Greenpeace, blitz sui silos di Ravenna: “Contengono soia da deforestazione”

Gli attivisti di Greenpeace hanno compiuto un blitz di protesta nel porto di Ravenna contro l’importazione di soia, impiegata soprattutto come mangime per gli animali rinchiusi negli allevamenti intensivi italiani. La protesta ha coinvolto lo stabilimento di Bunge Italia Spa, succursale di Bunge Limited, una delle più grandi e note compagnie dedicate alla produzione e al commercio internazionale di materie prime agricole, inclusa la soia. Nel porto di Ravenna arriva circa la metà della soia importata nel nostro Paese. Bunge ha comprato la soia da Agronegocio Estrondo, azienda brasiliana accusata da Greenpeace di essere responsabile di deforestazione e violazione di diritti umani.

L’azione

Gli attivisti, provenienti da diversi Paesi europei, hanno scalato i silos usati per stipare tonnellate di mangimi e hanno aperto due grandi striscioni: il primo con un’immagine di quasi 200 metri quadrati raffigurante degli animali in fuga da una foresta in fiamme, il secondo con la scritta “Soia che distrugge le foreste”. L’azione è ancora in corso e gli attivisti di Greenpeace stanno dipingendo su uno dei silos, alti circa 30 metri, la scritta “Contiene foreste”. Un secondo gruppo di attivisti, con l’impiego di un maiale gigante in legno riciclato e iuta, ha invece sbarrato l’ingresso principale dello stabilimento di Bunge, incatenandosi a uno dei cancelli e mostrando uno striscione con la scritta “Soia per mangimi = Deforestazione”.