Moda in viaggio: il costo nascosto dei resi on line. Il report di Greenpeace

MODA RESI GREENPEACE

Greenpeace ha acquisto vestiti sui portali di Amazon, Temu, Zalando, Zara, H&M, OVS, Shein e ASOS e poi li ha resi seguendo i loro viaggi con dei Gps nascosti. Il risultato? Ogni abito ha percorso in media 4.500 km, producendo 2,78 kg CO₂ equivalente

La fast fashion comporta acquisti on line compulsivi, spinti prezzi stracciati, che spesso si concludono con resi di abiti di scarsa qualità che o finiscono in discarica – contibuendo all’inquianamento ambientale – o che vengono a loro volta resi e re-immessi in vendita. E la giostra ricomincia.

Per calcoare i danni ambientali del carosello della fast fashion – in termini di CO₂ prodotta dai viaggi della moda – Greenpeace in collaborazione con Report ha valutato l’impatto di 24 capi acquistati su otto portali – Amazon, Temu, Zalando, Zara, H&M, OVS, Shein e ASOS – che sono stati poi resi e seguiti nei loro giri successivi tramite un Gps nascosto nel capo.

“La facilità con cui si possono effettuare i resi nel settore del fast fashion, quasi sempre gratuiti per il cliente, genera impatti ambientali nascosti e molto rilevanti. Mentre alcune nazioni europee hanno già legiferato per arginare o evitare il ricorso alla distruzione dei capi d’abbigliamento che vengono resi al venditore, lo stesso non può dirsi per la pratica dei resi facilitati, che incoraggia l’acquisto compulsivo di vestiti usa e getta, con gravi conseguenze per il Pianeta”, ha spiegato Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace Italia.

Per ogni acquisto è stata scelta la modalità di spedizione gratuita con le relative tempistiche di consegna offerte dal venditore. L’indirizzo di spedizione fornito ai venditori è stato lo stesso per tutti. Una volta ricevuti i pacchi, prima di renderli ai venditori Greenpeace ha nascosto al loro interno un localizzatore. Alcuni resi sono stati ritirati dai corrieri incaricati dal venditore, altri, invece, sono stati consegnati presso i punti di consegna indicati dai corrieri. “Non abbiamo mai consegnato i resi – precisano – presso i punti vendita locali dei venditori”.

In 58 giorni i vestiti hanno percorso nel complesso circa 100mila chilometri

I pacchi hanno attraversato ben 13 paesi europei e la Cina. In media, la distanza percorsa dai prodotti per consegna e reso è stata di 4.502 km. Il tragitto più breve è stato di 1.147 km, il più lungo di 10.297 km.

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Il mezzo di trasporto più usato è risultato il camion (54.222 km), seguito da aereo (34.123 km), furgone (8.290 km) e nave (2.310 km).

I 24 capi di abbigliamento sono stati venduti e rivenduti in tutto 40 volte, con una media di 1,7 vendite per abito, e resi per ben 29 volte. Dopo quasi due mesi, 14 indumenti su 24 (pari al 58%) non sono ancora stati rivenduti.

Tutti i capi di abbigliamento di Temu sono stati spediti dalla Cina e hanno percorso oltre 10 mila chilometri (principalmente in aereo): a oggi, nessuno risulta rientrato nelle disponibilità del venditore dopo il primo reso.

In Spagna. ZARA e ASOS hanno rivenduto un solo capo su tre (33%). ASOS, Zalando, H&M e Amazon sono in cima alla classifica per numero medio di rivendite: 2,25 volte. Mentre il 100% dei capi resi a Temu, OVS e Shein non è ancora stato rivenduto.

Le emissioni prodotte dal trasporto e dal packaging sono notevoli

Con la start up INDACO2 Greenpeace ha valutato che l’impatto medio del trasporto di ordini e resi è risultato pari a 2,78 kg CO₂ equivalente: il packaging incide per circa il 16% su queste emissioni.

In media, per il confezionamento di ogni pacco sono stati usati 74 g di plastica e 221 g di cartone. Prendendo come esempio l’impatto di un paio di jeans (del peso medio di 640 g), il trasporto del capo ordinato e reso comporta un aumento di circa il 24% delle emissioni di CO₂. Il costo medio del carburante per il trasporto è stimato in 0,87 euro.