Basilico, parmigiano, pesticidi e oli minerali. Il test boccia i big del pesto

Mamma mia! Con queste parole in italiano, si apre l’articolo di OkoTest, il mensile dei consumatori tedeschi, per descrivere quanto trovato in laboratorio da un test sul pesto, prodotto simbolo del tricolore e molto diffuso in tutto il mondo.

E che l’esclamazione non sia usata nell’accezione positiva lo si comprende leggendo i risultati delle analisi del giornale: nove dei pesti nel test sono “scarsi”, altri tre sono “insufficienti”. I due migliori sono semplicemente “soddisfacenti”. Una stroncatura legata al test che li ha trovati fortemente contaminati con olio minerale o una miscela di pesticidi o addirittura entrambi.

Barilla, Bertolli, De Cecco, Saclà e Lidl bocciati

Tra i nomi di spicco del test tedesco, ci sono: il Pesto alla genovese Barilla che ha fatto rilevare 10 pesticidi in tracce, incluso il deltathrin oltre agli oli minerali, il Pesto verde Bertolli in cui sono state trovate tracce di 5 pesticidi e di oli minerali, compreso il Moah, il Pesto alla genovese De Cecco in cui i laboratori hanno annotato tracce di 7 pesticidi, di oli minerali (Moah compresi), il Pesto alla genovese Italiamo (Lidl) con 6 pesticidi e oli minerali (ancora una volta compresi i Moah), il Pesto alla genovese Saclà con 4 pesticidi in tracce e oli minerali (inclusi i Moah). Tra i big si salva solo Buitoni Pesto basilico con le sole tracce di oli minerali.

Tante, sonore bocciature, insomma, che si giustificano con le sostanze trovate. Vediamo perché.

Petrolio nei barattoli

Olio minerale nella salsa? Non è nella ricetta originale di mamma! Spiegano ironicamente i tedeschi. Tuttavia, la contaminazione con componenti di olio minerale è un problema in tutti i pesti. E non solo, come hanno scoperto le nostre analisi recenti sulle merendine industriali. Ad avviso di OkoTest il contenuto di idrocarburi saturi (MOSH) in otto prodotti è elevato. Il MOSH si accumula nel tessuto e negli organi adiposi umani. Il laboratorio ha anche rilevato idrocarburi aromatici (MOAH) otto volte. Il gruppo MOAH include anche sostanze che possono causare il cancro. L’olio minerale può entrare nel pesto in diversi modi, ad esempio attraverso oli lubrificanti negli impianti di produzione.

Altre possibili vie di ingresso includono pesticidi a base di olio di paraffina e gas di scarico. I componenti dell’olio minerale negli alimenti non ti fanno immediatamente ammalare, spiegano i tedeschi, ma è decisamente consigliabile utilizzare prodotti che ne contengano il minor numero possibile.

Basilico, parmigiano, olio e… pesticidi

Il pesto a marchio Buitoni e i quattro prodotti biologici testati (non comuni nel nostro paese) sono privi di pesticidi. In tutti gli altri, il laboratorio ha trovato una miscela di diversi veleni. Tutti i contenuti di pesticidi misurati sono innocui per la salute secondo le valutazioni di sicurezza dell’UE. Tuttavia OkoTest come del resto tutti i giornali indipendenti che fanno test seri (e il Salvagente è tra questi) criticano anche piccole quantità di pesticidi negli alimenti. Soprattutto quando c’è un gran numero di pesticidi contemporaneamente.

Nel Pesto alla Genovese di Barilla, come abbiamo anticipato, il laboratorio tedesco ha rilevato anche l’insetticida deltametrina, tra le altre cose, un pesticida che mette in pericolo le api.

Ma De Cecco non ci sta

L’azienda ha deciso di rispondere al Salvagente (non sappiamo se abbia fatto altrettanto con il mensile tedesco) per ribadire di essere perfettamente regolare con i limiti di legge. Fatto questo, non messo in discussione in nessuna parte dell’articolo. Ecco, la nota ufficiale che ci ha trasmesso.

“Nel pesto alla genovese a marchio De Cecco la presenza di pesticidi e di oli minerali, sebbene in traccia, è nettamente inferiore ai limiti di legge e ai limiti prudenziali indicati nelle linee guida adottate dalla stessa Germania, sicché, la bocciatura del pesto De Cecco è notizia grave, offensiva e oltretutto falsa.

Quanto ai pesticidi, è noto che non esistono limiti di legge per il pesto in quanto prodotto composto, pertanto occorre far riferimento ai singoli ingredienti di cui si compone. Il basilico è il maggior ingrediente (37%) e quello utilizzato per la preparazione del pesto De Cecco presenta pesticidi in numero nettamente inferiore ai limiti di legge.

Quanto agli oli minerali raggruppati in MOSH (saturi) e MOAH (aromatici), è altrettanto noto che ad oggi non esistono limiti di rispetto a livello europeo, ma solo la raccomandazione UE/2017/ 84 con cui si esorta a ridurre al minimo detti residui.

Il metodo ufficiale per la loro determinazione è la norma tecnica EN 16995:2017 secondo cui il risultato, in base a studi effettuati da più laboratori, è da considerarsi attendibile se è al di sopra di 10 mg/Kg. Pertanto, valori inferiori sono fortemente dubbi: circostanza confermata anche nel corso del convegno su MOSH e MOAH, organizzato da INNOVHUB a novembre 2019 (Stazione Sperimentale Oli e Grassi di Milano), dove tutti i ricercatori esperti del problema hanno relazionato e fornito conferme in tal senso.

In Germania, la presenza di MOSH e MOAH è stata più volte emendata con linee guida e raccomandazioni: nel febbraio 2019 era stato indicato il valore massimo di 2 mg/Kg per i MOSH e 0.5 mg/Kg per i MOAH: trattasi di valori molto inferiori rispetto al limite di rilevabilità di cui al metodo sopra indicato. Diversamente, nell’aprile 2019, con le linee guida pubblicate dal Bund fur Lebensmittelrecht und Lebensmittelkunde e.V. (German Federation for Food Law and Food Science), sono stati fissati limiti di raccomandazione più elevati: per i MOSH massimo 13 mg/Kg e per i MOAH massimo 2 mg/Kg.

Nel pesto alla genovese De Cecco è stato riscontrato un valore totale di MOSH pari a 9.4 mg/Kg, quindi ben al di sotto del limite di 13 mg/Kg, e anche le varie frazioni di MOAH sono risultate nettamente inferiori al limite di 2 mg/Kg.

Infatti:

>ClO e <C16  <0,5 mg/Kg    (inferiore ai 2 mg/Kg)

>C16 e <C25  1.5 mg/Kg       (inferiore ai 2 mg/ Kg)

>C25 e <C35  0,7 mg/Kg       (inferiore ai 2 mg/Kg)

>C35 e <C50  <0,5 mg/Kg    (inferiore ai 2 mg/Kg)

 

Ne deriva che, anche sotto il profilo dei MOAH, il pesto De Cecco risulta ben al di sotto dei valori guida pubblicati da Bund für Lebensmittelrecht und Labensmittelkunde e.V. (German Federation for Food Law and Food Science) nell’aprile 2019 e pertanto il prodotto è perfettamente regolare.