronavirus in animals at a live animal market of Guangzhou in 2004. Zhonghua liu xing bing xue za zhi= Zhonghua liuxingbingxue zazhi, 26(2), 84-87. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15921605
Luan, J., Lu, Y., Jin, X., & Zhang, L. (2020). Spike protein recognition of mammalian ACE2 predicts the host range and an optimized ACE2 for SARS-CoV-2 infection. Biochemical and biophysical research communications. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7102515/

[iii] Y. Guan, B. J. Zheng, Y. Q. He, et al., Isolation and characterization of viruses related to the SARS coronavirus from animals in southern China, Science 302, 276-278 (2003). https://pdfs.semanticscholar.org/4d6d/ccdd8efb120e335847d078b137b30d765639.pdf