
Di fronte ai 4 uomini bruciati vivi per aver chiesto quanto gli spettava per il proprio lavoro, si riapre la denuncia ricorrente delle condizioni di vita nelle baraccopoli per chi raccoglie fragole, pomodori o altro. Ma si scopre che l’inerzia del governo Meloni ha fatto perdere all’Italia 174 milioni di fondi europei che sarebbero serviti per superare le baraccopoli.
Assassinati, peggio bruciati vivi per avere rivendicato quello un diritto elementare: essere pagato per il loro lavoro. Questo è alla base della strage dei migranti compiuta lunedì 1 giugno in un distributore di carburante lungo la statale 106 ad Amendolara (Cosenza). Un quadruplice omicidio che attraverso il racconto dell’unico sopravvissuto ha scioccato l’intero paese. E ha riportato l’attenzione, magari anche solo per poche ore, sulle condizioni in cui vivono i migranti chiamati alla raccolta delle fragole, ma anche dei pomodori, in molte regioni della Penisola. Pagati – quando pure questo accade – in maniera indegna, costretti a pagare trasporti e affitti di posti in case sovraffollate o a vivere in baracche.,
Veri e propri ghetti che sopravvivono anche grazie alle “dimenticanze” o per meglio dire alle scelte politiche dei governi.
Nel numero in edicola, all’interno dell’inchiesta sulle passate di pomodoro, il Salvagente ha raccontato la condizione e le responsabilità del governo attuale sui ghetti in provincia di Foggia. Vale la pena rileggerla.
Il governo “dimentica” il Pnrr e restano i ghetti
Tra le certezze della raccolta del “tondo” nelle campagne della Capitanata c’è la data di inizio, intorno a metà luglio, e il fatto che anche quest’anno migliaia di braccianti immigrati continueranno a soggiornare nelle baraccopoli di Borgo Mezzanone e Torretta Antonacci, tra i comuni di Manfredonia e San Severo, nel foggiano. “La verità è che questo governo ha voluto perdere 174 milioni di euro di fondi Pnrr per superare i ghetti dove vivono migliaia di lavoratori in condizioni di pura indigenza”. Matteo Bellegoni, è il responsabile del dipartimento Legalità e immigrazione della Flai, la Federazione dei lavoratori dell’agro-industria della Cgil, e ha seguito fin dall’inizio tutta la vicenda fino all’amaro epilogo: “Si è voluto perdere tempo per perdere questi soldi. Mi chiedo quando si ripresenterà un’occasione come questa di investire così tante risorse per consentire a queste persone di poter vivere e lavorare in modo dignitoso”.
Il progetto – oggi in gran parte fallito – nasce nel 2021, quando il governo Conte II prevede 200 milioni di euro per il “superamento degli insediamenti abusivi e la lotta allo sfruttamento in agricoltura”, viene mappata l’emergenza, coinvolti i comuni attraverso 37 progetti e finanziate le opere con i fondi europei del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Durante il governo Draghi si mette in moto la macchina: le amministrazioni presentano i Pal, i Piani di azione locale e si procede al riparto delle risorse. Al lungo simbolo del degrado abitativo, al ghetto di Borgo Mezzanone vengono destinati 54 milioni di euro, 28 stanziati per Torretta Antonacci per un totale di 114 milioni solo per la Puglia. Nel settembre 2022 la coalizione di centro-destra vince le elezioni e a Palazzo Chigi si insedia Giorgia Meloni. “I 37 progetti vengono letteralmente dimenticati nei cassetti” spiega Bellegoni: “Nonostante le nostre sollecitazioni e quelle dei comuni coinvolti il governo resta inerte. Si sveglia solo nel luglio 2024 quando è già concreta la possibilità di perdere questi fondi”. Il governo Meloni a quel punto nomina un commissario straordinario, Maurizio Falco, ex prefetto di Latina che però in un’audizione presso la Corte dei Conti ammette il fallimento: non ci sono più i tempi per realizzare i progetti. Dei 37 interventi ne restano in piedi 11, per un totale di 24 milioni, non i principali visto che Borgo Mezzanone, Torretta Antonacci e la baraccopoli di San Ferdinando, nella Piana di Gioia Tauro in Calabria, – in tutto nei tre insediamenti abusivi ci vivono circa 10mila persone durante l’anno che triplicano nei periodi di raccolto – vengono esclusi dai finanziamenti del Pnrr. Il commissario Falco si dimette nell’autunno dell’anno scorso e l’attuale in carico, Giovanni Maria Macioce, dovrà portare a termine entro il 30 giugno i lavori previsti. Risultato finale: dei 200 milioni previsti, l’Italia ne impiegherà solo 24, i restanti 176 dovranno essere restituiti a Bruxelles. “Nel frattempo – aggiunge il sindacalista – il governo Meloni ha provato a dirottare i 176 milioni su altri progetti ma l’Europa li ha stoppati”.
Cosa si sarebbe potuto realizzare con quei fondi? “Solo a Borgo Mezzanone – prosegue Bellagani – sarebbero stati realizzati 3.500 posti letto recuperando vecchie colonie agricole, si sarebbe realizzato un centro di assistenza legale, un presidio sanitario per tutta la comunità, braccianti e residenti inclusi, e un servizio di trasporto per consentire ai lavoratori di recarsi nei campi in modo formale. Sarebbe stata una spinta per tutta l’economia locale”. Il risultato invece è che anche quest’anno la raccolta del pomodoro, avverrà nelle stesse condizioni di precarietà: “Nelle baraccopoli ci sono per lo più immigrati senza permesso di soggiorno che non hanno altra chance se non aspettare il reclutamento illegale dei caporali per la giornata lavorativa”. E si continuerà a vivere senza acqua corrente, fognature e servizio elettrico: “L’inerzia del governo è complice: quei soldi – accusa Bellegoni – non si sono voluti spendere perché questi lavoratori sono immigrati. Evidentemente questi ghetti servono per alimentare la parte non sana di un’economia agricola che usa lo sfruttamento e l’illegalità per mantenersi in piedi”.
Intanto è corsa contro il tempo per portare a termine gli 11 progetti rimasti in piedi: da Saluzzo a Rovigo, da Caserta a Eboli fino a Bisceglie si cerca, entro il 30 giugno, di realizzare i centri abitativi e i servizi collegati. A Carpino, sempre in provincia di Foggia, il comune è al lavoro per sfruttare l’occasione di superare gli insediamenti abusivi. “Il progetto – aggiunge l’esponente della Cgil – nasce nel 2019 per volontà dell’amministrazione locale che decise di recuperare case vuote per costruire una sorta di ‘albergo diffuso’ per lavoratori stagionali agricoli, vedrà attraverso le risorse del Pnrr un suo rafforzamento con ulteriori 200 posti letto. È previsto un canone di affitto calmierato, il comune farà da garante e accanto agli alloggi ci sono anche servizi di assistenza sanitaria e legale”. Una risposta concreta a una necessità di mercato: chi lavora ha diritto di vivere in modo dignitoso, le aziende che hanno bisogno di manodopera devono puntare sul lavoro regolare. In attesa che il governo centrale faccia la sua parte.









