Troppi prodotti pericolosi: la Francia cancella il sito di Wish

WISH

Una chiusura che fa notizia, tanto per il nome che coinvolge che per le ragioni per la quale è stata decisa. È quella scattata in Francia, per ordine della Dgccrf (la Repressione frodi) nei confronti del sito di ecommerce Wish.

Un’indagine della Dgccrf, infatti, ha scoperto che il portale molto popolare per i prodotti economici, vende un gran numero di prodotti non sicuri per i propri acquirenti. Dopo diverse richieste di regolarizzazione da parte del governo, è stato deciso di ordinarne la cancellazione dai motori di ricerca, in mancanza di una risposta soddisfacente.

Per la prima volta in Francia, un sito scompare dai motori di ricerca per ordine del governo.

Wish aveva suscitato i sospetti della Direzione generale per la concorrenza, il consumo e il controllo delle frodi che ha svolto un’indagine sulla conformità degli oggetti trovati sul sito, con risultati a dir poco inquietanti.

Analizzando 140 prodotti acquistati da Wish, è stato scoperto che la stragrande maggioranza presentava rischi per la sicurezza degli utenti. Nel caso dei dispositivi elettrici, il 90% è stato qualificato come pericoloso dagli esperti. Il 62% dei gioielli e il 45% dei giocattoli hanno ricevuto lo stesso giudizio. Pertanto, la Dgccrf ha allertato Wish ordinandole di ritirare questi prodotti dalla vendita, ottenendo solo un impegno di facciata visto che gli stessi oggetti ricomparivano sistematicamente sul sito con un altro nome.

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Nessuna “risposta soddisfacente” dalla piattaforma di e-commerce, per i funzionari francesi e la sanzione non si è fatta attendere. Se Wish appare ancora oggi nei risultati dei motori di ricerca francesi, è solo questione di tempo prima che scompaia del tutto, almeno in Francia.

“Non c’è motivo di tollerare online ciò che non accettiamo nei negozi fisici”, ha affermato Bruno Le Maire, ministro dell’Economia. Già nel 2019 Wish era stata denunciata da un’associazione britannica per gli stessi motivi. E l’anno scorso, un’altra associazione aveva accusato la piattaforma di essere dietro una frode Iva multimiliardaria.