Tatuaggi estesi e tumori, cosa sappiamo

TATUAGGI TUMORI

Uno studio danese sui gemelli segnala un possibile aumento del rischio di tumori della pelle e linfomi, soprattutto con tatuaggi estesi. Le prove non sono definitive: ecco cosa sappiamo e come tutelarsi

“Caro Salvagente, ho trentanni e ho fatto il primo tatuaggio un paio di anni fa. Senza alcun problema. Ora vorrei farne uno decisamente più esteso e ho letto diversi pareri che mettono in guardia sul tipo di inchiostri utilizzati e sull’impatto sulla salute. Potete affrontare la vicenda e chiarirmi le idee? Esistono modi per ridurre l’eventuale rischio?”

Letizia Pericoli

La domanda della nostra lettrice intercetta un tema sul quale la ricerca sta cominciando a fornire dati interessanti, ma non ancora conclusivi. L’ultimo elemento da tenere presente arriva da uno studio danese sui gemelli, pubblicato nel gennaio 2025 su BMC Public Health, che ha trovato un’associazione tra tatuaggi e alcuni tumori, soprattutto quando la superficie tatuata è ampia. Il dato va preso sul serio, ma senza trasformarlo nella prova che i tatuaggi causino il cancro: questo, al momento, lo studio non è in grado di dimostrarlo.

Lo studio sui gemelli

I ricercatori dell’Università della Danimarca Meridionale hanno utilizzato il Danish Twin Tattoo Cohort, confrontando persone geneticamente molto simili e, in alcuni casi, gemelli dei quali uno era tatuato e l’altro no. L’obiettivo era ridurre il peso di fattori genetici e di abitudini di vita che possono confondere i risultati.

Sono stati adottati due diversi disegni di studio: una coorte di 2.367 gemelli e uno studio caso-controllo su 316 gemelli, nati tra il 1960 e il 1996. Le informazioni sui tumori provenivano dal Registro danese dei tumori, quelle sui tatuaggi da un’indagine realizzata nel 2021.

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Nell’analisi caso-controllo, considerando complessivamente i tatuaggi, le persone tatuate mostravano un rischio relativo stimato di tumore della pelle superiore del 62% rispetto ai non tatuati.

Ma il risultato che interessa maggiormente la nostra lettrice riguarda proprio le dimensioni del tatuaggio. Quando la superficie tatuata superava quella del palmo di una mano, l’hazard ratio saliva a 2,37 per i tumori della pelle e a 2,73 per i linfomi. In altre parole, nel campione analizzato l’incidenza relativa risultava più che doppia rispetto ai non tatuati.

In un’altra analisi dello stesso studio, quella di coorte, l’associazione era ancora più marcata: l’hazard ratio arrivava a 3,91 per i tumori cutanei e a 2,83 per il carcinoma basocellulare. Sono numeri importanti, ma accompagnati da intervalli di confidenza piuttosto ampi, segno che l’incertezza statistica resta significativa.

Più grande è il tatuaggio, più inchiostro entra nel corpo

La spiegazione ipotizzata dai ricercatori è intuitiva: un tatuaggio esteso significa generalmente una maggiore quantità di pigmenti depositata nell’organismo.

L’inchiostro, infatti, non rimane tutto confinato esattamente nel punto in cui viene iniettato. È ormai documentato che particelle e componenti dei pigmenti possono raggiungere il sangue e accumularsi nei linfonodi regionali. L’ipotesi avanzata dagli autori è che la presenza permanente di materiale estraneo possa sostenere nel tempo una risposta immunitaria e infiammatoria, favorendo in determinate condizioni una proliferazione cellulare anomala. È, però, ancora un’ipotesi biologica da dimostrare.

Ed è un aspetto importante perché significa che il problema, se venisse confermato, potrebbe non dipendere esclusivamente dalla presenza di una particolare sostanza tossica nell’inchiostro, ma anche dalla risposta dell’organismo al deposito permanente di pigmento.

Il tatuaggio provoca il tumore?

Qui serve molta cautela. Il risultato forse più utile per comprendere i limiti della ricerca arriva proprio dal confronto più rigoroso effettuato dagli autori.

Quando sono state considerate soltanto le coppie di gemelli nelle quali uno era tatuato e aveva sviluppato un tumore cutaneo e l’altro no, l’aumento osservato non era più statisticamente significativo: hazard ratio 1,33, con un intervallo di confidenza compreso tra 0,46 e 3,84.

