Bayer e Monsanto, la deroga per il glifosato è costata milioni in lobbying

glifosato

Secondo l’Ong Corporate europe observatory, nel 2023 Bayer ha dichiarato fino a 8 milioni di euro di spese per influenzare le istituzioni europee, il livello più alto mai registrato dalla multinazionale. Il ruolo nella campagna che puntava a ottenere la nuova autorizzazione del glifosato

Milioni di euro per difendere gli interessi di una delle più grandi multinazionali dell’agrochimica, con un obiettivo strategico: mantenere sul mercato il glifosato, l’erbicida al centro di una controversia scientifica, sanitaria e ambientale che da anni divide istituzioni, ricercatori e associazioni. È il quadro ricostruito da Corporate europe observatory (Ceo), organizzazione che monitora le attività delle lobby a Bruxelles, nel rapporto Bayer’s toxic trails, pubblicato nel settembre 2024.

I numeri raccontano la portata dell’attività politica del gruppo tedesco, che nel 2018 ha acquisito Monsanto per 63 miliardi di euro, assumendo il controllo del suo business agricolo e del marchio Roundup, uno dei più noti prodotti a base di glifosato. Secondo il rapporto, nel 2023 Bayer ha dichiarato tra i 7 e gli 8 milioni di euro di spese per le attività di lobbying presso le istituzioni dell’Unione europea: la cifra più alta mai registrata dalla stessa azienda e la maggiore tra quelle dichiarate da una singola società chimica.

Ma c’è un problema: le cifre riportate nel registro europeo della trasparenza sono autodichiarate e il sistema, secondo Ceo, presenta limiti che rendono difficile ricostruire l’effettiva dimensione delle risorse impiegate per influenzare le decisioni politiche.

I 14,5 milioni per la campagna sul glifosato

Il caso più significativo riguarda proprio la precedente campagna per ottenere il rinnovo dell’autorizzazione del glifosato. Secondo Corporate Europe Observatory, Monsanto aveva incaricato la società di pubbliche relazioni Fleishman-Hillard di lavorare alla campagna per la riautorizzazione dell’erbicida. Il contratto, del valore di 14,5 milioni di euro, non sarebbe stato dichiarato nel registro europeo della trasparenza.

La vicenda solleva interrogativi sulla capacità dei cittadini di conoscere chi finanzia le attività di pressione politica e con quali risorse. Se una parte rilevante della spesa può sfuggire alla rendicontazione pubblica, diventa più difficile valutare quanto pesino gli interessi economici privati nel processo decisionale europeo.

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Non si tratta soltanto di incontri ufficiali con commissari e funzionari. Le attività di lobbying possono passare anche attraverso associazioni industriali, consulenti, campagne di comunicazione e iniziative volte a orientare il dibattito pubblico. Per questo, osserva Ceo, i dati del registro europeo restituiscono soltanto una parte del quadro.

Settantacinque milioni di euro di lobbying nel mondo

La dimensione dell’impegno economico emerge ancora meglio dal primo rapporto di Bayer sulla trasparenza delle attività di advocacy politica, pubblicato nel dicembre 2023. Per il 2022 la multinazionale ha dichiarato 49 milioni di euro di spese mondiali per il lobbying, a cui si aggiungono 26 milioni di euro versati alle associazioni di categoria.

Il totale arriva così a 75 milioni di euro. Una cifra che comprende anche il comparto farmaceutico del gruppo e che non va quindi attribuita interamente alla battaglia sul glifosato. Secondo l’analisi di Ceo, almeno 13,5 milioni di euro erano riconducibili alle attività in Europa.

La spesa è cresciuta anche sul fronte delle relazioni dirette con le istituzioni comunitarie. Dal 2020, ricostruisce l’organizzazione, Bayer ha incontrato più volte i vertici e i funzionari della Commissione europea per discutere dossier centrali per il proprio business: dal Green Deal alla strategia sulle sostanze chimiche, dalla regolamentazione dei pesticidi alle nuove tecniche genomiche.

Tra gli interlocutori figuravano i rappresentanti delle direzioni generali competenti per agricoltura, commercio e ambiente, oltre a membri dei gabinetti dei commissari. I temi affrontati comprendevano anche la strategia Farm to Fork, la revisione del regolamento europeo sulle sostanze chimiche e la proposta di riduzione dell’uso dei pesticidi.

Dalla riduzione dei pesticidi al rinnovo dell’erbicida

Il rapporto di Ceo colloca queste attività all’interno di una strategia più ampia dell’industria chimica per contrastare o indebolire alcune delle misure ambientali previste dal Green Deal europeo. Tra le priorità attribuite a Bayer figurano l’opposizione a determinati obiettivi di riduzione dei pesticidi, il contrasto a una revisione più rigorosa della normativa sulle sostanze chimiche e il sostegno a un ampliamento delle possibilità di utilizzo del glifosato.

Il punto di contatto tra gli interessi industriali e le decisioni europee è particolarmente evidente nella vicenda dell’erbicida. Nel novembre 2023 la Commissione europea ha rinnovato l’approvazione del glifosato per altri dieci anni, fino al 15 dicembre 2033, imponendo condizioni e restrizioni. La decisione è arrivata dopo che gli Stati membri non erano riusciti a raggiungere una maggioranza qualificata né a favore né contro la proposta.

La Commissione ha motivato il rinnovo sulla base delle valutazioni scientifiche europee, che non avevano individuato aree critiche tali da impedire l’approvazione. La decisione, quindi, è stata formalmente adottata nell’ambito della procedura prevista dalla normativa comunitaria.

Questo non cancella, tuttavia, le domande sulla trasparenza del processo politico. Il fatto che il rinnovo sia arrivato dopo una campagna di lobbying non dimostra, da solo, che la decisione sia stata determinata dalle pressioni industriali. Ma le risorse impiegate dall’azienda e la molteplicità dei canali di interlocuzione con le istituzioni rendono necessario interrogarsi sull’equilibrio tra interessi economici e tutela della salute e dell’ambiente.

Il rinnovo europeo del 2023 ha garantito al glifosato altri dieci anni di autorizzazione. Resta aperta una domanda fondamentale: quanto è possibile garantire che decisioni di questa portata siano guidate esclusivamente dalla valutazione scientifica e dall’interesse pubblico, se le aziende che hanno più da guadagnare possono investire milioni per influenzare il contesto politico in cui vengono prese?