Gonfi dopo Pasqua? Una tisana aiuta ma non chiedetele miracoli

l sogno di dimagrire senza sforzi è uno dei più comuni. Pensare  di farlo rimanendo comodamente seduti sul divano con una tisana in mano, poi, è una vera e propria utopia, soprattutto dopo Pasqua e Pasquetta, giorni di proverbiali abbuffate. Eppure, esistono infusi che promettono proprio una perdita di peso. Su questi e altri miraggi abbiamo chiesto un parere a Fabio Firenzuoli, medico, esperto in piante medicinali, fitoterapia e fitovigilanza, oltreché direttore del Centro di riferimento per la Fitoterapia della Regione Toscana.

Professore, le tisane possono essere pericolose?
Fondamentalmente le tisane non sono di per sé prodotti pericolosi, perché contengono poche sostanze da un punto di vista chimico ammesse dal ministero, salvo eccezioni. A peggiorare le cose può essere, semmai, la pubblicità ingannevole.

Puoi farci qualche esempio? 

Acquista qui il nuovo numero del Salvagente con il test dedicato al pet food e lo speciale sulle tisane, in edicola oppure qui.

I prodotti che più abusano di pubblicità ingannevole sono quelli dimagranti, che siano tisane o pasticche. Spesso si trovano su riviste o giornali false promesse. Si può dimagrire con le erbe, non per le erbe.

In che senso?
Le sostanze naturali che hanno un vero effetto dimagrante dal punto di vista farmacologico sono pochissime e sono proibite, l’efedrina, o comunque sostanze che agiscono sul sistema nervoso. Altra cosa è accompagnare uno stile di vita, un regime alimentare, con l’introduzione di sostanze che contengono molte fibre, che usate in maniera corretta possono favorire il dimagrimento. Ma il termine dimagrante per una tisana non è ammesso.

Facciamo chiarezza. La proprietà diuretica non è anche dimagrante?
Quando si usano erbe che hanno un’azione diuretica, si fa più pipì, non è che queste fanno sciogliere il grasso.  Si perde un po’ di peso perché si perdono un po’ di liquidi, ma è una cosa apparente. Il discorso vale anche per le erbe lassative.

Quali sono le più comuni?
La più comunemente fatta passare come dimagrante tra i diuretici è la pilosella, molti di questi prodotti la contengono. Tra i lassativi, tarassaco, la senna…

Quali sono i maggiori rischi legati a un uso scorretto delle tisane?
L’interazione tra erbe e farmaci assunti.

Ci faccia qualche esempio.
Si vedono tanti anziani, o tanti diabetici cronici, che assumono l’anti-diabetico orale, il farmaco per abbassare la pressione, poi ci aggiungono l’integratore, per dimagrire più alla svelta. Ci sono erbe, dalla bevanda a base di pompelmo agli estratti che contengono i citroflavonoidi, che amplificano l’effetto farmacologico di molti farmaci fino a farli diventare tossici. Per esempio un farmaco con una epato-tossicità non a dosi farmacologiche. Molti antibiotici possono intossicare il fegato anche a causa dell’interazione con le erbe.

Ci sono altre relazioni da tenere d’occhio?
Le tisane che hanno un importante effetto diuretico. Se assunte da chi già fa uso dei diuretici, e magari li prende perché ha uno scompenso cardiaco o per abbassare la pressione, possono causare un ulteriore abbassamento. Nell’anziano può portare a una caduta, a una frattura…

Come si fa, quando si acquista una tisana, a conoscere questo tipo di avvertenze, vista la carenza di etichette informative?
Le interazioni possono essere indicate in etichetta ma non sono richieste, così come il quantitativo del contenuto. Giusto in alcune tisane, come il preparato di iperico, c’è un limite di concentrazione, ma si tratta di eccezioni; i casi del genere si contano sulle dita della mano. Esiste, è vero, un problema di carenza di etichettatura di questi prodotti. I rischi maggiori, però, sono rappresentati dal dilagare del fai-da-te. E sono quelli che corrono le persone che si vanno a raccogliere le erbe da sole, magari perché ne hanno letto su internet, e magari non sanno che  stanno portando a casa una pianta proibita.

Per esempio?
Abbiamo visto che l’aristolochia, nonostante sia proibitissima perché molto tossica (per i reni addirittura cancerogena), su internet viene ancora consigliata come infuso per curare l’artrite. Un pericolo aggravato dal fatto che è una pianta molto diffusa sul nostro territorio.  Poi c’è l’abuso di credulità popolare, come quando si consigliano impropriamente delle erbe per curare il cancro, come l’aloe.