E-cig, l’allarme di Nature: conseguenze anche sulla salute mentale degli adolescenti

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Una revisione sistematica pubblicata su Nature fotografa i rischi delle e-cigarette per bambini e adolescenti: dipendenza da nicotina, danni respiratori, effetti sulla salute mentale e un dato preoccupante sul rischio suicidario. E chi svapa da giovane ha fino a 12 volte più probabilità di passare alle sigarette tradizionali

Le sigarette elettroniche non sono sicure. E per i bambini e i giovani i rischi sono molto più estesi di quanto si pensasse. È il messaggio che arriva da una revisione sistematica pubblicata su Nature, firmata da ricercatori e medici pediatri, che per la prima volta mappa in modo sistematico le conseguenze dello svapo in età giovanile. I risultati sono preoccupanti su più fronti: respiratorio, dentale, oculare, neurologico, mentale e persino ostetrico.

Il punto di partenza è una constatazione scomoda: “La sicurezza delle e-cigarette non è ben stabilita, e anche le prove su cui si basa l’affermazione che siano il 95% più sicure delle sigarette tradizionali sono difficili da rintracciare”, scrivono gli autori. Eppure su quella cifra si è costruita per anni la narrazione pubblica che ha favorito la diffusione di massa delle sigarette elettroniche.

Un prodotto pensato per i fumatori, finito ai ragazzi

Le e-cigarette nascono negli anni 2000 come strumento per aiutare i fumatori a smettere, e su questo fronte funzionano: una meta-analisi citata nello studio le indica come più efficaci di altre terapie sostitutive alla nicotina per la cessazione del fumo. Il problema è che si sono trasformate in qualcos’altro. I produttori hanno aggiunto sali di nicotina, che rendono il sapore più dolce e morbido, aromi alla frutta e confezioni colorate, rendendo questi prodotti “particolarmente attraenti per gli utenti più giovani”. Il risultato è una crisi globale di dipendenza da nicotina tra i minori.

Nel Regno Unito, nel 2021, solo uno su otto tra gli 11 e i 17 anni aveva mai fumato una sigaretta tradizionale, il dato più basso mai registrato. “Purtroppo, la tendenza si è invertita”, scrivono gli autori: entro il 2025, più di uno su cinque in quella fascia d’età dichiara di aver fumato almeno una sigaretta, il dato più alto in oltre dieci anni. Una proporzione analoga dichiara di aver usato uno svapo.

I danni alla salute: dalla tosse ai pensieri suicidari

La revisione sistematica identifica una gamma di effetti negativi che va ben oltre i polmoni. Sul fronte respiratorio, lo svapo è associato a tosse, respiro affannoso, senso di costrizione al petto. Ma gli autori documentano anche infiammazioni gengivali, ulcere orali, secchezza della bocca e sintomi oculari come prurito, arrossamento e visione offuscata.

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Il dato più allarmante riguarda la salute mentale: “I giovani utilizzatori di e-cigarette avevano quasi il doppio delle probabilità rispetto ai non utilizzatori di avere pensieri o piani suicidari, o di tentare il suicidio.” Depressione, attacchi di panico e anedonia risultano tutti più frequenti tra chi svapa.

Preoccupanti anche i dati sulle gravidanze: le madri che hanno svapato in gravidanza mostrano tassi più elevati di parti pretermine, neonati sottopeso per l’età gestazionale, riflessi anomali e immaturità motoria nei bambini.

Il rischio più sottovalutato: la porta d’ingresso alle sigarette

Ma il dato che gli autori definiscono “il più allarmante” è un altro: lo svapo in giovani che non hanno mai fumato aumenta significativamente la probabilità che inizino a fumare sigarette tradizionali. “Gli utilizzatori di e-cigarette avevano tipicamente da 2 a 12 volte più probabilità rispetto ai non utilizzatori di iniziare successivamente a fumare.” Un paradosso amaro per un prodotto nato come strumento per smettere di fumare.

“Il messaggio deve essere alto e chiaro”, concludono gli autori: “lo svapo non è una scelta salutare per chi non ha mai fumato e, sebbene per alcuni fumatori rappresenti una via d’uscita, per altri costituisce una porta d’ingresso alla dipendenza da nicotina.”

Cosa chiedono i ricercatori

Lo studio si chiude con una serie di richieste ai governi: vietare aromi e confezioni accattivanti per prodotti che, se fossero davvero solo strumenti terapeutici per smettere di fumare, non ne avrebbero bisogno; rendere obbligatori messaggi chiari sui rischi in tutta la comunicazione commerciale; usare la revisione sistematica come base per programmi educativi nelle scuole.

Alcuni paesi si stanno muovendo: Cina, Danimarca, Finlandia e Paesi Bassi hanno vietato gli svapo aromatizzati, il Regno Unito ha approvato nel 2025 il divieto di svapo usa e getta e nell’aprile 2026 ha esteso i controlli con il Tobacco and Vapes Act. In Italia una normativa analoga non è ancora all’orizzonte.