
Piccole strutture appuntite, simili a denti, in una confezione di carne cruda per cani e gatti. La segnalazione di una lettrice ha fatto scattare l’allarme. Il Centro distribuzione Barf di Sumirago, contattato dal Salvagente, sostiene che si tratti di “papilli”, strutture di origine animale che non rappresenterebbero un rischio, e si è detto disponibile ad analizzare il reperto conservato dalla consumatrice.
A prima vista sembravano piccoli denti. Una fila di strutture appuntite, lunghe pochi millimetri, che emerge da una sottile fascia scura rimasta attaccata a un pezzo di carne macinata cruda. È quanto ha trovato una nostra lettrice aprendo una confezione destinata all’alimentazione del proprio animale.

La lettrice ha quindi conservato il reperto e segnalato il caso.
L’azienda: «Sono papilli»

L’azienda esclude che si tratti di denti o di un corpo estraneo e le identifica come “papilli”, termine utilizzato nella risposta per indicare quelle che, dal punto di vista anatomico, sarebbero verosimilmente papille cheratinizzate appartenenti ai tessuti dell’animale.
Questa la risposta: “A prima vista si vede chiaramente che si tratta di papilli. Utilizzando lo spolpo di testa di bovino è normale che ci sia. Comunque non ci sono assolutamente pericoli per la cliente in quanto è comunque carne”.
Nei ruminanti alcune zone della cavità orale, in particolare lingua e mucosa delle guance, presentano infatti strutture dure e appuntite ricoperte di cheratina. Viste di profilo e ancora attaccate a un piccolo frammento di tessuto, possono assumere un aspetto sorprendentemente simile a quello di una fila di minuscoli denti.
È anche la spiegazione che, almeno dal punto di vista morfologico, appare compatibile con ciò che mostrano le fotografie: le punte non hanno infatti tutte forma e dimensioni identiche e sembrano emergere da una porzione di tessuto continuo, anziché da una lamina regolare.
Resta però, al momento, l’identificazione fornita dall’azienda: sul reperto non è stata ancora effettuata un’analisi indipendente.
“Nessun rischio per cani e gatti”
Secondo il Centro distribuzione Barf, queste strutture non rappresentano un pericolo per gli animali ai quali il prodotto è destinato nonostante siano estremamente dure.
Se si trattasse effettivamente di papille cheratinizzate, la spiegazione avrebbe una sua logica: sarebbero materiale biologico appartenente all’animale macellato e non schegge di metallo, plastica o altro materiale estraneo.
La differenza non è secondaria. Un frammento metallico appuntito o una scheggia ossea rigida potrebbero infatti comportare rischi meccanici molto diversi rispetto a una piccola porzione di tessuto animale cheratinizzato.
La prudenza, tuttavia, è inevitabile fino alla verifica materiale del reperto, soprattutto perché dalle sole fotografie non è possibile stabilirne con assoluta certezza composizione e provenienza.
L’azienda si è dichiarata disponibile a ricevere e analizzare il frammento che la lettrice ha avuto l’accortezza di conservare.
Un accertamento sul campione che si farà dopo la settimana ferragostana di chiusura dell’azienda e potrà quindi chiarire definitivamente se le strutture siano effettivamente papille animali e chiudere il caso oppure indicare una diversa origine.
La dieta Barf e i rischi del cibo crudo
Il caso riporta l’attenzione anche sulla dieta Barf, acronimo di Biologically Appropriate Raw Food, ossia “cibo crudo biologicamente appropriato”. È un modello alimentare per cani e gatti che punta a riprodurre, per quanto possibile, l’alimentazione del predatore in natura.
Le formulazioni Barf sono generalmente costituite da carne cruda, organi e ossa carnose, accompagnate in proporzioni minori da vegetali, oli e altri ingredienti. I sostenitori ritengono che l’assenza di cottura permetta di preservare meglio alcuni nutrienti.
Ma nelle nostre inchieste abbiamo raccontato più volte anche le criticità documentate dalla letteratura scientifica, a partire dal rischio microbiologico.
Uno studio della Food and Drug Administration statunitense, condotto su 196 campioni congelati di alimenti crudi per animali, ha riscontrato Salmonella in 15 campioni e Listeria monocytogenes in 32.
Altre ricerche hanno evidenziato la presenza nelle diete crude commerciali di Escherichia coli resistenti agli antibiotici e, in alcuni casi, di ceppi potenzialmente patogeni. Il problema riguarda non soltanto l’animale che consuma la carne, ma anche le persone che la manipolano: mani, ciotole, coltelli, taglieri e superfici possono diventare veicolo di contaminazione.
Nel caso segnalato dalla nostra lettrice, però, il punto resta più circoscritto: capire che cosa siano realmente quelle piccole strutture appuntite. L’azienda sostiene che siano semplici papille animali e si è offerta di analizzarle. Il reperto è stato conservato: sarà l’analisi a poter dare una risposta definitiva.







