Glovo, la Procura di Milano: aumenti fittizi, i rider vanno regolarizzati

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Brutte notizie per le piattaforme di deliveroo. Nel loro lavoro di supplenza della politica, i tribunali impongono migliori condizioni per i ciclofattorini: il Pm di Milano chiede a Glovo di regolarizzare i lavoratori più assidui, accusandola di aver tagliato con il nuovo algoritmo ore di lavoro retribuite. Il tribunale di Torino intima alle piattaforme di farsi carico dei dispositivi di sicurezza dei lavoratori

Brutte notizie per le piattaforme di delivery. Nel loro lavoro di supplenza della politica, i tribunali impongono migliori condizioni per i ciclofattorini: il Pm di Milano chiede a Glovo di regolarizzare i lavoratori più assidui, accusandola di aver tagliato con il nuovo algoritmo le ore di lavoro retribuite. Il tribunale di Torino intima invece alle piattaforme di farsi carico dei dispositivi di sicurezza dei lavoratori.

L’algoritmo che taglia le ore pagate

Come riporta il Corriere della Sera, secondo la richiesta del Pm Storari al Gip che doveva esprimersi sulla sospensione del controllo giudiziario avviato lo scorso febbraio, l’offerta di Glovo di aumentare il compenso ai circa 40 mila ciclofattorini, (14 euro l’ora anziché 10, e comunque 3 euro a consegna anziché 2,50), tramite un nuovo algoritmo basato sull’oscuro “tempo effettivo calmierato”, si sarebbe risolta in un taglio in media di 3 ore ogni 10 ore di tempo effettivamente prestato dal rider.

Il Pm ha chiesto a Glovo di smontare e rendere intelligibile ai lavoratori e ai giudici l’algoritmo, e soprattutto di assumere come lavoratori subordinati, almeno i rider para-professionali: i 4 mila che fanno 4 mila consegne ciascuno l’anno, o i 1.200 che ne fanno 6 mila l’anno. Glovo ha risposto minacciando di lasciare il paese piuttosto che regolarizzare i lavoratori, ritenendolo un costo insostenibile.

Torino: sicurezza a carico di Glovo

Intanto, una sentenza del tribunale di Torino depositata il 20 agosto – riferisce in una nota il sindacato di categoria Slang Usb – “impone a Glovo di garantire al rider calzature ergonomiche, abbigliamento adeguato alle varie condizioni climatiche (estate-inverno-pioggia), un luogo di riparo durante l’attesa degli ordini e l’accesso gratuito ai servizi igienici”, oltre ai dispositivi per le alte temperature.

Tra questi figurano copricapo con visiera, occhiali da sole con filtri Uv, crema solare ad alto fattore protettivo superiore a 30, sali minerali idrosolubili, borraccia termica e acqua.

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Il sindacato: “Glovo non ha adottato le tutele”

“Sebbene – si legge nella nota – sia intervenuta una pronuncia dell’autorità giudiziaria, Glovo non ha adottato le tutele e i presidi prescritti dal Tribunale. È un fatto gravissimo, che conferma quanto Usb sostiene da sempre: Glovo continua a comportarsi come se fosse al di sopra delle regole e delle decisioni delle istituzioni italiane, anche quando vi è un ordine diretto dell’autorità giudiziaria. La sicurezza dei rider continua a essere un problema da scaricare sui lavoratori!”.

Per il sindacato è “fondamentale che le istituzioni se ne occupino”. Come Usb abbiamo già segnalato questa situazione alle istituzioni competenti e agli organi di vigilanza.

Un precedente sulla sicurezza dei rider

Il provvedimento dei giudici, secondo Slang Usb, rappresenta “un precedente importante”: dimostra che il lavoro dei rider non può essere separato dalla responsabilità dell’azienda sulla salute e sulla sicurezza e che il riconoscimento della subordinazione significa anche diritto alla sicurezza, strumenti di lavoro e tutele effettive.