Coca-Cola connection: le pressioni per influenzare le autorità sanitarie e salvare gli affari

Una serie di email che dimostrano gli intrecci tra la Coca-Cola Company e il Centers for Disease Control and Prevention (il centro per la prevenzione e il controllo delle malattie, CDC, l’organismo di controllo sulla sanità pubblica degli Usa). Documenti che fanno emergere gli sforzi della multinazionale dei soft drink per influenzare il CDC a proprio vantaggio, facendo pressione sui responsabili politici per spostare il dibattito sull’obesità, allontanando dai riflettori le bevande zuccherate. Sono quelli presentati ieri da uno studio pubblicato su The Milbank Quarterly.
Allo studio hanno lavorato Nason Maani Hessari, ricercatore presso la London School of Hygiene & Tropical Medicine; Gary Ruskin, co-direttore del diritto degli Stati Uniti a sapere; Martin McKee, professore alla London School of Hygiene & Tropical Medicine; e, David Stuckler, professore all’Università Bocconi.

Una ricerca che si è basata su e-mail e documenti ottenuti tramite il Freedom of Information Act, l’Atto che permette la consultazione dei documenti sulla base del diritto di conoscenza degli Stati Uniti. Le e-mail dimostrano gli sforzi della Coca-Cola per “far progredire gli obiettivi aziendali, piuttosto che la salute e perfino per influenzare l’Organizzazione Mondiale della Sanità”, dice senza mezzi termini lo studio.

INCONTRIAMOCI A CENA

I documenti mostrano come i manager di Coca-Cola siano in rapporti quantomeno amichevoli con i dirigenti pubblici, più di quanto sia lecito considerare normale.

Lo scambio di mail tra Barbara Bowman, allora direttore della divisione CDC per la cardiopatia e la prevenzione dell’ictus e Alex Malaspina, ex vicepresidente senior Coca-Cola per gli affari esteri e presidente dell’ILSI (l’Istituto che racchiude molte delle multinazionali alimentari, già protagonista di pressioni anche sull’Efsa, la Agenzia europea alimentare) sono esemplari.

Il 22 settembre 2014, Malaspina scrive:

“Sono rimasto molto impressionato da tutto ciò che hai realizzato e dalle tue nuove responsabilità. Ho sempre avuto una enorme fiducia nelle tue capacità e nelle tue grandi conoscenze nell’alimentazione. Mi piacerebbe molto rivederti e anche presentarti a una giovane molto deliziosa e intelligente signora del Kenya [Wamwari Waichungo, vicepresidente della Coca-Cola per affari scientifici e regolatori globali, ndA], che l’anno scorso ha avuto il mio vecchio lavoro alla Coca-Cola, come capo della SRA. . . . Come è il tuo programma? Se sei d’accordo, dammi delle date e io preparerò una buona cena per noi tre”.

Preparerò una buona cena per noi tre

Bowman invece di declinare come inopportuna la proposta risponde:

“Mi piacerebbe vederti e conoscere Wamwary Waichungo! . . . non vedo l’ora di stare insieme”.

Prendete le nostre ricerche

Le e-mail successive di Coca-Cola relative a questo incontro chiariscono uno degli scopi di tanta convialità: condividere le prove a sostegno dei prodotti Coca-Cola. Un esempio è l’attenzione sugli edulcoranti ipocalorici, con lo staff della Coca-Cola che spiega come le “associazioni tra le bevande dietetiche e il peso negli studi epidemiologici è probabilmente il risultato di causalità inversa”. Lo staff di Coca-Cola condivide perfino una copia di una pubblicazione finanziata dalla multinazionale sull’eterogeneità nei metodi di ricerca che spiegherebbe la sovrastima del rischio di diabete. Invece di rifiutare una ricerca pagata e voluta dall’azienda che dovrebbe controllare, queste pubblicazioni, come dimostra l’inchiesta, vengono diffuse al personale della CDC.