Il problema è che questa parte dello studio comprendeva appena 14 coppie di gemelli, troppo poche per dare una risposta definitiva.

C’è poi una lacuna rilevante: mancavano dati sufficientemente precisi sull’esposizione ai raggi ultravioletti, uno dei principali fattori di rischio per i tumori della pelle.

Per questo sarebbe sbagliato trasformare i risultati in un messaggio del tipo “chi si tatua ha il doppio o il triplo delle probabilità di ammalarsi”. Si tratta di associazioni epidemiologiche, non della dimostrazione di un rapporto causa-effetto.

Il segnale sui linfomi non arriva solo dalla Danimarca

La ricerca danese, peraltro, non nasce nel vuoto. Nel 2024 uno studio svedese pubblicato su eClinicalMedicine, condotto su una popolazione molto più ampia, aveva osservato tra i tatuati un’incidenza di linfoma maligno superiore del 21% rispetto ai non tatuati, anche se il risultato complessivo era al limite della significatività statistica.

In quel caso, però, i ricercatori non avevano trovato un aumento del rischio al crescere della superficie tatuata. Le due ricerche, dunque, non coincidono su questo punto e proprio questa differenza conferma quanto sia prematuro trarre conclusioni definitive.

E il colore dell’inchiostro?

Neppure su questo lo studio danese permette di scegliere un colore “più sicuro”. Gli autori non hanno trovato un aumento statisticamente significativo associato all’inchiostro rosso; per quello nero i dati non erano sufficienti a valutare adeguatamente il rischio. Invitano quindi esplicitamente alla prudenza nell’interpretare le differenze tra colori.

È noto, invece, che il rosso compare frequentemente nelle reazioni allergiche ai tatuaggi, mentre alcuni inchiostri possono contenere o avere contenuto impurità come metalli, idrocarburi policiclici aromatici o ammine aromatiche. Proprio per ridurre questi rischi l’Unione europea è intervenuta con regole molto più stringenti.

In Europa gli inchiostri sono più controllati

Dal gennaio 2022 la normativa europea REACH ha ristretto l’impiego di migliaia di sostanze pericolose negli inchiostri per tatuaggi e nel trucco permanente, comprese sostanze cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione, sensibilizzanti e irritanti.

È una tutela importante, ma non equivale a dire che un inchiostro conforme sia stato dimostrato innocuo per qualsiasi possibile effetto dopo decenni. Lo stesso studio danese solleva infatti l’ipotesi che una parte del problema possa derivare non soltanto da specifiche sostanze chimiche, ma dalla presenza permanente di particelle estranee nei tessuti.

C’è poi un elemento utile al consumatore: il ministero della Salute ricorda che sull’etichetta devono comparire nome della miscela, ingredienti, numero di lotto e la dicitura “Miscela per tatuaggi o trucco permanente”. L’etichetta deve essere in italiano e, quando necessario, segnalare anche la presenza di nichel o cromo VI. Sono previste inoltre indicazioni sulla durata minima e sulla sterilità del contenuto.

Come ridurre i rischi

Alla domanda della lettrice, dunque, si può rispondere che azzerare il rischio non è possibile, ma alcune precauzioni sono concrete.

La prima è rivolgersi esclusivamente a un tatuatore autorizzato e qualificato, verificando le condizioni igieniche dello studio, l’uso di aghi sterili e materiale monouso e chiedendo quali inchiostri saranno utilizzati. L’Istituto superiore di sanità raccomanda esplicitamente di informarsi prima e di chiedere al tatuatore dati sul prodotto e sul fornitore, oltre alla conferma della conformità al REACH.

Vale dunque la pena chiedere di vedere le confezioni degli inchiostri, controllarne l’etichetta e diffidare di prodotti senza lotto, provenienza chiara o acquistati attraverso canali non ufficiali.

La seconda precauzione riguarda la pelle stessa. È meglio non tatuare sopra nei, lesioni pigmentate o altre anomalie cutanee, perché il disegno può rendere più difficile osservare nel tempo eventuali cambiamenti. L’Istituto superiore di sanità inserisce proprio la presenza di nei atipici o lesioni pigmentate nell’area interessata tra le situazioni nelle quali il tatuaggio è sconsigliato.

Una volta guarito il tatuaggio, è importante anche proteggere la zona dal sole e continuare a osservare la pelle. Qualunque neo o lesione che cambi forma, colore o dimensione merita una valutazione dermatologica, tatuaggio o non tatuaggio.