
Semaglutide e tirzepatide consentono perdite di peso importanti, ma una parte dei chili eliminati è costituita da massa magra. Per proteggere muscoli, forza e salute metabolica, la terapia deve essere accompagnata da alimentazione adeguata, esercizio fisico e controllo medico.
Quando la bilancia scende rapidamente, non tutto ciò che viene perso è grasso. È uno degli aspetti meno conosciuti del successo dei nuovi farmaci contro l’obesità, come semaglutide e tirzepatide, principi attivi diventati popolari attraverso marchi quali Ozempic, Wegovy e Mounjaro.
Queste molecole stanno trasformando la cura dell’obesità e del diabete di tipo 2, permettendo a molti pazienti di ottenere riduzioni del peso difficilmente raggiungibili con i trattamenti disponibili in passato. Ma la loro crescente diffusione, sostenuta anche dai racconti delle celebrità e dai social network, rischia di farli apparire come una semplice scorciatoia dimagrante.
A richiamare l’attenzione è la dottoressa Cristina Tomasi, specialista in medicina interna, che sottolinea la necessità di considerare non soltanto quanti chili si perdono, ma anche la composizione del peso eliminato.
“Non sono integratori, ma farmaci metabolici potentissimi”, avverte Tomasi. “Il fai-da-te e l’emulazione rischiano di compromettere il metabolismo e causare un forte deperimento muscolare, con conseguenze sulla forza fisica e sull’affaticamento”.
Una parte del peso perso è massa magra
Le analisi sulla composizione corporea condotte all’interno dei principali studi clinici mostrano che il calo ponderale prodotto da questi medicinali riguarda soprattutto il grasso, ma può comprendere anche una quota significativa di massa magra.
Nell’analisi dello studio STEP 1 sulla semaglutide 2,4 mg, i partecipanti sottoposti alla valutazione della composizione corporea hanno perso mediamente circa 15 chilogrammi. La riduzione comprendeva circa 9,7 kg di massa grassa e 6,9 kg di massa magra.
Per la tirzepatide, l’analisi dello studio SURMOUNT-1 ha rilevato che circa il 75% del peso perso era costituito da grasso e il restante 25% da massa magra.
La massa magra, tuttavia, non coincide esclusivamente con i muscoli: comprende anche acqua, organi, tessuto connettivo e altre componenti dell’organismo prive di grasso. I dati non consentono quindi di stabilire che tutta questa quota sia costituita da muscolo scheletrico. Confermano però che, durante un dimagrimento consistente, la tutela della massa muscolare deve diventare parte integrante del trattamento.
“Il muscolo non è estetica: è uno dei principali organi metabolici”, spiega Tomasi. “È un importante deposito di glucosio, contribuisce a mantenere la sensibilità all’insulina e protegge dalla fragilità con l’avanzare dell’età”.
Il rischio è maggiore per anziani e persone fragili
La riduzione della massa muscolare può rappresentare un problema soprattutto per le persone anziane, per chi parte da una condizione di fragilità o sarcopenia e per i pazienti che, a causa della forte diminuzione dell’appetito, finiscono per seguire una dieta eccessivamente restrittiva.
Il muscolo è essenziale per mantenere forza, equilibrio, autonomia e capacità di svolgere le normali attività quotidiane. Contribuisce inoltre alla regolazione della glicemia e al dispendio energetico.
Per questo, durante una terapia farmacologica contro l’obesità non dovrebbe essere controllato soltanto il peso. La valutazione può comprendere, in base alle condizioni del paziente, la composizione corporea, la forza muscolare, la qualità dell’alimentazione e la funzionalità fisica.
La perdita di massa magra, peraltro, non è esclusiva dei farmaci GLP-1: accompagna generalmente tutti i dimagrimenti rilevanti, comprese le diete ipocaloriche e gli interventi di chirurgia bariatrica. La questione centrale è limitare questa riduzione e fare in modo che la maggior parte del peso perso sia rappresentata dal tessuto adiposo.
