
L’imprenditore agricolo abruzzese Pierino Di Tulli vince in appello contro la multinazionale Valagro: il suo concime biostimolante Kendal Te contiene una sostanza che applicata sulle foglie degli spinaci agiva come “pesticida mascherato”. Risarcimento da 640mila euro
L’imprenditore agricolo abruzzese Pierino Di Tullio vince in appello contro la multinazionale Valagro: il suo concime biostimolante Kendal Te contiene una sostanza che applicata sulle foglie degli spinaci agiva come “pesticida mascherato“. La società leader mondiale nella produzione di biostimolanti dovrà versare 640mila euro all’azienda di Cappelle che aveva dovuto distruggere la verdura biologica contaminata.
La vicenda: spinaci bio distrutti per 400mila euro
Come racconta Ilcentro.it che riporta la notizia, da anni Di Tullio produce biologico destinato anche a marchi internazionali. Valagro Spa, che ha sede anch’essa in Abruzzo, ad Atessa, produce biostimolanti e specialità nutrizionali per l’agricoltura. Tra questi c’è il Kendal Te, prodotto venduto come adatto per l’agricoltura bio.
La vicenda parte dal 2016 quando Di Tullio venne a conoscenza di un prodotto non autorizzato e commercializzato dalla Valagro, utilizzato per una partita di spinaci da 400mila euro che poi fu costretto a distruggere. La produzione era destinata a una grossa catena commerciale tedesca, ma quando i camion arrivarono a Verona, gli esperti tedeschi trovarono sulle foglie una quantità elevata di clorocresolo, un inquinante bandito dai regolamenti europei per la produzione alimentare. Si tratta di un composto chimico con forte azione antimicrobica, antibatterica e antimicotica. Il carico venne rimandato indietro con l’annullamento dell’ordine e del contratto.
La sentenza d’appello: responsabilità acclarata
Dopo aver vinto in primo grado a Pescara, l’imprenditore Di Tullio ha vinto anche alla Corte d’Appello dell’Aquila, che ha rigettato il reclamo della Valagro, condannandola a risarcire circa 640mila euro alle due società parti offese, la “Azienda agricola Di Tullio Pierino” e la “Azienda Agricola Ortobio Val Tavo”, oltre al pagamento delle spese.
I giudici hanno scritto: “Nella sostanza, il Kendal Te, destinato ad applicarsi sul fogliame degli ortaggi, costituiva un prodotto fitosanitario mascherato, non autorizzato. Se applicato direttamente sul fogliame di una pianta, esercita un’azione di vera e propria igienizzazione analoga a quella di un fitofarmaco, pur non essendo un prodotto autorizzato come tale”. “In altri termini, spruzzare sulle foglie di spinacio un prodotto fertilizzante contenente clorocresolo produce un effetto ‘pesticida mascherato’, con aggiramento della normativa europea e nazionale sui prodotti fitosanitari”.
Secondo i magistrati, “il clorocresolo non è autorizzato per l’impiego sui prodotti destinati all’alimentazione umana” e dunque “il prodotto finale che ne risulti, in qualunque misura contaminato, non può essere venduto e deve essere ritirato dal mercato“.
L’etichetta “bio” non scagiona il produttore
I giudici aquilani hanno rigettato anche l’eccezione sollevata da Valagro relativa all’etichetta del Kendal Te, dove il prodotto era garantito come compatibile con la produzione biologica: “Una volta stabilito che il fertilizzante non poteva contenere il predetto biocida, presenza di cui erano pacificamente ignare le aziende agricole appellate, la responsabilità dell’appellante quale produttore dello stesso resta acclarata, a prescindere dalla predetta tematica”.









