Esclusivo: così Enel usava i dati dei clienti per escludere la concorrenza

Abuso di posizione dominante messo in atto per bruciare i concorrenti sul tempo, prima che il passaggio obbligatorio al libero mercato nel settore dell’energia elettrica diventi effettivo. Questa la pesante accusa dell’Antitrust nei confronti di Enel Energia, nella confronti della quale l’Autorità è pronta a erogare una pesante multa.

Da quanto risulta al Salvagente, il procedimento istruttorio da parte del Garante per la concorrenza e il mercato, richiesto dall’Associazione italiana di grossisti di energia e trader e da Green Network, si è concluso con evidenze importanti riguardo la condotta scorretta di Enel nei confronti dei rivali. L’accusa principale nei confronti di Enel Energia Spa è quella di aver utilizzato impropriamente i dati personali forniti dal Servizio elettrico nazionale (Sen), l’ex Enel servizio elettrico Spa, che si occupa di vendere energia ai clienti sul mercato a maggior tutela, per convincerli a passare al mercato libero.

Tutelato e libero, separazione obbligata

Per capire bene la questione, è necessario premettere che in vista del passaggio obbligatorio al mercato libero dell’energia elettrica, rinviato in questi giorni al 1° luglio 2020, nell’ottica di una reale concorrenza, il legislatore ha imposto all’ex monopolista Enel di separare in maniera chiara la divisione che si occupa del mercato tutelato, in cui le tariffe sono stabilite dall’Authority dell’energia, da quella che deve competere con le altre compagnie per assicurare quanti più clienti possibili sul mercato libero. Secondo quanto appurato dall’Antitrust, invece, Enel Energia avrebbe utilizzando indebitamente i numeri telefonici e le mail raccolte dal Servizio elettrico nazionale per offerte commerciali.

Il database con i nomi dei clienti tutelati

La società si è difesa sostenendo che i dati erano liberamente acquistabili da qualsiasi altra compagnia, ma il Garante nella sua istruttoria smonta punto per punto queste argomentazioni: la possibilità di comprare il prezioso database dell’ex monopolista non era pubblicizzata in modo chiaro, tanto che diversi possibili acquirenti hanno affermato in sede di audizione di esserne stati all’oscuro; l’unica società che si è dimostrata interessata all’acquisto del pacchetto, la Heracomm, si è poi tirata indietro per condizioni giudicate non convenienti; Enel Spa ha pagato nel 2016-17 un prezzo per contatto sensibilmente più elevato da quello da lei stessa riconosciuto come prezzo medio sul mercato per quel tipo d’informazione; avere a disposizione dei contatti di utenti già clienti di Enel nel mercato tutelato, dà un vantaggio oggettivo, quando li si va a richiamare per proporgli di fare una scelta in continuità col passato (anche perché è difficile che una persona  colga la differenza, quando a chiamare è un’azienda che si presenta con lo stesso nome che ha utilizzato per anni in un contesto diverso); i dati messi in commercio per gli altri competitors rappresentavano solo il 30% di quelli raccolti dal Servizio elettrico nazionale.

Gestione ambigua del consenso per la privacy

E qui si arriva a un’altra delle risultanze dell’istruttoria Antitrust. Nel far firmare i contratti ai nuovi clienti, Sen separava le richieste per il consenso per la privacy in maniera quantomeno furba: laddove solitamente bisogna spuntare la prima richiesta, per i dati necessari all’azienda per fornire il servizio, e rimane facoltativa la seconda, destinata a utilizzo commerciale e/o cessione a terzi, nel caso della divisione di Enel Spa dedicata ai contratti in maggior tutela, la possibilità di usare i dati per fini commerciali da parte di società dello stesso gruppo era separata dalla spunta dedicata a soggetti terzi. In tal modo si è ingenerata confusione nel cliente e creata una netta distinzione tra i dati disponibili per Enel Energia e quelli acquistabili da società concorrenti.

La gestione dei “Punti Enel”

Terzo e ultimo filone pesante del procedimento dell’Authority, è quello che vede la società utilizzare, fino al 2016, lo stesso personale per vendere, all’interno dei “Punti Enel” sparsi su tutto il territorio nazionale, contratti tutelati e per il mercato libero, ingenerando così uno squilibrio competitivo rispetto ai concorrenti. I dipendenti, secondo quanto appurato dall’Antitrust, ricevevano incentivi per i contratti su mercato libero ottenuto. Anche a partire dalla riorganizzazione del 2016, quando all’interno dello stesso Punto Enel, sono stati separati postazioni e personale di Enel Energia e Sen, l’Authority ha rilevato che la compresenza avrebbe comunque ingenerato confusione nel potenziale cliente, avvantaggiando ingiustamente Enel.

Fino a settembre per ribaltare l’istruttoria

Adesso Enel Spa e le sue controllate (Enel Energia e Sen), così come le altre parti in causa, hanno tempo fino al 22 settembre per presentare nuove prove, memorie, documenti, per far cambiare idea all’Autorità prima della data fissata per l’audizione finale davanti al Collegio, il 27 settembre prossimo.

L’entità della sanzione

Se non ci saranno nuovi elementi in grado di ribaltare l’istruttoria dell’Antitrust, Enel rischia una multa che di base può raggiungere il 30% del valore delle vendite di beni o servizi interessate dall’infrazione, sanzione che potrebbe essere elevata di un ulteriore 50% nel caso in cui il fatturato totale, a livello mondiale, dell’azienda sia molto più alto delle cifre interessate dall’infrazione (e sembra probabile sia questo il caso dell’Enel). Dunque, impossibile quantificare, in base alle informazioni in nostro possesso, ma stiamo parlando di cifre che potrebbero raggiungere le decine di milioni di euro. Toccherà a Enel, in questo mese e mezzo di tempo a disposizione, dimostrare che la storia è un’altra.