Tumore al seno e pesticidi: non c’è solo il principio attivo, ma ben 485 sostanze critiche

Un’analisi del Silent Spring Institute ha mappato le possibili esposizioni dei consumatori alle sostanze considerate rilevanti per il rischio di tumore al seno: ben 485 sono presenti nei pesticidi, che andrebbero valutati in base all’intera formulazione e non solo per il principio attivo che contengono

Non c’è solo il principio attivo. Quando utilizziamo un pesticida, entriamo in contatto con una formulazione che può contenere numerose altre sostanze, impiegate come solventi, emulsionanti, vettori, propellenti, coloranti o fragranze. E proprio questi componenti “invisibili” sono al centro di una nuova analisi del Silent Spring Institute, pubblicata su Environmental Health Perspectives.
I ricercatori hanno incrociato più di una dozzina di banche dati del governo statunitense relative a produzione, utilizzi, emissioni ambientali ed esposizione della popolazione. L’obiettivo era capire dove si trovano e attraverso quali vie possiamo entrare in contatto con le 920 sostanze chimiche già individuate dagli stessi scienziati per caratteristiche biologiche potenzialmente rilevanti per il tumore al seno.

Non solo il principio attivo: 485 sostanze nei pesticidi

Il dato che più interessa i consumatori è quello relativo ai pesticidi: 485 delle 920 sostanze sono state individuate nelle formulazioni di questi prodotti. Di queste, 145 risultano registrate negli Stati Uniti come principi attivi. Le altre comprendono anche componenti classificati come “inerti” o inattivi. Il termine “inerti”, però, non significa necessariamente innocui. Negli Usa indica sostanze che non svolgono direttamente l’azione pesticida, ma che possono avere altre funzioni all’interno della formulazione. Secondo i ricercatori, proprio questo rappresenta un possibile punto cieco: la valutazione della sicurezza tende a concentrarsi sul principio attivo, mentre l’esposizione reale riguarda la miscela nel suo complesso.

Tuttavia il numero 485 non va interpretato come numero di sostanze legate a cause accertate di tumore al seno nelle donne. La lista di partenza comprende sostanze che, sulla base delle evidenze disponibili, hanno caratteristiche considerate rilevanti per il rischio di tumore mammario: alcune hanno provocato tumori della mammella negli animali, altre hanno mostrato in laboratorio la capacità di attivare la segnalazione degli estrogeni o del progesterone, ormoni coinvolti nello sviluppo di alcuni tumori al seno. La precedente ricerca del Silent Spring Institute aveva individuato 921 sostanze con queste caratteristiche; il nuovo lavoro ne ha studiato le possibili fonti di esposizione. Non si tratta quindi di uno studio epidemiologico che dimostri che l’esposizione a un determinato pesticida provochi un tumore nelle persone. La ricerca costruisce piuttosto una mappa delle potenziali esposizioni e individua le sostanze e le fonti che meritano ulteriori approfondimenti.

Non solo pesticidi: sotto la lente anche acqua potabile, farmaci e materiali da costruzione

La mappa realizzata dai ricercatori restituisce un quadro molto più ampio di prodotti che ci espongono al pericolo. Le sostanze della lista sono state individuate anche in 500 categorie di prodotti di consumo, 462 fonti alimentari, 162 relative all’acqua potabile, 142 farmaci e 106 materiali da costruzione.
Anche in questo caso i numeri non vanno sommati come se rappresentassero altrettanti rischi certi: la stessa sostanza può comparire in più categorie e il significato dell’esposizione dipende dalla quantità, dalla durata, dalla via di contatto e dalle caratteristiche individuali.
Un altro dato significativo arriva dal monitoraggio della popolazione statunitense: 84 delle sostanze della lista sono state rilevate nell’organismo umano, anche se gli stessi ricercatori sottolineano che il dato potrebbe sottostimare l’esposizione complessiva, perché molte di queste sostanze non vengono monitorate sistematicamente.

Miliardi di chili nell’ambiente

La ricerca fotografa anche la dimensione ambientale del problema. Secondo i dati statunitensi analizzati, nel 2020 oltre 2 miliardi di libbre di sostanze della lista sono state immesse nell’aria, mentre decine di milioni di libbre sono state rilasciate nell’ambiente attraverso attività industriali nel 2024. Inoltre, 143 delle sostanze analizzate risultavano prodotte negli Usa in quantità pari o superiori a un milione di libbre nel 2019.
Sono numeri riferiti agli Stati Uniti e non possono essere automaticamente trasferiti alla situazione italiana o europea. Ma indicano, secondo gli autori, la necessità di studiare l’esposizione non più considerando una sostanza alla volta, bensì l’insieme delle fonti alle quali una persona può essere esposta nel corso della vita.

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Il problema del mix di sostanze

Il punto centrale dello studio è proprio quello che riguarda la miscela di sostanze. Per i ricercatori del Silent Spring Institute, limitarsi a valutare il singolo principio attivo può non restituire l’intero quadro dell’esposizione. Le persone, infatti, possono entrare in contatto con sostanze potenzialmente problematiche attraverso aria, acqua, alimenti, pesticidi e prodotti di consumo, anche contemporaneamente.
La ricerca non stabilisce che queste esposizioni provochino necessariamente un tumore al seno. Indica piuttosto quali sostanze e quali fonti dovrebbero essere sottoposte a ulteriori studi, compresi il monitoraggio della popolazione, l’analisi delle formulazioni complete dei pesticidi e gli studi epidemiologici sulle esposizioni.
Per il consumatore, resta una questione tutt’altro che secondaria: quanto conosciamo davvero di ciò che contiene una formulazione pesticida e dell’esposizione complessiva a cui siamo sottoposti? Secondo gli autori dello studio, migliorare le informazioni e intervenire sulle sostanze più problematiche potrebbe contribuire a ridurre le esposizioni evitabili.