Delivery, contenitori contaminati: “Rilevati più di 200 batteri nel box”

DELIVERY BATTERI

L’inchiesta del Gambero Rosso: in un box di un rider Glovo riscontrata una carica batterica pari a 286 Ufc/cm2. Le aziende di delivery si difendono: la pulizia dei contenitori è a carico del lavoratore. Uno scarico di responsabilità che mette a rischio i consumatori

Una carica batterica pari a 286 UFC/cm2 è stata rilevata in un box di un rider di Glovo. La contaminazione rilevata nel fondo del contenitore è emersa dalle analisi commissionate dal mensile Gambero Rosso al laboratorio Si.La. di Roma.

Chi mangerebbe del cibo sapendo che è stato trasportato in un cubo che ospita più di 200 colonie di batteri? si chiede polemicamente Maurizio Gaddi che firma l’inchiesta? Si obietterà: ma i cibi vengono trasportati chiusi nei contenitori e nei sacchetti. Vero: ma chi può escludere un contatto tra il cibo, magari non custodito bene nel packaging, e il fondo contaminato del box? Insomma il rischio di contaminazione resta molto alto.

Del resto le norme sull’autocontrollo dell’igiene alimentare (Haccp) impongono obblighi ben precisi agli operatori del settore: corsi di formazione, gestione attenta per evitare contaminazioni e cros-contaminazioni, rispetto della normativa dalla preparazione alla consegna. E le società del delivery, da Glovo a Deliveroo, come gestiscono e a chi affidano l’igiene alimentare? Da contratto ai rider, “formati”, si fa per dire, con dei brevi video e/o slide sull’igienizzazione dei classici contenitori verdi o gialli a seconda del marchio. Contenitori, è bene ricordare, che le società di delivery fanno acquistare agli stessi rider. La normativa invece prescrive che tutti gli addetti alle preparazioni o consegne alimentari debbano essere controlllati e prima di operare essere formati e addestrati in materia di igiene e sicurezza alimentare. Una situazione che non sembra essere quella nella quale lavorano i rider.

Igiene alimentare: si può scaricare sul rider?

Di paradosso in paradosso, scrive Gambero Rosso: “Il regolamento europeo prevede che “se i veicoli e/o i contenitori sono adibiti al trasporto di merci che non siano prodotti alimentari o di differenti tipi di prodotti alimentari, si deve provvedere a pulirli accuratamente tra un carico e l’altro per evitare il rischio di contaminazione”.

E aggiunge: “Ma come si può pretendere che un rider affaticato e sottopagato rinunci a fare una consegna in più durante il suo turno per procedere a questa accurata pulizia che peraltro è molto delicata e richiede tempo per essere eseguita correttamente? Inoltre, all’interno della sezione dedicata alle disposizioni sulla sicurezza alimentare nel contratto con i suoi rider, Glovo non fa alcun riferimento a questa fattispecie”.

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AssoDelivery: “I rider vengono formati per la pulizia”

Gambero Rosso ha chiesto alle aziende del settore un commento e a nome della categoria ha risposto Fabrizio Francioni, senior communication manager di Deliveroo Italia, che ha comunicato al mensile la posizione ufficiale di AssoDelivery, l’associazione italiana dell’industria del food delivery alla quale aderiscono Deliveroo, FoodToGo, Glovo, SocialFood e Uber Eats: “I rider che collaborano in qualità di lavoratori autonomi con le piattaforme aderenti ad AssoDelivery seguono corsi obbligatori di sicurezza stradale e sull’igiene e trasporto degli alimenti. Il corso sull’igiene alimentare si propone di fornire informazioni relative alle leggi in riferimento al ‘Pacchetto Igiene’, con particolare attenzione alla gestione e al mantenimento delle condizioni di igiene durante le fasi di trasporto e consegna degli alimenti. Il corso sulla sicurezza alimentare, inoltre, è conforme a quanto richiesto dalla normativa Haccp“.

Gambero Rosso: “Le aziende non preparano a sufficienza i rider”

Una risposta affatto soddisfacente visto il rischio alto di contaminazione. Replica infatti Gaddi: “Scegliere la strada più conveniente comporta un prezzo etico molto alto: l’azienda affida un compito delicato come la pulizia di un box che trasporta cibo a un personale che non supporta in modo adeguato su questo tema. Le conseguenze negative di questa scelta ricadono su chi usufruisce del loro servizio: chi ordina un piatto si aspetta che venga rispettato lo stesso standard di sicurezza che è abituato a trovare quando lo ordina in un ristorante, ma senza una formazione precisa del personale e senza i controlli da parte delle autorità, il rischio di mangiare inconsapevolmente cibo contaminatomolto alto. Come dimostrano le analisi sui box che abbiamo voluto testare in laboratorio”.

Oltre a scaricare un’operazione così delicata sui rider, c’è anche la questione dei prodotti usati per sanificare i contenitori: per legge infatti devono essere utilizzati alcuni e non altri. Anche in questo caso: quali indicazioni vengono fornite ai rider? E chi controlla che la sanificazione venga effettata e pure con prodotti a norma?

Gambero Rosso a conclusione della sua inchiesta lancia una proposta alle aziende di settore: “Si creino dei centri che si occupino della disinfezione e sanificazione dei box attraverso del personale specializzato gli standard di sicurezza verrebbero rispettati molto meglio: il rider potrebbe ritirare un box sanificato all’i- nizio del suo turno e consegnarlo alla fine, dopo averlo utilizzato”. Una sfida a portata di mano che potrebbe tutelare tanto i rider che i consumatori.