
Il testo del decreto imballaggi approvato dalla Camera esclude decine di prodotti ortofrutticoli dall’obbligo di compostabilità degli imballaggi in plastica. Patty L’Abbate: “Il Governo deve mettere le imprese nelle condizioni di cambiare”. Il Wwf punta sulla riduzione degli imballaggi a monte
L’obbligo di utilizzare imballaggi compostabili per una parte dei prodotti alimentari si ridimensiona. Con le modifiche approvate dalla Camera al decreto imballaggi (Dl 143/2026), il Governo introduce una lunga serie di deroghe per gli imballaggi in plastica monouso destinati al confezionamento di frutta e verdura fresca. Una scelta che riduce la portata della misura e che solleva critiche sul fronte della transizione verso materiali alternativi e della riduzione dei rifiuti.
Il testo, approvato in via definitiva dalla Camera il 23 settembre, esclude temporaneamente dall’obbligo un ampio elenco di prodotti ortofrutticoli preconfezionati, in attesa degli orientamenti della Commissione europea. Tra questi figurano fragole, lamponi, mirtilli, uva da tavola, pesche, albicocche, kiwi, avocado, pere e mele mature. La deroga riguarda anche numerosi ortaggi, dalle insalate ai pomodori, dai broccoli alle zucchine, oltre a erbe aromatiche fresche, funghi coltivati e prodotti di quarta gamma pronti al consumo.
Le deroghe e gli imballaggi che restano coinvolti
Il provvedimento mantiene l’obbligo di compostabilità per alcune categorie di imballaggi monouso in plastica utilizzati nella ristorazione e nel settore ricettivo. Rientrano nella disciplina gli imballaggi per alimenti e bevande destinati al consumo nei locali di alberghi, ristoranti e catering, le confezioni monodose di condimenti e le bustine monouso di cosmetici e prodotti per l’igiene destinate alle strutture ricettive. Per queste ultime, anche il contenuto dovrà essere certificato come biodegradabile e compostabile.
Sono previste ulteriori eccezioni per alcune tipologie di confezioni, tra cui quelle necessarie a garantire la sicurezza e l’igiene in strutture sanitarie e quelle fornite insieme agli alimenti pronti da asporto destinati al consumo immediato.
Gli imballaggi interessati dovranno essere certificati da organismi accreditati secondo la norma Uni En 13432 o standard europei equivalenti. Le sanzioni per le violazioni, da 2.500 a 25mila euro e fino a 100mila euro nei casi più gravi, entreranno in vigore dal 1° gennaio 2030.
L’Abbate (M5S): “Non basta rinviare, servono incentivi”
Critica la scelta delle deroghe Patty L’Abbate, deputata del Movimento 5 Stelle e docente di Economia ecologica e Management, che chiede al Governo di accompagnare concretamente le imprese nella transizione verso materiali alternativi.
“Siamo contrari a una deroga che si limita a spostare il problema nel tempo. Le esigenze della filiera ortofrutticola sono reali e vanno ascoltate, ma la risposta non può essere rinviare: il Governo deve mettere le imprese nelle condizioni economiche e tecnologiche di cambiare”, afferma L’Abbate. Secondo la deputata, le alternative esistono già e l’Italia dispone di una filiera industriale che potrebbe essere ulteriormente sviluppata. “L’Italia ha sviluppato una filiera importante delle bioplastiche biodegradabili e compostabili certificate, con competenze, ricerca e capacità industriale che vanno sostenute.”
Wwf: “La vera soluzione è ridurre gli imballaggi a monte”
Una critica di impostazione diversa arriva da Giorgio Bagordo, esperto del ciclo della plastica per il Wwf Italia, che invita a non concentrare l’attenzione esclusivamente sulla sostituzione dei materiali. “Secondo noi la vera soluzione è ridurre l’immissione di imballaggi a monte, più che cambiare il materiale degli stessi”, osserva Bagordo. Il rischio, spiega, è quello di considerare le bioplastiche compostabili una soluzione sufficiente al problema della dispersione dei rifiuti. “Anche perché, non è che se una busta compostabile di insalata finisce nell’ambiente si decompone da sola. Serve un procedimento apposito“, sottolinea l’esperto.
Da qui la critica al testo approvato: “La via è quella della riduzione a monte, dunque il decreto in questa versione finale appare poco ambizioso.”