Dopo la sospensione il peso può tornare
Un altro elemento da considerare è ciò che accade quando il trattamento viene interrotto. Come il Salvagente ha già raccontato, questi medicinali non producono necessariamente una guarigione definitiva dall’obesità.
Nell’estensione dello studio STEP 1, a un anno dalla sospensione della semaglutide i partecipanti avevano recuperato mediamente circa due terzi del peso precedentemente perso. Anche una parte dei miglioramenti metabolici ottenuti durante la terapia si era ridotta.
Il recupero del peso dopo Ozempic e farmaci simili conferma che l’obesità deve essere affrontata come una patologia cronica e non attraverso cicli occasionali di farmaci utilizzati per raggiungere velocemente un risultato estetico.
“Questi farmaci aprono una finestra di opportunità durante la quale il paziente deve preservare la massa muscolare e costruire abitudini che mantengano il risultato nel tempo”, osserva Tomasi.
La terapia, quindi, non dovrebbe essere considerata un intervento isolato. Deve inserirsi in un percorso di lungo periodo che comprenda alimentazione, attività fisica e controlli clinici. Anche l’eventuale interruzione deve essere concordata con il medico.
Proteine ed esercizio contro la perdita muscolare
La forte riduzione dell’appetito prodotta da semaglutide e tirzepatide può portare alcuni pazienti a mangiare molto meno e, in alcuni casi, a non assumere quantità sufficienti di proteine, vitamine e minerali.
Per limitare la perdita muscolare è necessario garantire un apporto proteico adeguato, distribuito durante la giornata e personalizzato in base all’età, al peso, alle condizioni cliniche e alla funzionalità renale.
Non esiste una quantità valida indistintamente per tutti. Diete particolarmente ricche di proteine non devono essere intraprese autonomamente, soprattutto in presenza di problemi renali o di altre patologie.
Il secondo strumento è l’esercizio contro resistenza, come esercizi a corpo libero, utilizzo di pesi o macchine, calibrato sulle capacità della persona. Questo tipo di allenamento fornisce al muscolo lo stimolo necessario per conservarsi anche durante una fase di riduzione delle calorie.
“Camminare fa bene, ma non basta a contrastare il catabolismo muscolare: il muscolo si conserva se viene nutrito e stimolato”, sintetizza Tomasi.
L’attività aerobica resta importante per la salute cardiovascolare e il controllo del peso, ma dovrebbe essere affiancata, quando possibile, da due o tre sedute settimanali di esercizi di forza, definite con un professionista nei soggetti fragili o sedentari.
L’effetto “pillola” sul mercato
L’accesso a questi trattamenti è destinato ad ampliarsi con l’arrivo delle formulazioni orali. Nel 2026 è stata autorizzata in Europa la prima versione in compresse di un agonista GLP-1 destinato alla gestione del peso: Wegovy orale, a base di semaglutide.
La pillola è indicata, come la formulazione iniettabile, per le persone con obesità oppure in sovrappeso in presenza di almeno una patologia collegata al peso. Deve essere utilizzata insieme a una dieta a ridotto contenuto calorico e a una maggiore attività fisica.
Negli studi presentati alle autorità europee, i pazienti trattati con semaglutide orale hanno ottenuto una riduzione media del peso superiore al 13% nell’arco di 64 settimane.
L’eliminazione dell’iniezione potrebbe rendere la terapia più accettabile per molti pazienti, ma rischia anche di rafforzare la percezione di un medicinale facile da assumere e adatto a chiunque.
“Finora l’iniezione costituiva una barriera psicologica”, osserva Tomasi. “La pillola rischia di far percepire queste molecole come una scorciatoia per dimagrire. Non stiamo parlando di una vitamina: sono farmaci che modificano profondamente la fisiologia dell’organismo e vanno prescritti all’interno di un percorso medico strutturato”.









