
Torna l’allarme sulla provenienza della carne di cavallo: nei giorni scorsi l’Europol ha scoperto una frode internazionale, che coinvolge per ora Francia, Belgio, Olanda e Irlanda, che avrebbe destinato alla macellazione animali non idonei. Un caso che ricorda lo scandalo del 2013, che coinvolse le lasagne Findus
Passaporti falsificati e microchip manipolati per cambiare identità ai cavalli e far entrare nella filiera alimentare animali che avrebbero dovuto esserne esclusi. È l’ipotesi al centro di una vasta operazione internazionale condotta l’8 e il 9 settembre in Belgio, Francia, Irlanda e Paesi Bassi, con il coordinamento di Europol e delle autorità belghe. Secondo gli investigatori, una rete criminale avrebbe alterato i documenti di identificazione degli animali e i dati contenuti nei microchip, rendendo più difficile ricostruirne origine, precedenti e storia sanitaria. In questo modo alcuni cavalli avrebbero potuto ottenere una nuova identità ed essere venduti o destinati alla macellazione, anche quando non erano idonei a entrare nella catena alimentare.
L’operazione ha portato a decine di perquisizioni e controlli su più di mille cavalli. In Francia, secondo quanto riferito dalla Gendarmerie nationale a Que Choisir, sono stati controllati nove siti, tra centri equestri e locali amministrativi legati al commercio di cavalli: 580 animali sono stati controllati e 70 sequestrati. Gli investigatori hanno inoltre trovato medicinali illegali, materiale medico veterinario e due dispositivi destinati alla gestione dei microchip di tracciabilità.
Perché la tracciabilità è così importante
Il punto non è soltanto l’identità dell’animale. La documentazione accompagna il cavallo lungo tutta la sua vita e permette di stabilire se può essere destinato al consumo umano. Alcuni cavalli, in particolare quelli utilizzati per sport, corse o attività amatoriali, possono infatti essere sottoposti a trattamenti farmacologici incompatibili con l’ingresso nella filiera alimentare. La mancata osservanza dei tempi di sospensione dei farmaci può comportare la presenza di residui nella carne. Alterare passaporto e microchip significa quindi cancellare proprio quelle informazioni che dovrebbero consentire di escludere gli animali non idonei.
È ancora presto per stabilire se la presunta frode sia penetrata nella filiera alimentare: le autorità stanno cercando di ricostruire la destinazione degli animali e verificare se qualcuno sia stato effettivamente macellato e consumato, eventualmente anche come ingrediente di prodotti trasformati.
Il precedente delle lasagne Findus
La vicenda riporta alla memoria uno dei più grandi scandali alimentari europei degli ultimi decenni: quello della carne di cavallo venduta come manzo, esploso nel 2013.
Il caso partì dall’Irlanda e dal Regno Unito, dove i controlli rivelarono carne equina in prodotti commercializzati come manzo. Il Dna del cavallo venne poi trovato nelle famose lasagne alla bolognese Findus. I controlli mostrarono che alcuni prodotti contenevano percentuali molto elevate di carne equina.
L’indagine ricostruì una filiera estremamente complessa: la carne proveniva dalla Romania e passava attraverso intermediari in Paesi Bassi e Cipro prima di arrivare alla società francese Spanghero, che la forniva a Comigel. Quest’ultima produceva piatti pronti nello stabilimento Tavola in Lussemburgo, destinati anche a Findus.
Secondo la ricostruzione delle autorità francesi, il sistema coinvolse circa 750 tonnellate di carne equina, di cui 550 furono utilizzate per produrre oltre 4,5 milioni di piatti pronti, distribuiti in 13 Paesi europei.
Il caso mise in evidenza quanto una filiera lunga e frammentata, con numerosi intermediari e passaggi internazionali, possa rendere difficile per il consumatore capire da dove provenga realmente la carne contenuta in un prodotto trasformato.
Uno scandalo simile si è poi ripetuto nel 2021 con l’operazione OpsonX, partita dalla Croazia ma che ha coinvolto diversi paesi Ue. In quel caso la carne equina era stata venduta come carne di vitello e le ispezioni delle autorità nei macelli in diversi paesi avevano mostrato come circa il 20% dei passaporti stranieri utilizzati per i cavalli mostrava segni di falsificazione; anche cavalli da competizione con documenti falsi erano stati inviati ai macelli.
Una frode diversa, ma lo stesso punto debole
Il meccanismo contestato oggi è diverso: nel 2013 il problema riguardava soprattutto la sostituzione della specie dichiarata, con carne di cavallo venduta come manzo; nell’indagine attuale l’attenzione è invece sulla manipolazione dell’identità degli animali, attraverso documenti e microchip.
Il punto comune è però la tracciabilità. Nel 2013 gli investigatori dovettero ricostruire una catena commerciale che attraversava diversi Paesi europei; oggi la presunta frode avrebbe agito direttamente sui sistemi destinati a identificare il singolo animale. E se l’identità di un animale può essere falsificata, viene meno uno dei principali strumenti utilizzati per decidere se quella carne può arrivare sulla tavola dei consumatori. L’indagine dovrà stabilire proprio se questa carne sia entrata nella catena alimentare.








