
Una campagna sui social montata ad arte per spargere allarmismo ingiustificato: la vaccinazione sperimentale riguarda solo 5 allevamenti, non verranno usati vaccini mRNA e uova e carne non possono essere consumati come previsto dal protocollo del ministero della Salute
“Aia? No grazie!” Perchè? “Hanno cominciato la vaccinazione mRNA dei polli e dei tacchini“. Il tam tam no vax è tornato a correre sui social contro la “presunta” inoculazione di un vaccino negli allevamenti avicoli del gruppo Veronesi. È vero? No, come ha spiegato il sito di debunking Butac, si tratta dell’ennesima bufala.
Partiamo dai punti fondamentali:
- In 5 allevamenti (tre di tacchini e due di ovaiole) tra le province di Verona e Mantova è partita una campagna sperimentale di vaccinazione contro l’aviaria;
- Non sono utilizzati vaccini mRNA come previsto dall’ “Allegato 1. Progetto pilota di vaccinazione per HPAI H5 in Italia” del dispositivo dirigenziale del ministero della Salute con il quale si disciplina la vaccinazione sperimentale;
- Carne e uova degli animali coinvolti nella sperimentazione non possono essere consumati.
Approfondiamo singolarmente i tre punti che smontano la campagna di false notizie diffuse in rete.
Partiamo dall’avvio della sperimentazione. Il progetto pilota è stato avviato dal ministero della Salute contro l’influenza aviaria ad alta patogenicità. La vaccinazione è cominciata il 5 maggio scorso in 5 siti, tre di tacchini da carne in provincia di Verona, e due di galline ovaiole in provincia di Mantova. Se vogliamo essere pignoli la carne di pollo nemmeno è coinvolta. Scrive Butac: “Aia non ci risulta, né emerge da alcuna fonte ufficiale, sia l’unica azienda a prendervi parte“.
La falsa notizia a nostro parere più vistosa è quella dell’utilizzo di vaccini mRNA simili a quelli usati contro il Covid.
È lo stesso dispositivo dirigenziale del Ministero della Salute che dice chiaramente quale vaccino si può usare nei cinque allevamenti, e non è mRNA, bensì:
“Tacchini da carne
a) Prima vaccinazione: vaccino ricombinante autorizzato per il tacchino con vettore Herpesvirus del
tacchino (HVT) esprimente il gene dell’emoagglutinina H5, somministrato in incubatoio al primo
giorno di vita.
b) Seconda vaccinazione (booster): vaccino inattivato autorizzato per il tacchino a subunità per H5,
contenenti esclusivamente la proteina chiave del virus (emoagglutinina, HA) e non il virus intero,
somministrato a 30-36 giorni di età.
Pollastre
a) Prima vaccinazione: vaccino ricombinante autorizzato per il pollo con vettore HVT esprimente
l’emoagglutinina H5, somministrato in incubatoio al primo giorno di vita.
b) Seconda vaccinazione (booster): vaccino inattivato a subunità per H5 autorizzato per il pollo,
contenente esclusivamente la proteina chiave del virus (emoagglutinina, HA) e non il virus intero,
somministrato tra la 10a e la 12a settimana di vita”.
Si tratta come spiega il sito Butac di un vaccino basato su “una tecnologia in uso della medicina veterinaria fin dagli anni Novanta” non quindi un moderno mRNA ma un vaccino “tradizionale che, proseguono su Butac, “i prende un virus già noto e innocuo per l’uomo – nel caso si tratta dell’Herpesvirus del tacchino, che si usa da decenni come vaccino contro la malattia di Marek – e gli si inserisce il gene che codifica per l’emoagglutinina H5, la proteina superficiale del virus dell’influenza aviaria. Il vettore entra nelle cellule dell’animale e produce quella proteina, addestrando il sistema immunitario a riconoscerla. Non vengono inoculati virus influenzali vivi, nessun mRNA, e non avviene alcuna modifica al DNA dell’animale. Tutto molto semplice, e il booster della seconda vaccinazione è ancora più semplice visto che è un vaccino inattivato che contiene solo la proteina purificata, senza alcun materiale genetico”.
Terzo punto: carne e uova provenienti dai siti coinvolti nella vaccinazione sperimentali non possono essere venduti nè esportati. Il divieto è contenuto al punto 6 dell’articolo 1 del dispositivo del ministero della Salute: “Non è consentito l’invio di partite di animali provenienti da stabilimenti di tacchini da carne, pollastre e ovaiole per la produzione di uova da consumo inclusi nel progetto di vaccinazione pilota, di loro prodotti o sottoprodotti verso Paesi terzi o altri Stati membri della Ue”.
Resta una domanda: a chi giova diffondere notizie false e allarmistiche? Gli errori e gli eccessi degli allevamenti intensivi noi del Salvagente li conosciamo bene e li denunciamo da sempre. Le presenze sgradite nei prodotti avicoli (a cominciare dalle salmonelle per finire con gli antibiotici) le segnaliamo sempre nei nostri test basati su prove di laboratorio certificate. Questo per dire che non facciamo sconti a nessuno, che siano aziende o agenti della disinformazione in servizio permamente effettivo.








