Pomodori e pesticidi: i risultati choc del nostro test in edicola

È l’ortaggio fresco più consumato in Italia tanto che ne portiamo in tavola circa 9 chili all’anno, soprattutto da giugno a settembre, il periodo estivo che corrisponde anche con la stagione della raccolta delle varietà più consumate. Il pomodoro, in particolar modo quello da mensa, ovvero quello diverso dalle tipologie impiegate dall’industria delle conserve e delle passate, viene coltivato anche in serra per garantire un prodotto da insalata in ogni mese dell’anno.
E proprio questo tipo di ortaggio è l’oggetto del nostro test: nel nuovo numero in edicola da oggi e acquistabile anche in formato digitale sul nostro sito abbiamo portato in laboratorio 12 pomodorini per verificare la presenza di metalli pesanti e di pesticidi. E le sorprese sicuramente non sono mancate. È bene ricordare che stiamo parlando di un prodotto consumato fresco, buccia compresa, e che quindi deve essere il più pulito possibile. Tutti quelli da noi testati rispettano i limiti di legge e per questo sono conformi.

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Ma la presenza ricorrente di più pesticidi può davvero rassicurarci?  Portare in tavola un pomodoro nel quale ben 16 residui hanno lasciato traccia di trattamenti fitosanitari, può lasciarci tranquilli?
E senza escludere un possibile effetto cocktail, l’azione combinata sulla salute umana di basse dosi di principi attivi copresenti nell’alimento, viene da chiedersi se un ortaggio abbia bisogno di così tanta chimica.
Andiamo con ordine e cerchiamo di capire che profilo del pomodorino si ricava dai risultati delle nostre analisi. Di certo le risultanze analitiche portano a escludere una contaminazione legata ai principali metalli pesanti, cadmio, piombo e rame: nonostante le soglie massime consentite dalla normativa italiana e comunitaria siano molto contenute – specialmente per le prime due, le sostanze più pericolose – i campioni del nostro panel hanno rivelato basse concentrazioni.

16 residui nel Pachino e 4 nel ciliegino

Il discorso cambia se guardiamo i risultati dell’analisi multiresiduale: ben 16 sono i residui riscontrati in un Pachino Igp, 12 molecole segnalano l’impiego di fungicidi (tipici delle coltivazioni in serra dove le alte temperature favoriscono la formazione di funghi) e 4 quella di insetticidi. Seppur a molta distanza per numero di pesticidi, ci sono i pomodori a grappolo da banco acquistati in un noto marchio discount (vuoi conoscere tutti i nomi dei prodotti e i risultati? Clicca qui) nei quali abbiamo rilevato le tracce di 5 trattamenti: in questo caso i residui segnalano l’utilizzo di soli insetticidi, tra i quali il temuto Abamectin che ha una tossicità molto acuta e sospettato di interferire sul sistema ormonale. Su altri due prodotti – il pomodoro ciliegino e i pomodori a grappolo da banco acquistati presso due catene della grande distribuzione (vuoi conoscere tutti i nomi dei prodotti e i risultati? Clicca qui) – l’analisi di laboratorio ha accertato quattro tracce di fitofarmaci.

Troppi trattamenti ed effetto cocktail

Tanti o pochi? Di sicuro c’è chi, e non solo tra i due biologici – NaturaSì e Esselunga che condividono il posto più alto del podio del nostro test – dimostra di ridurre al minimo, se non proprio di azzerare, il ricorso alla chimica. Sono da salutare con favore i risultati dei campioni di pomodorini convenzionali: sono ben tre che rivelano in analisi un solo residuo di pesticidi. Come deve essere letto questo risultato? Significa che questi marchi – e non sono i soli come vi accorgerete scorrendo le tabelle pubblicate nelle pagine del lungo servizio  – hanno rinunciato all’impiego massiccio di sostanze chimiche oppure che semplicemente hanno saputo raccogliere i pomodori secondo i tempi di decadenza prescritti su ogni trattamento in modo tale da non avere residui?
Una risposta difficile da fornire. Certo è che ancora una volta i risultati del nostro test offrono un’ampia rosa di scelta per chi pretende, oltre il rispetto dei limiti di legge, che nel piatto finiscano meno pesticidi possibili.

La politica “dimentica” i pesticidi

Alla luce dei risultati dei test effettuati sorge spontanea una domanda: è possibile coniugare la qualità del pomodoro senza ricorrere a fitofarmaci e pesticidi? Nel lungo servizio di copertina del nuovo numero di Salvagente vengono affrontati anche i temi dell’impatto ambientale e sanitario dell’uso dei pesticidi, ribaditi anche ieri nella conferenza stampa tenutasi a Roma.

Un nutrito fronte di ambientalisti e agricoltori bio ha chiesto al governo una maggiore tutela dell’ecosistema e dei cittadini, chiedendo al contempo leggi e sanzioni certe contro chi inquina. L’occasione è offerta dal Pan pesticidi, il Piano d’azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari che ogni cinque anni viene sottoposto a consultazione e poi licenziato dagli esecutivi per governare l’uso dei pesticidi in ambito politiche agricole e ambientali. E che era atteso per lo scorso aprile. E di cui ancora non se ne sa nulla.

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