Tonno rosso in gabbia: il boom degli allevamenti mette a rischio pesca locale e specie selvatiche

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Un nuovo report di Compassion in World Farming denuncia la crescita incontrollata del settore: in vent’anni gli allevamenti sono passati da 13 a 123, con animali strappati dal mare durante la riproduzione e rinchiusi in gabbie dove sviluppano gravi lesioni

Gli allevamenti di tonno rosso dell’Atlantico sono esplosi negli ultimi vent’anni, e con loro i rischi per la sopravvivenza della specie, per la biodiversità marina e per la sicurezza alimentare di intere popolazioni costiere. È quanto denuncia il nuovo report pubblicato da Compassion in World Farming (Ciwf), organizzazione internazionale per la protezione degli animali da allevamento.

I numeri parlano chiaro: nel 2006 gli allevamenti autorizzati di tonno rosso dell’Atlantico erano 13; oggi sono 123. Il numero di esemplari allevati è cresciuto di 19 volte, passando da un massimo di 55.000 a fino a un milione di tonni all’anno.

Un boom in vent’anni

Il metodo di cattura aggrava ulteriormente il quadro: i tonni vengono prelevati vivi durante la fase riproduttiva, il momento più delicato del loro ciclo biologico, e trascinati in grandi reti fino alle gabbie marine, dove vengono messi all’ingrasso. Una pratica che, secondo Ciwf, esercita una pressione senza precedenti sulle popolazioni selvatiche e rischia di riportare la specie sull’orlo del collasso. Non è un timore astratto: nel 2011 l’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn) aveva già classificato il tonno rosso dell’Atlantico come specie in pericolo. Solo di recente le popolazioni si sono parzialmente riprese, ma nel Mediterraneo l’ultima valutazione regionale risale a 17 anni fa, rendendo urgente un aggiornamento.

Gabbie e sofferenza

Le immagini diffuse insieme al report, girate in un allevamento nel Mediterraneo, mostrano gli animali costretti a nuotare in cerchio in spazi ristretti, con erosioni cutanee, lesioni alle pinne e perdita di occhi. Una condizione di sofferenza che Ciwf ricollega alla natura stessa di questa specie: il tonno rosso ha bisogno di nuotare ininterrottamente per respirare e, in libertà, percorre fino a 260 chilometri al giorno. La gabbia, per lui, è una condanna.

Il costo ambientale e sociale

Insostenibile anche il bilancio ambientale. Per produrre 200 chili di carne da un singolo tonno allevato possono servire fino a tre tonnellate di pesci selvatici, l’equivalente di circa 33mila sardine o 166mila acciughe. Questi piccoli pesci vengono sottratti agli ecosistemi marini e alle comunità costiere vulnerabili dell’Africa subsahariana e del Nord Africa, che da essi dipendono per nutrirsi e per il proprio sostentamento. Il tutto, sottolinea Ciwf, per rifornire prevalentemente il mercato del sushi e sashimi di lusso, in particolare in Giappone.

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Sussidi pubblici e dati nascosti

A rendere ancora più opaco il fenomeno, la mancanza di dati affidabili su catture, produzione e commercio, che impedisce di misurare la reale portata dell’espansione del settore. Un settore che, peraltro, ha beneficiato nel corso dei decenni di 64 milioni di euro di sussidi pubblici.

Le richieste di Ciwf

Ciwf chiede ora una moratoria internazionale immediata su nuovi allevamenti o sull’espansione di quelli esistenti, una valutazione urgente dello stato di conservazione della specie, maggiore trasparenza e monitoraggio, e l’obbligo di valutazioni sul benessere animale prima del rilascio di qualsiasi nuova autorizzazione. I sussidi pubblici, secondo l’associazione, dovrebbero essere reindirizzati verso forme di acquacoltura sostenibile a basso impatto trofico.