Latte artificiale per neonati: il test svizzero trova ancora glicidolo

LATTE ARTIFICIALE

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Se le madri non possono allattare al seno il loro bambino, devono ricorrere al latte in polvere. Non c’è alternativa: in questi casi si deve ricorrere al latte artificiale.

Sulla qualità di questo alimento essenziale destinato a esseri molto sensibili è tornato a fare analisi K-Tipp, il mensile dei consumatori svizzeri, dopo un’analoga analisi fatta 4 anni fa che aveva rilevato diversi contaminanti ad alto rischio per i neonati. La buona notizia è che il latte in polvere di oggi contiene meno inquinanti potenzialmente dannosi come il 3-MCPD. Nel 2017, quattro alimenti per bambini nel test superavano la dose giornaliera tollerabile (TDI) di contaminanti, come definita dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare. Oggi nessuno dei prodotti testati in Svizzera ha superato la Dose giornaliera tollerabile. Il valore 3-MCPD più basso è stato trovato nel “latte artificiale Pre 1 Classic” di Bimbosan.

Buoni risultati anche per i due latti in polvere Milupa testati dagli svizzeri.

Latte artificiale, ancora glicidolo

Tuttavia, non tutto è filato così liscio per il glicidolo: come quattro anni fa, questo inquinante grasso è stato rilevato anche nel test attuale in tre latti in polvere. Il glicidolo è considerato potenzialmente cancerogeno. Gli alimenti per neonati testati di Nestlé (Beba Optipro e Beba Optipro Pre) e Hipp Prebiotic Comiotik contenevano ancora questa sostanza. Non esiste un valore di tolleranza per il glicidolo, spiegano gli svizzeri. I neonati sono molto sensibili agli inquinanti, motivo per cui il laboratorio elvetico ha valutato negativamente i prodotti nonostante le quantità molto ridotte. Nestlé e Hipp hanno reagito al test di K-Tipp sottolineando di rispettare i valori limite legali.

Le analisi del Salvagente

Poco meno di un anno fa (nel numero di settembre 2020) il Salvagente aveva pubblicato una lunga analisi dei latti artificiali. Le nostre analisi su 18 formule aggiungono un ulteriore tassello, mettendo in evidenza che il latte artificiale non è uguale a quello materno anche per la presenza, seppur in minime quantità, di micotossine.
Assenti le più famose, e tossiche, aflatossine così come l’ocratossina, le muffe che avevamo trovato in 15 campioni su 18 appartengono a quelle che la comunità scientifica chiama “micotossine emergenti” ovvero un gruppo di sostanze su cui si stanno concentrando gli studi di sicurezza al fine di individuarne rischi e limiti di concentrazione.

Troppo sale e zucchero

Oltre a un rischio chimico, i latti artificiali che abbiamo testato non convincono neanche da un punto di vista nutrizionale per la presenza di elevate quantità di zucchero e sale: oramai tutte le linee guida nutrizionali, e da ultime quelle del Crea, concordano sul fatto che i neonati non devono consumare alimenti salati e zuccherati e i bambini devono ridurne drasticamente il loro consumo pena essere condannati al sovrappeso e all’obesità da adulti. E, invece, convinti dalla pubblicità a dare ai nostri figli un prodotto che contribuirà alla loro crescita, li rimpinziamo di biberon carichi di zucchero e sale. Basterebbe questo per spianare la strada al latte materno ma, purtroppo, non è così.

Lo spettro degli antibiotici

Nell’inchiesta, poi, avevamo riportato i risultati allarmanti di una nuova ricerca del professor Alberto Ritieni che, come aveva fatto nell’Uht e nel fresco, ha cercato residui di medicinali a uso veterinario nei preparati per l’infanzia. Trovandoli anche in dosi oltre i limiti di legge.

“Abbiamo condotto uno studio su 18 campioni venduti in Italia e, purtroppo, in 4 di essi le analisi hanno evidenziato la presenza di residui di farmaci normalmente utilizzati in zootecnia” spiegava nel lungo servizio.
Il professore continuava: “In tre formule abbiamo evidenziato la presenza di desametasone, un corticosteroide utilizzato per curare più che altro gli stati infiammatori negli animali. La normativa tollera la presenza di residui nel prodotto finito ma entro certi limiti, purtroppo le nostre analisi hanno evidenziato il superamento di questi limiti in alcuni dei campioni analizzati”.