
Que Choisir ha analizzato sette infusi a base di matcha: quattro superano il valore di riferimento dell’agenzia di sicurezza alimentare francese
Il matcha è un prodotto sempre più quotato, anche per le sue caratteristiche benefiche. Ma dietro l’immagine di prodotto naturale e benefico si nasconde un problema: l’alluminio.
Il test di Que Choisir
La rivista francese dei consumatori Que Choisir ha analizzato sette prodotti di matcha in commercio. Tutti contenevano alluminio. In quattro casi i livelli superavano il valore di riferimento stabilito dall’Agenzia francese per la sicurezza alimentare, ambientale e sul lavoro (Anses), con un picco di quasi quattro volte il limite consentito in una sola tazza.
I sette prodotti analizzati da Que Choisir sono: la Polvere di tè verde Matcha Aromandise (biologico, Giappone), il Tè matcha in polvere sfuso Bulk (paese di origine non indicato), il Tè Matcha Classico Anatae (Giappone), il Matcha & Co – Tè Matcha Culinario (biologico, Giappone), il Cerimonia Terre d’Oc Matcha Premium (biologico, Giappone), il Tè verde Matcha biologico Touch (biologico, Cina, commercio equo e solidale/Max Havelaar) e il Milia Matcha Cerimonia del matcha (Giappone)
L’Anses ha fissato nel 2025 un’assunzione di riferimento di 40 microgrammi di alluminio per chilogrammo di peso corporeo al giorno, una soglia 3,5 volte più restrittiva di quella adottata dall’Efsa europea, ferma a 143 microgrammi per chilogrammo al giorno dal 2008. E i numeri fanno riflettere: secondo lo studio sulla dieta totale pubblicato dall’Anses nel 2026, il 39% degli adulti supera già questo limite, senza considerare il matcha. L’agenzia francese parla esplicitamente di “un rischio legato a questa esposizione” e sollecita “sforzi continui per ridurre le concentrazioni di alluminio”.
Il paradosso è che nessuno di questi prodotti viola la normativa vigente. L’Unione europea non ha ancora fissato un livello massimo regolamentare per l’alluminio negli alimenti e nelle bevande, nonostante siano le principali fonti di assunzione e nonostante il metallo sia neurotossico ad alte dosi croniche.
Perché il matcha è diverso dal tè verde
Il problema non riguarda il tè verde in foglia, la cui preparazione per infusione non comporta gli stessi rischi. L’alluminio è un metallo naturalmente presente nei terreni vulcanici su cui si coltiva la pianta del tè in Giappone e in Cina, e le foglie lo accumulano. Ma con il tè verde l’alluminio non si dissolve nell’acqua calda e rimane nei residui della foglia, che vengono buttati. Con il matcha, invece, le foglie di tencha vengono finemente macinate e la polvere viene consumata per intero, mescolata con acqua calda o latte. Questo significa che si ingeriscono anche tutti i contaminanti presenti nelle foglie, alluminio compreso.
I dati tedeschi confermano
L’indagine del laboratorio pubblico tedesco Cvua di Stoccarda su undici campioni nello scorso gennaio rilevava problemi analoghi. I livelli di alluminio rilevati nei campioni analizzati variavano tra 512 e 2.085 mg/kg, con una media di 1.112 mg/kg. L’Efsa ha fissato per l’alluminio una dose settimanale tollerabile di 1 mg per chilogrammo di peso corporeo: con un consumo regolare, soprattutto scegliendo prodotti ad alto contenuto, questa soglia può essere raggiunta o superata. Non è il matcha occasionale il problema, ma il matcha quotidiano, magari in più tazze al giorno, associato ad altri alimenti che già contribuiscono all’esposizione.
Per bambini e donne in gravidanza l’indicazione prudenziale è chiara: meglio limitare il consumo. Non perché il matcha sia “velenoso”, ma perché il rischio legato all’alluminio dipende dall’esposizione continua e cumulativa.
Pesticidi nei cinesi, non nei giapponesi bio
L’indagine tedesca aggiunge un secondo livello di preoccupazione. Dei nove matcha biologici giapponesi analizzati, nessuno presentava residui di pesticidi. Nei due campioni convenzionali cinesi, invece, i residui c’erano in entrambi i casi, con la presenza rispettivamente di due e quattro sostanze diverse. In un campione è stata rilevata anche una violazione confermata del limite massimo per il Tma-Octadecyl, un composto di ammonio quaternario usato come disinfettante che può entrare nella filiera durante il lavaggio delle foglie.
Tra i contaminanti rilevati figurano anche il perclorato, presente in media a 0,16 mg/kg ma sotto il limite europeo di 0,75 mg/kg, e il trimesio, rilevato in sette campioni su undici, potenzialmente legato a prodotti a base di glifosato o a processi di essiccazione. In entrambi i casi i livelli restano sotto i limiti di legge, ma il quadro complessivo invita alla prudenza.
Il messaggio che emerge dai due test è dunque lo stesso: non tutti i matcha sono uguali, i biologici giapponesi si comportano meglio, e i più economici tendono a essere i peggiori. Ma il problema dell’alluminio riguarda tutti, indipendentemente dall’origine e dal metodo di coltivazione.





