Tracce Ogm nel miele del Centro e Sud America: il test svizzero

Sei mieli con tracce di Ogm su sedici analizzati. Gran parte di quelli che indicavano come origine l’America centrale o meridionale. È uno dei risultati più inquietanti di un test di laboratorio sul miele realizzato da Ktip, rivista dei consumatori svizzeri.
Non molti i nomi dei prodotti presenti anche sui banchi italiani, anche se spiccano – tra quelli che hanno mostrato la presenza di materiale geneticamente modificato – i mieli millefiori di Lidl, Aldi e il miele di un gigante come Langnese.
In Svizzera, come nel resto d’Europa, le tracce di piante geneticamente modificate frutto di contaminazione involontaria, come quelle trovate nei mieli del test sono legalmente consentite e non richiedono la dichiarazione. Ciò non toglie che per gli apicoltori è sempre più difficile tenerle fuori dalla portata delle api, come dimostra il lavoro svizzero, specie nelle zone dove le coltivazioni biotech sono su larga scala, come accade in centro e sud America.
E a poco serve obbligare a una distanza minima tra alveare e campo transgenico di 3 km: le api bottinano in un raggio di 10 chilometri.
Altro problema di alcuni dei mieli testati, spiegano gli esperti di Ktip, è la presenza di alcaloidi pirrolizidinici. Quando le api raccolgono il nettare e il polline dalle piante che le contengono, queste tossine vegetali entrano anche nel miele. Negli esperimenti sugli animali, hanno dimostrato di essere cancerogene. E queste sostanze sono state trovate nel “miele millefiori Bio” di Migros.