Riprendere peso dopo una dieta non rovina il metabolismo, la ricerca che sfata i miti sulle diete

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Una revisione pubblicata su The Lancet smentisce il mito del metabolismo danneggiato dall’effetto yo-yo: perdere e riprendere peso non causa danni permanenti. Il vero problema resta mantenere nel tempo il dimagrimento ottenuto

Per anni è stato uno degli argomenti più utilizzati contro le diete: perdere peso e poi riprenderlo farebbe più male che bene, danneggiando il metabolismo in modo permanente e rendendo ogni successivo tentativo di dimagrimento sempre più difficile. Ma una nuova revisione scientifica pubblicata su The Lancet Diabetes & Endocrinology mette in discussione questa convinzione.

Secondo gli autori dello studio, infatti, non esistono prove solide che i ripetuti cicli di perdita e recupero del peso – il cosiddetto weight cycling, meglio noto come effetto yo-yo – provochino di per sé danni metabolici irreversibili nelle persone con obesità.

A commentare i risultati, sulle pagine di The Conversation, sono stati Juan Alfonso Revenga Frauca, direttore del corso di laurea in Nutrizione umana e Dietetica dell’Universidad Internacional de Valencia, e José Miguel Soriano del Castillo, professore di Nutrizione e Bromatologia dell’Universitat de València. I due esperti sottolineano come il timore di “rompere il metabolismo” sia oggi uno dei principali ostacoli per chi cerca di perdere peso.

Il mito del metabolismo danneggiato

Molte persone che hanno affrontato più tentativi di dimagrimento raccontano la stessa esperienza: ogni volta sembra più difficile perdere peso, la fame aumenta e l’energia diminuisce. Da qui nasce l’idea che il corpo venga progressivamente danneggiato dalle diete.

La revisione pubblicata su The Lancet suggerisce però che questa interpretazione potrebbe essere errata.

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Gli studiosi hanno analizzato le ricerche disponibili sul fenomeno dell’effetto yo-yo e non hanno trovato evidenze convincenti che il recupero del peso, dopo una fase di dimagrimento, provochi un peggioramento metabolico aggiuntivo rispetto alla situazione di partenza.

Questo non significa che riprendere peso sia irrilevante o salutare. Significa piuttosto che i dati scientifici attualmente disponibili non confermano l’idea che il metabolismo venga compromesso in modo permanente.

Correlazione non significa causa

Uno degli aspetti evidenziati dagli autori riguarda il rischio di interpretare in modo scorretto alcuni studi osservazionali.

Le persone che hanno alle spalle numerosi tentativi di dimagrimento presentano spesso una maggiore quantità di grasso corporeo, più anni di obesità e più alterazioni metaboliche. Ma questo non dimostra che siano state le diete a causare quei problemi.

Potrebbe essere vero il contrario: chi soffre da più tempo di obesità o presenta fattori di rischio più importanti tende naturalmente a tentare più spesso di perdere peso e, allo stesso tempo, ha maggiori probabilità di sviluppare complicanze metaboliche.

In altre parole, il numero di diete seguite potrebbe essere una conseguenza della difficoltà della condizione e non la causa del peggioramento della salute.

Cosa succede ai muscoli durante le diete

Un’altra paura diffusa riguarda la perdita di massa muscolare.

È vero che quando si perde peso non si elimina soltanto grasso: una parte della perdita riguarda anche la massa magra. Tuttavia, secondo la revisione scientifica, non esistono prove consistenti che l’effetto yo-yo provochi una perdita permanente e progressiva di muscolo.

La composizione corporea finale dipende infatti da numerosi fattori: quantità di proteine assunte, attività fisica svolta, allenamento di forza, entità del dimagrimento e modalità con cui viene affrontato il percorso.

Anche il presunto rallentamento del metabolismo viene ridimensionato. Una persona che pesa meno consuma naturalmente meno energia per mantenere le funzioni vitali. Questo adattamento fisiologico non equivale necessariamente a un danno metabolico.

Il vero problema: mantenere il peso perso

Se l’effetto yo-yo non distrugge il metabolismo, qual è allora il nodo centrale?

Per gli autori la questione è la difficoltà di mantenere nel tempo il dimagrimento ottenuto.

La perdita di peso produce benefici documentati: migliorano pressione arteriosa, glicemia, profilo lipidico, qualità del sonno, mobilità e qualità della vita. Se il peso viene recuperato, parte di questi vantaggi tende a scomparire.

Ma questo ritorno alla condizione iniziale non significa che il corpo sia peggiorato rispetto a prima della dieta.

La distinzione assume particolare importanza nell’epoca dei nuovi farmaci anti-obesità, come gli agonisti del recettore GLP-1, tra cui Ozempic e molecole analoghe. In molti casi la sospensione della terapia comporta un recupero del peso perso. Interpretare questo fenomeno come la prova di un metabolismo “rotto” sarebbe però una semplificazione. Più probabilmente, spiegano gli esperti, dimostra che l’obesità è una malattia cronica che richiede strategie terapeutiche di lungo periodo.

Perché non bisogna smettere di provarci

La revisione non assolve le diete estreme né minimizza le conseguenze psicologiche dell’effetto yo-yo, che possono includere frustrazione, senso di colpa, perdita di fiducia e un rapporto più problematico con il cibo.

Ma il messaggio principale è un altro: recuperare il peso perso non significa aver danneggiato irreversibilmente il proprio organismo.

Secondo Revenga Frauca e Soriano del Castillo, il rischio maggiore è proprio la rassegnazione. Convincersi che ogni tentativo fallito peggiori la situazione può scoraggiare le persone dal cercare aiuto o dal riprendere percorsi di cura efficaci.

L’obesità, ricordano gli autori, è regolata da complessi meccanismi biologici che tendono a favorire il recupero del peso attraverso un aumento della fame e una riduzione del dispendio energetico. Non si tratta di una mancanza di volontà, ma di una risposta fisiologica dell’organismo.

Per questo motivo, concludono, un insuccesso non dovrebbe essere considerato la fine del percorso, ma un’indicazione utile per costruire strategie più sostenibili e durature nel tempo.