Aiutateci con l’Oms

Le mail scambiate tra il 25 e il 27 giugno 2015, tra Bowman e Malaspina rivelano come Coca-Cola ha usato i suoi contatti sia nel CDC che nel mondo accademico per evitare potenziali minacce commerciali.

Il 25 giugno 2015, Malaspina fa riferimento a un notiziario riguardante Margaret Chan, il direttore generale dell’OMS, che indica i produttori di bevande zuccherate tra i responsabili dell’obesità globale e invoca restrizioni sul consumo di bibite analcoliche. Malaspina inoltra questo rapporto al personale della Coca-Cola, ad accademici ed ex funzionari dell’ILSI, affermando: “Si prega di consultare il rapporto. Sta ottenendo molta pubblicità. Dobbiamo trovare qualcuno, come un famoso scienziato, che trovi il modo di fare visita [intende alla Cha, direttore generale dell’Oms].

Dobbiamo trovare qualcuno, come un famoso scienziato, che trovi il modo di fare visita al direttore dell’Oms

Forse Jim Hill o qualcuno di simile statura o uno scienziato del governo degli Stati Uniti”. James Hill, un ricercatore di spicco all’università di Colorado Denver, ora all’Università di Alabama a Birmingham, e un membro della National Academy of Sciences, era tra idestinatari di questo messaggio.
Malaspina conclude: “Sto suggerendo che collettivamente dobbiamo trovare un modo per iniziare un dialogo con la Chen. Se no, continuerà a farci esplodere conseguenze negative significative su base globale. Questa minaccia ai nostri affari è seria”.
A Malaspina non basta e inoltra un messaggio alla Bowman del CDC:
“Cara Barbara: come stai? Stai passando una bella estate? Qualche idea su come avere una conversazione con l’OMS? Ora, loro non vogliono lavorare con l’industria. Chi trova tutti i nuovi farmaci? Non l’Oms, ma l’industria. È influenzata dal governo cinese ed è contro
NOI. Qualcosa deve essere fatto”

L’Oms non vuole lavorare con l’industria. Chi trova tutti i nuovi farmaci? Non l’Oms, ma l’industria

E dal suo posto nell’Agenzia per la salute pubblica Bowman non perde tempo e risponde lo stesso giorno:
“Mi sto chiedendo se qualcuno con ILSI Cina, forse Madame Chen, potrebbe avere idee. Un altro pensiero, forse qualcuno con nessi al PEPFAR [Piano di emergenza del Presidente degli Stati Uniti per il Programma di soccorso per l’AIDS]. O Gates e Bloomberg, molti hanno  collegamenti con gli uffici regionali dell’OMS”.

Perché non provate con Bill Gates o Bloomberg?

Malaspina gradisce:
“Cara Barbara, hai dato alcuni ottimi lead. Mi piace particolarmente avere il signor Bill Gates in aiuto. Il nostro presidente lo conosce bene”.

Una minaccia per la salute

Le mail e il lavoro investigativo del pool di scienziati non si ferma qui ed è pubblicato integralmente (si può scaricare qui), ma le conclusioni appaiono già chiare da questi pochi documenti che abbiamo riportato.

Tanto che Gary Ruskin, co-direttore di U.S. Right to Know, ha chiesto che “il Congresso indaghi per capire se Coca-Cola e altre società che danneggiano la salute pubblica stiano influenzando in modo non etico il CDC, sovvertendo i suoi sforzi per proteggere la salute di tutti gli americani”.
“Ancora una volta vediamo i gravi rischi che sorgono quando le organizzazioni sanitarie pubbliche collaborano con produttori di prodotti che rappresentano una minaccia per la salute”, ha dichiarato Martin McKee, professore di sanità pubblica europea presso la London School of Hygiene & Tropical Medicine. “Purtroppo, come dimostra questo esempio, e quelli più recenti nel Regno Unito, questi rischi non sono sempre valutati da coloro che dovrebbero conoscerli meglio”.